“L’accessibilità non è solo una rampa per sedie a rotelle, è cultura. Evento dopo evento, facciamo vera inclusione, senza che diventi mai un atto simbolico o di facciata. Si può fare musica di altissimo livello e insieme provare a cambiare la scena attuale, rendendola davvero più sensibile e inclusiva. Non c’è festa, non c’è cultura, non c’è musica, se non c’è spazio per tutti”. A parlare è Gabriele Capponi, attivista, dj e co-founder di Frega Festival, in un video che promuove l’evento techno all’interno del Labirinto della Masone di Fontanellato (PR), che mira a creare “un dancefloor più sensibile e più consapevole”.
È una prospettiva che mi fa tornare in mente una video-denuncia di Sofia Righetti della scorsa estate: nel video, l’attivista raccontava l’esperienza di esclusione e discriminazione vissuta durante il live dei Nine Inch Nails a Milano del 24 giugno, confinata in sedia a rotelle in una tribuna lontana dagli stand di cibo e bevande e dai bagni, troppo alta per riuscire a parlare con i propri amici e circondata da un selciato con ghiaia, che rendeva impossibile muoversi in autonomia.
Il tema dell’accessibilità alla vita culturale si è riproposto negli ultimi giorni anche a Tor Vergata, in occasione del concerto dei record “La Favola Per Sempre” del cantante Ultimo, diventato la data con più spettatori paganti nella storia dei live italiani. Insieme a Mani Amiche ETS, le prove generali del concerto sono state infatti aperte a una platea formata unicamente da persone con disabilità e dai loro accompagnatori: un’iniziativa che ha portato attenzione sul tema, ma che evidenzia anche quanto sia ancora lungo il percorso affinché la possibilità che tutti partecipino ai live rappresenti non una circostanza straordinaria, ma un punto di partenza imprescindibile e implicito nella progettazione degli eventi dal vivo.
Visualizza questo post su Instagram
"La prima cosa da evitare è associare automaticamente il tema dell’accessibilità alla sola disabilità motoria. È un’immagine che rappresenta soltanto una parte delle esigenze che possono emergere durante un evento culturale” osserva Arianna Martinelli, coordinatrice organizzativa di Pergine Festival, tra i primi in Italia ad aver avviato un percorso strutturato dedicato all’accessibilità culturale. “Chi organizza dovrebbe tenere in considerazione la pluralità delle esperienze delle persone: disabilità motorie, sensoriali, cognitive, intellettive, neurodivergenze e condizioni che possono essere permanenti, temporanee o invisibili.
Ciò significa interrogarsi su molti aspetti: come si raggiunge uno spazio, come ci si orienta, come vengono fornite le informazioni, se il linguaggio utilizzato è comprensibile, se gli ambienti possono risultare sovrastimolanti, se una persona può partecipare in autonomia senza dover dipendere continuamente dall’aiuto di qualcun altro. È un tema che attraversa tutta la filiera di un evento: la comunicazione, la biglietteria, il sito web, gli spazi, l’accoglienza, il personale, la programmazione artistica e il modo in cui il pubblico viene accompagnato nell’esperienza. Più che pensare a categorie di persone, oggi proviamo a progettare esperienze che prevedano fin dall’inizio una pluralità di modi di partecipare. Nell’accessibilità non vediamo un servizio aggiuntivo, ma una condizione essenziale per costruire un’esperienza davvero aperta e condivisa”.
Visualizza questo post su Instagram
Un percorso che Pergine Festival ha intrapreso nel 2012 con il progetto No Limits: anche attraverso il confronto con realtà del territorio come Ente Nazionale Sordi di Trento, HandiCrea, CS4, Abilnova, Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e Associazione Fedora, negli anni il festival ha introdotto strumenti come audio-introduzioni, video in LIS, materiali in Braille, testi semplificati, kit di decompressione e informazioni progettate per permettere di orientarsi in autonomia, affiancandoli a formazione del personale, inserimento in calendario di artiste e artisti con disabilità e co-produzione di spettacoli pensati accessibili fin dal processo creativo.
“Serve un cambio di paradigma, che riconosca l’accessibilità come parte integrante della qualità culturale e non come un elemento aggiuntivo: progettare per pubblici diversi significa imparare ad ascoltare bisogni molteplici, spesso invisibili. I sistemi di finanziamento e i bandi pubblici sono ancora molto orientati alla quantità, alla capacità di dimostrare di raggiungere grandi numeri con risorse limitate: l'accessibilità, invece, non sempre produce risultati immediatamente misurabili, ma costruisce condizioni più eque e durature di partecipazione”.
Visualizza questo post su Instagram
Tra i punti centrali in questa tematica, uno è rappresentato dalla completezza e trasparenza delle informazioni disponibili online. Un argomento analizzato in profondità nel report “Non c’è, non si trova, non esiste. Indagine sull’accessibilità della comunicazione dei festival musicali italiani”, a cura del gruppo di ricerca “Lato A - Il lato accessibile della musica” di Caratteri Cubitali – associazione che offre inoltre controlli tecnici, corsi di formazione, strumenti e report pratici. Scaricabile gratuitamente online, il report è un monitoraggio dell’accessibilità informativa di 100 festival musicali italiani attraverso l’analisi dei rispettivi siti, pagine ticket, moduli e FAQ, mediante una scheda che ne valuta accessibilità, contatti, biglietti, orientamento, cibo, sicurezza e benessere.
Sviluppato a partire dal principio “l’accessibilità inizia online” dell’associazione britannica Attitude is Everything, il documento parte dal riconoscere che la mancanza di informazioni sia di fatto escludente per chi, come il pubblico con disabilità, ha bisogno di pianificare con largo anticipo logistica e spostamenti. “Non so se potrò entrare, se ci saranno bagni adatti alle mie esigenze, se potrò portare cibo necessario per la mia salute? Non acquisterò il biglietto" commentano Giada Pierallini e Simone Riflesso di Caratteri Cubitali "Tre risultati parlano da soli: il 51% dei festival non ha una pagina accessibilità, l’89% non indica bagni accessibili, il 71% non ha un’e-mail dedicata. Un altro dato particolarmente significativo è che anche le persone esperte ci hanno messo spesso più di 40 minuti per compilare la scheda: un chiaro segnale di quanto le informazioni online siano frammentate e difficili da trovare. La fatica informativa diventa così una barriera etica, oltre che pratica”.
Secondo Caratteri Cubitali, le priorità immediate per chi propone eventi, integrabili online a costo quasi zero, sono l’inserimento di una pagina “Accessibilità” ben visibile, completa e aggiornata, accanto all’istituzione di un referente dedicato, una pagina ticket che spieghi chiaramente come prenotare i posti accessibili e l’uso di un linguaggio semplice: “Sono tutti interventi leggeri, che però incidono moltissimo sulla possibilità concreta di partecipare e sul rispetto del “diritto alla festa”. Senza regole chiare e comprensibili, l’accesso resta opaco ed è difficile garantire che le persone con disabilità abbiano uguale libertà”.

Tra le realtà attive per rispondere al diritto delle persone con disabilità di partecipare pienamente agli eventi dal vivo, figura Live For All, iniziativa spontanea di un gruppo di attiviste e attivisti, avviata nel 2024 con la presentazione di un Manifesto-Petizione presentato l’anno successivo anche in Senato.
“Di fronte al silenzio del Parlamento, ora abbiamo deciso di far diventare Live For All una vera e propria associazione, per trasformare la rete costruita in due anni di lavoro in un interlocutore stabile e strutturato per promoter, artisti e istituzioni” spiega Lisa Noja, avvocata e consigliera regionale della Lombardia “Proponiamo cinque obiettivi concreti: prenotazione e acquisto in condizioni di parità rispetto a tutti gli altri partecipanti, secondo procedure chiare e trasparenti; comunicazione pubblica obbligatoria del numero di posti accessibili, definiti in base a criteri univoci e verificabili preventivamente; visibilità e fruibilità piene per ogni spettatore, con qualsiasi tipo di disabilità; eliminazione delle 'aree dedicate', separate e discriminatore; applicazione dei principi della progettazione universale per tutte le strutture di nuove costruzione e per qualsiasi intervento di riqualificazione e ristrutturazione di quelle esistenti”.
Se il superamento delle barriere strutturali costituisce un aspetto complesso, ancora più marcato in un paese dal patrimonio edilizio vetusto e spesso inaccessibile, secondo Live For All strumenti come sistemi di prenotazione non discriminatori e completezza delle informazioni relative all'evento potrebbero essere integrati facilmente. Un punto che, in mancanza di un quadro normativo vincolante, è oggi lasciato alla volontà e sensibilità dei singoli organizzatori, spesso con sforzi maggiori da parte di piccole organizzazioni e festival con risorse economiche limitate: “Un paradosso che dimostra come le barriere dipendano spesso non da limiti oggettivi, ma da una mancanza di volontà. È questo il cuore della nostra lotta: pretendere un cambiamento radicale dal mondo della cultura e dello spettacolo, soprattutto mainstream, che ha sempre avuto un ruolo decisivo nel progresso e nel riconoscimento dei diritti e che in questo caso è invece colpevolmente passivo e reticente”.
Visualizza questo post su Instagram
Tutti gli intervistati ritengono superata la parola inclusività. Come osserva Noja, essa “presuppone intrinsecamente un rapporto di forza asimmetrico, in cui un gruppo maggioritario possiede lo spazio, decide le regole e detiene il potere e un gruppo minoritario si trova fuori da questo spazio, dove la maggioranza gli concede di entrare, adattando ex post uno spazio che non lo aveva previsto. Noi parliamo di uguaglianza, partendo dal presupposto chegli spazi pubblici debbano essere progettati e realizzati per essere attraversati e fruiti da chiunque, dalle persone con disabilità a anziani, genitori con passeggini e persone con intolleranze alimentari”. Un evento diventa così realmente accessibile se progettato fin dal principio per una molteplicità di pubblici e solo se, nelle parole di Giada Pierallini e Simone Riflesso di Caratteri Cubitali, “permette una partecipazione reale, autonoma e informata e non chiede a chi partecipa di rinunciare, adattarsi o fare sforzi in più, riconoscendo le persone con disabilità come interlocutrici e protagoniste del processo e non come semplici destinatarie”.
“L’immagine che meglio rappresenta questo traguardo è forse la più semplice” conclude Arianna Martinelli “Al termine di uno spettacolo, alcune persone applaudono battendo le mani, altre applaudono in LIS muovendole nell’aria e quel gesto condiviso diventa parte naturale dell’esperienza collettiva. Oppure, uscendo da teatro, la conversazione non riguarda più le barriere che hanno impedito di comprendere lo spettacolo, ma il suo contenuto: se è piaciuto oppure no, quali emozioni ha suscitato, cosa ha raccontato. È in quel momento che l’accessibilità smette di essere un tema e diventa una condizione che permette a tutte e tutti di vivere, discutere e attraversare la cultura sullo stesso piano”.
Per approfondire ulteriormente il tema, gli intervistati consigliano queste risorse:
Al Di Qua Artists, associazione di categoria di e per artisti, artiste, lavoratori e lavoratrici dello spettacolo con disabilità
Fedora, associazione di professionisti e professioniste nata per promuovere l’accessibilità culturale nei teatri, festival, musei e in tutti i contesti culturali
Il Concerto Che Vorrei, percorso partecipativo ideato e promosso da KeepOn LIVE che ha prodotto un Documento di Buone Pratiche per fornire strumenti e consigli per migliorare la comunicazione e realizzazione degli eventi di musica dal vivo, con un focus sull’accessibilità
---
L'articolo L’accessibilità ai concerti non è solo una rampa per sedie a rotelle di Giulia Callino è apparso su Rockit.it il 2026-07-14 10:44:00

COMMENTI