L'Albero, come fuggire quando si è immobili

Andrea Mastropietro racconta le 11 tracce del suo "Solo al sole", una dichiarazione d'amore alla musica italiana tra Tenco, Battiato, Umiliani e il prog. E dove sbucano, qua e là, i Beatles, i Kinks e i Tame Impala
17/11/2020 12:18

Lo scorso 13 novembre è uscito Solo al sole, il secondo disco di Andrea Mastropietro – ex voce e chitarra dei The Vickers – con il nome di l’Albero. 11 tracce che dichiarano tutto l’amore di Andrea per il cantautorato – e non solo – italiano, in un viaggio che ci porta dalle visioni di Battiato de L’era del cinghiale bianco al Battisti degli anni ’70, dallo sguardo malinconico di Tenco fino a picchi di inaspettato prog.

Andrea ci lancia nella costellazione della musica italiana per farci atterrare sul suo pianeta, da cui osservare le orbite che le sue canzoni disegnano nel Firmamento. Per rendere ancora più intima l’esperienza d’ascolto di Solo al sole, abbiamo chiesto di raccontarci i brani che ne fanno parte, dove, tra l’immobilità e la fuga, tra sogni ancora accesi e speranze mancate, emerge la delicata e onesta poesia di l’Albero.

Solo al sole

È la canzone che fa da porta per entrare nel disco. Volevo scrivere un brano in presa diretta, come un piano sequenza, e che narrasse una sensazione, che fosse più un'impressione che qualcosa di chiaramente definibile; come quando nella vita accadono cose che non riesci a spiegare e a conoscere fin da subito e che richiedono più tempo per poter essere messe a fuoco e capite. In Solo al sole c'è la rinascita e il rifiuto, due temi essenziali del disco, e la lunga introduzione serve per calare immediatamente l'ascoltatore nelle atmosfere del disco.

Dalida

Questa canzone, così vintage dal punto di vista della scrittura musicale, mi ha portato a pensare agli anni Sessanta, tanto che mentre la scrivevo mi è venuto spontaneo cantare il verso "Ciao amore ciao". A quel punto mi sembrava perfetta per diventare un omaggio a Luigi Tenco e a Dalida, un'artista ancora troppo poco ricordata oggi. Tenco è un faro per me, Ciao amore ciao in particolare è la canzone in cui ha cantato l'addio, l'abbandono, la solitudine, il "non saper fare niente in un mondo che sa tutto". Lo ringrazierò sempre per questo.

Cenere

Per me tra i brani più importanti del disco. Ci sono la periferia, il fatto di essere cresciuto in una zona di mezzo, circondato dall'aeroporto, dall'autostrada, dalla ferrovia. Tutte vie di fuga. C'è l'appartenenza a un non luogo, una "nowhere land", avrebbe detto il Lennon di Rubber Soul. Poi c'è la constatazione della grande confusione che vedo in giro. Siamo in un momento storico ibrido, di transizione, alcuni mondi muoiono per dare spazio ad altri nuovi che arrivano. "Esplode il mondo davanti a noi, morti tutti gli eroi". Ho cercato di mettere in musica i miei sentimenti personali, incrociandoli con questo particolare momento.

Quando viene sera

Tra le cose importanti della vita per me c'è il capire come spendere il proprio tempo, trovare il modo di starci sopra il meglio possibile. Molto spesso i problemi interpersonali nascono perché si viaggia a velocità diverse, e allora la distanza tra le persone può allungarsi, come un elastico, ed è difficile recuperare il divario. Bisogna capire la propria andatura, quella che ci è più congeniale per affrontare nel modo migliore questa realtà. La ricerca di questo grande equilibrio è sicuramente tra le cose più difficili da raggiungere. Quando viene sera parla di questo: "E come correvi tu, e come andavo piano io".

Oh mia diletta!

Mettersi così a nudo come ho fatto in questo brano rappresenta una grossa parte di questo album. Tra i dischi che amo e stimo di più, ci sono quelli che hanno momenti di grande purezza e sincerità. La musica per me non può prescindere dalla verità, ed è quest'ultimo elemento che rende i dischi grandi, duraturi e migliori nel tempo. Sono interessato a questo modo di esprimersi. La maggior parte delle cose che vengono prodotte oggi, dalle canzoni ai cellulari, sono roba usa e getta. La roba usa e getta non mi interessa, non rende migliore nessuno. Oh mia diletta! è una mia confessione, piena di suoni di sintetizzatori originali anni '70 e chitarre acustiche folk.

Noia e illuminazione

Un altro mio omaggio, se vogliamo, alla cultura italiana di un tempo. Ho ascoltato molto la produzione di Piero Umiliani (fiorentino come me), Piero Piccioni, Stelvio Cipriani, Teo Usuelli, Detto Mariano, e non ho resistito alla voglia di mettere nel mio disco un paio di brani strumentali, come si faceva un tempo. Non avrei mai potuto raggiungere il risultato dei maestri che ho citato sopra, quindi l'ho fatto a modo mio, mettendoci dentro anche le atmosfere baroque-pop di Brian Wilson e dei Kinks di Village Green, due mie grandi passioni musicali.

Volo 573

La fuga, già presente in Cenere, è uno dei temi dell'album. Qui mi sono immaginato di scappare prendendo un volo misterioso dal numero 573. "Mi trovo e mi perdo, rimango sempre fermo lì, tra dire no e dire sì". Se c'è una cosa che è in questo disco è anche la ricerca di se stessi, ma in questa canzone parto dalla voglia di fuggire, voglia scatenata dalla necessità di evadere dalla realtà quotidiana per trovarsi a che fare con cose nuove. È il nuovo che aiuta a conoscerci di più. Nel finale di questa canzone - dove musicalmente mi sono divertito a mischiare Anima latina, George Harrison e il Balletto di bronzo - auspico anche del nuovo nella musica, e cito un maestro come Umberto Bindi: "il nostro concerto, un giorno ci sorprenderà e nuova musica sarà".

 

Vengo a prenderti

La casa può rappresentare tante cose: sicurezza, amore, tranquillità, ma essa può anche tramutarsi in una prigione, e questo brano l'ho scritto molto prima di qualsiasi ipotesi di lockdown. Se la casa diventa così, allora basta uscire e magari andare a prendere qualche amica/o e godersi il sole e il mondo esterno. La canzone parla di questo, e di come cerco di allontanarmi da quello che meno mi piace della realtà di oggi; "In questo momento tutti urlano, a me non importa questo tempo è stupido". La televisione italiana urla, la politica urla, tutti urlano, a me piace la calma. E poi, a forza di urlare, va a finire che perdi la voce.

Tutto Ok

È un'altra indagine su me stesso e sul trovare un posto nel mondo. Forse viviamo per questo scopo, trovare il proprio posto: "Queste notti dove fisso, la finestra mia, cerco la via per me". Per questo pezzo ho pensato tanto a Franco Battiato e a produzioni più recenti, come i Tame Impala.

Il mattino ha l'oro in bocca

Secondo strumentale del disco, più breve di Noia e illuminazione e più visionario. È composto per lo più di sintetizzatori vintage. Ho scritto il tema principale una mattina, quasi come una visione: mi ricordava qualcosa di musica classica, ci tenevo a inserirlo nel disco. La mattina ha sempre qualcosa di speciale rispetto agli altri momenti della giornata, al mattino nascono cose speciali, con questo pezzo ho voluto sottolinearlo.

 

Parlami di te

È una sintesi – come Cenere – dei temi che si possono ascoltare nei testi delle canzoni precedenti. C'è la voglia di aprirsi e parlare, il rifiuto di questo tempo che ribadisco essere scemo, i dettagli della vita di tutti i giorni, la voglia di andare via da "un posto dove mai niente è rotondo". La canzone è praticamente divisa in tre parti, in cui la prima ha un'atmosfera molto sognante e dolce, come fosse un invito a un appuntamento, un romantico rendez-vous. Più avanti, quando il pezzo si incupisce e diventa più profondo, ho dato sfogo alla mia passione per la musica psichedelica e per quella jazz: l'assolo di sassofono possiede tutta l'irrequietezza del brano. "E come scherza questa vita, a volte sembra sia finita, starò meglio se ti parlo, alle sette al parco lì ti aspetto".

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L'articolo L'Albero, come fuggire quando si è immobili di Redazione è apparso su Rockit.it il 17/11/2020 12:18

Tag: track by track - album

Pagine: l'Albero

Commenti (1)
  • indienick 6 giorni fa

    lo sto ascoltando e mi sta piacendo tantissimo sinceramente

    > rispondi a @indienick
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