L'apocalisse di Giargo

Il nuovissimo testamento dell'artista foggiano è un ep di 4 tracce dal titolo "Vacanze di massa per il genere umano", con un sound spensierato applicato a temi ben più cupi. E capace di tenere insieme Fantozzi, Kafka, Sergio Caputo e Woody Allen

Giargo
Giargo
29/04/2026 - 15:42 Scritto da Redazione Giargo 1

"Sono andati via tutti". Queste sono le parole con cui si apre Vacanze di massa del genere umano, traccia d'apertura dell'omonimo nuovo ep di Giargo, cantautore foggiano trapiantato a Bologna, e della sua fedelissima backing band Baia Zaiana. È un verso che racchiude bene lo smarrimento e la solitudine che ispirano l'ep, che non ha paura di affrontare temi grandi e complessi come la fine dell'umanità, ma in cui rimane viva la voglia del gruppo di far divertire. Perché sì, anche se la realtà si fa ogni giorno più simile a una distopia, ciò non significa che non possiamo trovare lo stesso qualche scusa per divertirci. E lo fa con il consolidato sound che ha costruito in questi anni, qualcosa che parte dal jazz e dal soul per applicarli a un cantautorato dall'anima pop, godibile per qualsiasi tipo di orecchie.

Per cui, mentre questa fine del mondo ha dei contorni sempre più definiti, ci siamo concessi comunque un momento per parlarne con Giargo. E dimostrare che, a guardare bene, qualcuno non è ancora andato via.

Vacanze di massa del genere umano: titolo tra la distopia fantascientifica, Mark Fisher e Fantozzi. Come ti è venuto?

C’è un libro di Beckett che si chiama: Quello che è strano, via. Trattandosi di Beckett, ovviamente, tutto quello che è strano si trova dentro il testo. Sento che con questo ep sono andato alla ricerca di questo genere di stranezza, una stranezza un po’ weird (per dirla alla Mark Fisher), da Kafka che viene sputato fuori dal Castello o dai labirinti burocratici del Processo e si ritrova su una spiaggia piena di immondizie (mi viene in mente la spiaggia del Dramma della gelosia, o di Wristcutters: una storia d’amore, film molto bello e molto strano), un Kafka fantozziano, inseguito da tutti ma che al contempo è colui che insegue: che cosa insegue poi in effetti nemmeno lo si sa. In ogni caso, mi piaceva (e mi piace ancora), l’idea di un titolo che facesse pensare da una parte al sovraffollamento, dall’altra alla totale solitudine.

Chi eravate come band prima di questo ep e chi siete oggi?

Prima di questo ep con i Baia Zaiana avevamo lavorato a Boxe, un disco a suo modo molto più spensierato e mediterraneo, con tanto Brasile dentro, e anche una discreta dose di foggianità. Essendo un disco molto suonato e con molte sezioni esclusivamente strumentali, con i ragazzi ci eravamo un po’ affezionati all’idea di essere una band a tutti gli effetti, anche se questo discorso dopo un po’ è venuto meno per motivi da un lato comunicativi, dall’altro di libertà creativa. Ovviamente lavoro sempre con loro, l’ep (Vacanze di massa del genere umano) e il nuovo disco al quale stiamo lavorando è e sarà sempre targato Giargo e Baia Zaiana.

C'è una ricerca musicale importante, ci sono punti di contatto forti con la vostra produzione fin qua, ma si vede anche una strada nuova. Dove avete guardato?

Sento che ci siamo distaccati abbastanza da tutto il discorso Brazil Funk e sound mediterraneo e siamo andati avvicinandoci a un cantautorato un po’ più ironico ma anche più poetico. Penso a Caputo, Conte, Dalla, Carella. E poi c’è Atmosfera, che è un pezzo assolutamente battistiano, un Battisti che parla della coppia aperta…  

È l'inizio di un percorso nuovo? Avete già pezzi del futuro disco? Dove andranno?

Credo di sì. Sto indagando cose nuove, e tutto questo indagare finisce chiaramente nella musica e in altre cose che scrivo per conto mio (cose più letterarie, che forse aiutano a rendere i testi che vanno a finire in musica un po’ più leggeri e accessibili a un pubblico che non dev’essere necessariamente colto o chissà). E comunque ad oggi il nuovo disco, a livello di testi e pre-produzioni, è praticamente pronto. Ha un titolo che mi piace molto e all’interno mi sono divertito ad essere un po’ più libero e anche triste (libero di essere triste, ma anche estremamente allegro e leggero). 

C'è meno dialetto e più italiano. Come mai?

Sentivo che il dialetto cominciava a risultarmi un po’ parodistico, nella vita non parlo molto dialetto (anche perché vivo a Bologna da anni), e mi piace usarlo solamente per sottolineare certe cose, per dire cose importanti. Ecco, in questo senso mi piace molto il dialetto, e credo che sia anche un po’ la sua funzione originaria. Si pensi al termine Kitemmurt: letteralmente significa: Chi ti è morto: è un termine profondissimo che rimanda all’ignoto e alla nostalgia per chi non esiste più, eppure viene usato con una devastante leggerezza. Il pop deve, a mio parere, occuparsi di questo, fare sì che certe cose molto profonde che appartengono a tutti (popolare, per l’appunto) risultino invece molto leggere, tanto da poter essere cantate, anche se non sono capite a pieno, anzi, soprattutto per questo (la musica è immateriale).

Com'è stato il lavoro con Colliva? Cosa vi ha detto quando vi ha conosciuto per la prima volta e in che direzione vi ha fatto lavorare?

La prima volta che abbiamo parlato con Colliva lui ci ha detto una cosa molto importante riguardo la memorabilità: ogni brano deve essere memorabile, deve avere qualcosa che lo contraddistingua dagli altri brani dello stesso disco ma anche dagli altri brani genericamente esistenti. Credo che in studio a Milano si sia lavorato molto su questo, e sento che dopo vari tentativi e alcuni compromessi ai quali entrambi (sia noi che Colliva) siamo alla fine scesi, il risultato è stato pienamente raggiunto: a me l’ep piace molto!

Questo giro eravate con una label (per quanto una realtà sui generis). Cosa ha rappresentato per voi?

Woodworm ci ha dato senz’altro la possibilità di lavorare in uno studio e con un produttore di alto livello, e questo ci ha resi consapevoli di certe cose che hanno influenzato e influenzeranno la nostra musica in futuro. Sicuramente ci ha lasciato molta libertà creativa, e di questo gli siamo molto grati: la musica, e l’arte in genere, deve essere tendenzialmente libera, e deve prima di tutto, almeno credo, piacere a chi la crea. Se viene meno questo elemento di godimento viene meno tutto il piacere di fare musica, e quello che esce e solo strano o fondamentalmente finto, plastificato. E poi WW ci ha affiancato un ufficio stampa che lavora benissimo, si chiama Astarte Agency.

Un disco, un libro, un film che vi ha influenzato per questo ep?

La voce del padrone di Franco Battiato; Dissipatio H.G. di Guido Morselli; Stardust Memories di Woody Allen.

Ma in definitiva che genere fate?

Adesso quando me lo chiedono invece di usare cento termini incomprensibili e forse anche un po’ inutili rispondo semplicemente: pop, fatto bene, ma pop.

Live come e dove lo porterete? Che cosa sognate per le vostre prossime vacanze di massa?

Per l’estate abbiamo deciso di portarlo in giro in una formula nuova, ovvero talk (per ogni città ci accompagna un mediatore che mi fa delle domande sugli immaginari di cui si parlava nella prima domanda), inframezzato da brani (del nuovo e del vecchio disco) suonati in acustico (chitarra e voce, chitarra piano e voce, chitarra piano batteria e voce) in situazioni come librerie, caffè letterari, rooftop lounge panoramici sul mare, isole siciliane eccetera eccetera, insomma, nei luoghi delle vacanze di massa del genere umano, e infatti, si chiamerà: Dialoghi sopra le vacanze di massa del genere umano. Per quanto riguarda l’ultima domanda: sogno spiagge desolate e periferie a ferragosto.

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L'articolo L'apocalisse di Giargo di Redazione è apparso su Rockit.it il 2026-04-29 15:42:00

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