L'atto di fede dell'indierock

27/03/2006 di

E' il momento (?). Lo aspettavi? Ci credevi? Lo temevi? Eccolo qua. A Milano è delirio per ogni serata indie. Dai Baustelle ai Clap Your Hands Say Yeah. Locali che un tempo, per questa roba, sarebbero stati semi vuoti. Effetto O.C.? Sorpresa per le masse? Trend che cambiano? Mtv intanto si interessa: Alessandro degli Altro siede sul divanetto di Brand:New, a fianco della Maugeri, c'è un video hardcore che passa su un canale di teenager sbrodoline, e non si tratta di facile pornografia. Non puoi fare a meno di notarlo, devi analizzarlo. E tutto parte ben più lontano (C-Pa)



L'abbiamo visto bene (dalle nostre pagine, negli interventi della gente sul forum di Rockit, nei commenti sprezzanti a determinate recensioni, ai concerti), che qualcosa stava cambiando. E nemmeno così lentamente. Penso proprio intorno al 2000, la fine del Consorzio Produttori Indipendenti, i Marlene Kuntz in classifica con Skin dei (furono) Skunk Anansie, le varie tournée ormai rigorosamente sold-out (e ormai eternamente uguali a se stesse) dei vari Modena City Ramblers e Bandabardò (col prezzo del biglietto d'ingresso che si livellava verso l'alto stagione dopo stagione). Gli Afterhours sempre più incensati a paladini di non si sa che cosa e perchè. I La Crus perdersi. Gli Ustmamò tentare una innaturale virata commerciale e quindi sciogliersi.

Il Nuovo!Rock!Italiano! non era più mica tanto nuovo, anzi, iniziava ad atteggiarsi a classic (tipo Big di Sanremo) e a pretendere una maturità e una rispettabilità che forse non aveva (e nemmeno aveva il diritto di permettersi). Come dire, veniva alla luce una Matrice inaspettata, almeno a chi fino a quel giorno aveva guardato con occhi grondanti stupore e ingenuità. Credo che il vero punto-chiave sia qui: Altri gli scopi, Altri gli obiettivi, Altra la forza che aveva permesso a tanti gruppi di essere arrivati fino a lì, fino al passo prima di lasciare un segno e poter incidere sul Destino. Sì, Destino, con maiuscola e senza tanti giri di parole. Che non è come incidere dischi e basta. Cosa poteva contare firmare contratti Major, quando la Vera Possibilità era poter tracciare una strada alternativa alla discografia e anche-soprattutto- alla musica tradizionale? Cantare in italiano (!), per la prima volta dopo 1 decennio, in forme nuove e moderne, restando credibili al 100%. Raccontando (ed essendo) IL presente al 100%. Cosa poteva contare firmare contratti Major, quando si poteva essere vento che soffia su fuoco e che incendia i cuori di chi allora era, insieme a te-artista, l'alternativo? Nulla. Non poteva avere alcun vero Valore quella firma sul contratto, quando c'erano decine di migliaia di contratti singoli, uno per uno tra artista e pubblico, scritti con il sangue. Contratti dal valore inestimabile. Altro che giuda e i suoi trenta denari.

Eppure tutti cedettero. Giustificando che ciò non avrebbe influito sulla qualità artistica del proprio lavoro.

I risultati, poi, sotto gli occhi di tutti.

Finì un'epoca: qualità a picco, attitudine azzerata, fierezza sottozero, coinvolgimento inesistente, poesia del quotidiano messa da parte per un domani che ormai aveva perso il suo fascino, magia nel credere in qualcosa di collettivo e superiore evaporata insieme al (tanto) fumo e l'arrosto, cucinato con così tanta cura. Rubato. (Quanto ci avete messo a capirlo che non l'avreste mangiato mica voi?). Insomma, chi e cosa e come è rimasto, a cosa è servito?

Punto. Avanti.

Dall'altra parte. Noi. Il pubblico. Quelli che a scuola ci chiamavano con disprezzo/curiosità/paura gli alternativi. Semplificando, che c'è sempre bisogno di semplificare per capire/incasellare/controllare qualcuno. Per questo quella definizione, come ogni definizione, a noi andava stretta. Suonava limitativo per qualcosa che era (o sentivamo essere) incredibilmente più grande. Ma qualcosa di bello - anche – in quella parola c'era: ALTERNATIVO. Alternativo al mainstream. Pensiero alternativo rispetto alle logiche di sistema dominanti. Un'alternativa praticabile che non fosse la vita predisposta-segnata-tracciata per noi da qualcun altro (genitori, scuola, stato, chiesa). Quando anche solo andare a un determinato concerto o frequentare certi giri poteva dire tutto. Quando un pensiero diverso, un provarci diverso, un inventarsi altre strade e traiettorie possibili poteva essere l'unica alternativa alla Morte (cerebrale o fisica, è lo stesso). Ci credevamo, ci avevamo creduto follemente, in quella cosa, noi, allora ventenni e ora trentenni.

Era roba nuova. L'avevamo seguita fin dagli inizi: 1993 Cristiano Godano dei Marlene Kuntz sul palco con una grattugia che violenta una chitarra e canta "Sonica"; i Disciplinatha che urlano - e tu con loro - "faremo un mondo nuovo!"; ci eravamo innamorati come matti di Mara Redeghieri degli Ustmamò; ballavamo Casino Royale; abbiamo anche (ammettiamolo, veniva facile) bevuto vinorosso con i Modena City Ramblers; avevamo trascritto tutte le canzoni dei Massimo Volume su centomila quadernetti; ci eravamo scambiati 1 milione di baci sulle canzoni dei 3 Allegri Ragazzi Morti; eravamo caduti di vertigine ogni volta che ascoltavamo i CSI (o qualsiasi vecchio, inarrivabile, disco CCCP).

Cerca di capire. Per questo ci faceva male vederla mutare pelle così, di colpo, vederla trasformarsi nè più nè meno in quella cosa su cui prima si sputava, con sprezzante e splendida allegria. "Noi.Siamo.Diversi" - gridavamo nelle notti folli inzuppate di alcol e speranze (mettendo l'accento sul Noi, più che sul Diversi, se proprio lo vuoi sapere) - "è la Nostra Musica. Questa - cazzo! - è un'Alternativa Reale". Centri sociali, lo stare insieme, conoscere gente, trovarsi simili sotto un palco, cantare le stesse canzoni. Forse di mezzo anche un pizzico di politica. Ok, di sicuro le birrette che ai concerti costavano la metà rispetto ai club normali e nei centri sociali (all'inizio) addirittura un terzo (pazzesco!), di sicuro gli stessi concerti che finalmente con 5000 lire (ma spesso gratis) potevi vedere qualcuno sul palco e commuoverti/cantare/. Insomma. Stare Bene. Tutti insieme. Senza vergogna. E senza sentirti sbagliato. Non facciamola lunga che avete capito. Questo dura più o meno, ad essere generosi, fino alla fine 1999. Poi, inizio 2000, come già scritto, come persa la spinta iniziale (era la vostra giovinezza che bruciava?), tutto degenera nella caricatura di se stesso.

Ne tiriamo fuori una per riassumere bene il concetto? Tiriamola fuori: il Tora!Tora! 2001 (il festival targato Mescal, direzione artistica Manuel Agnelli) è stato il canto del cigno. La rappresentazione a chiare lettere della fine di un'Epoca (come d'altronde è giusto dire che la Mescal aveva a suo tempo contribuito ad iniziare e segnare l'epoca precedente). Voilà. Detto fatto, senza nemmeno perderci altro tempo a spiegarla perchè tanto se avete letto fin qui avete capito (e vissuto) da voi. Bene. Continuiamo per parallelismi. Un festival che chiude un epoca (Tora! Tora!), uno (piccolo) che in contemporanea ne stava da anni aprendo la successiva, mentre nessuno (o quasi) se ne accorgeva. Signori e signore: Musica Nelle Valli, in quel di San Martino Spino (Mo), ovvero piena campagna della piena provincia, fuori da qualsiasi mappa musicale e non. Un posto che praticamente non esiste. Ma c'è, ed è questa la chiave di volta: un posto che non esiste ma in cui ogni anno fiorisce un piccolo gioiello. Sembra l'inizio di una favola, e forse un po' lo è. 2 giorni di Festival piccino picciò, ma bellissimo in quel suo essere super esclusive. Insieme riservato, quasi privato, cospiratore, da setta di adepti ed iniziati. Ma anche semplice, a misura d'uomo, vivibile, sostenibile. Un mix che ti strega e ti porta via. Organizza, tra gli altri, Tizio della Fooltribe (oggi in giro col suo progetto solista Bob Corn e figura cardine dietro ai Red Worms' Farm). Sul palco sfila praticamente tutto il gotha della Scena Indie attuale, tranne alcune derive di natura rigorosamente Hc. L'Indiependenza è Valore Assoluto. Scorrere i nomi in tabellone nelle varie edizioni è praticamente come fare l'elenco di tutti i vostri gruppi preferiti di oggi.

Il sottoscritto ci arriva nel 2001. È l'apice di una rivoluzione copernicana iniziata alcuni mesi prima (nota personale: non ho mai trovato le parole o i gesti giusti per dire 'grazie'. spero un giorno di riuscirci). Un ribollire di sangue nuovo a infiammare ventricoli e alveoli da troppo devitalizzati. Ancora una volta: roba nuova. Un'altra alternativa, meno dichiarata, meno precisa, meno definita. Un'alternativa che partiva da dentro, in solitaria, molto Emotiva, nessun Progetto comune, al massimo affinità elettive, ma nessuna bandiera comune da sventolare. Certo, il circuito Punk e Hc era dagli anni '80 che in Italia esisteva: vivo, attivo, fieramente ai margini di quello che succedeva nella Scena Alternativa Ufficiale. Ed è da lì, dritto, che stava figliando la Scena Indie di cui sopra. I fratelli piccoli dello stesso spirito Do It Yourself. Ancora una volta, e faccio il facile gioco di parole, Altro (non li conoscete? cercatevi i loro 2 dischi fuori per la LoveBoat di Andrea Pomini. Punti Scena? Fatevi invitare a pranzo da Alessandro Baronciani e discutetene).

Una Matrice sinceramente diversa rispetto agli anni '90 italiani. Ascolti esterofili. testi in inglese. Amicizie e collaborazioni oltre i patrii confini. Le pastoie della discografia ufficiale lontane mille miglia. Una fitta di rete di piccole etichette indiependenti a supportare/sopportare/diffondere/permettere. Una natura aristocratica e al contempo fragile, fragilissima, pronta a bruciarsi e perdere la propria ragion d'essere nella troppo esposizione. Non era così logico aspettarselo (ma se guardavi bene, non potevi non crederci): il fenomeno si espande e attacca fuoco, sotto. Internet ne è inizialmente culla, poi vetrina e medium eletto. I blog tracciano rotte e, spesso, ne decidono capricciosamente le sorti. Rockit ha 400.000 visitatori al mese. L'indie comincia a prendere piede. E ormai sono solo i pubblicitari a non essersene ancora accorti e a non considerarlo target numericamente interessante. Ma questa è, meno male, ancora una volta, tutta un'altra storia. Clap your hands my brothers, and say "Yeah" !



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