L'aumento delle capienze è un'ottima notizia, ma è solo il primo passo

Che il governo contraddica il CTS e riconosca le istanze del mondo dello spettacolo è importante. Ora si può guardare avanti, le "capienze piene" rimetteranno in moto il settore, ma rimangono troppe ambiguità sui live club: la prossima "battaglia" sarà sulle sedute. A suo modo, ce lo chiede l'Europa

I Tre Allegri Ragazzi Morti live al MI AMI 2018 - foto di Claudio Caprai
I Tre Allegri Ragazzi Morti live al MI AMI 2018 - foto di Claudio Caprai
08/10/2021 - 14:41 Scritto da Dario Falcini

E quindi il famoso bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto? Ma soprattutto, perché dare per scontato che dentro ci sia acqua? La notizia è arrivata ieri sera ed è molto, molto rilevante: il governo, al termine del Consiglio dei ministri di giovedì, ha deciso di aumentare le capienze dei locali a partire dall'11 ottobre, in maniera sensibile. Riapriranno al 100 cento cinema e teatri, locali di intrattenimento e sale da concerto (la lista contenuta nel decreto legge è più lunga, ma di questo parliamo), al 60 per cento i palazzetti dello sport (anche per la musica, da quanto ha scritto il ministro Franceschini) e al 75 per cento gli stadi, al 50 per cento le discoteche al chiuso e al 75 per cento quelle all’aperto (mi piace questo ottimismo del governo). Le soglie saranno in vigore solo in zona bianca e servirà il Green Pass, oltre a impianti di areazione idonei, in assenza di ricircolo dell'area, le mascherine saranno inoltre sempre obbligatorie tranne nelle discoteche quando si balla (viene considerata attività sportiva).

Il governo ha detto che la decisione è stata resa possibile dall'andamento sotto controllo della curva dei contagi e dall'alto numero di vaccinati. E quindi? Quindi bene. Non era per nulla scontato (anzi l'esatto contrario) dopo che il CTS, il comitato di medici e scienziati che "consiglia" il governo sulla pandemia, ormai una decina di giorni fa aveva invitato alla prudenza, a procedere con riaperture "calmierate" e tenendo ancora chiuse le discoteche. Fino a qui il CTS – che com'è giusto che sia ha come primo obiettivo la tutela della salute pubblica, e le cui indicazioni vanno sempre in quella direzione – era sempre stato ascoltato dal governo.

Che qualcosa stesse cambiando si era già avvertito nei giorni scorsi, dal lungo tempo che era intercorso tra la loro nota e il CDM chiamato a decidere. Era come se il governo si stesse prendendo del tempo, non fosse convinto che quella fosse la strada corretta. Non è un passo da poco: l'Italia fin qui è stato uno dei Paesi – forse perché tra i più scottati tra il febbraio e aprile 2020 – più cauti (in realtà continua a esserlo) nelle politiche anti-Covid. Ed è un passaggio decisamente importante per un settore passato in questi mesi da "i nostri artisti che ci fanno divertire" di Giuseppe Conte alle photo opportunities di Dario Franceschini: insomma belli e bravi ma sempre e comunque irrilevanti.

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Nelle ultime settimane la mobilitazione contro le riaperture "a metà" era stata forte e trasversale, capace di unire tutte le istituzioni del settore (la SIAE aveva usato parole fortissime per condannare la linea della prudenza ultraortodossa e acritica degli scienziati) con professionisti e proprietari di locali e discoteche (non sempre c'era stato dialogo in passato), artisti e appassionati. Dopo un'estate in cui, giustamente, ciascuno aveva pensato a sé stesso e a lavorare dopo mesi di stop, non era semplice ritrovare una voce coesa e autorevole. 

La lotta – o la lobby a seconda di come la vogliate vedere – ha pagato e questa, al di là di tutto, è politicamente la notizia. Forse non esiste solo il profitto (che pur è importante), ma anche il bisogno di espressione, socialità e cultura delle persone hanno il loro peso nelle decisioni. Forse il Green Pass serve a qualcosa davvero (ne siamo contenti, lo avevamo sempre difeso). Forse non siamo tutti costretti all'illegalità.

E però c'è un però. Forse pure più di uno. Se per varie realtà la decisione del governo rappresenta una svolta, per altre (quelle fin qua più dimenticate e meno aiutate anche da un punto di vista economico) i punti interrogativi rimangono enormi. Per restare alla musica, le capienze al 100% di teatri e strutture affini permetteranno quasi sicuramente (con il dovuto tempo per riorganizzarsi dopo tanta incertezza e infiniti rinvii) il via a numerosi tour da qui alla primavera e questo è indubbiamente un bene. Vedremo Carmen Consoli o, finalmente, Iosonouncane live con Ira? Probabile, se le cose rimarranno così. 

Sui palazzetti, per il momento, non è il caso di sbilanciarsi. Rimettere in piedi macchine così complesse e costose con "solo" il 60% di capienze, con ogni probabilità, non conviene. Lo stesso per gli artisti e i loro staff, che su questo tipo di tour hanno investito moltissimo (in ogni senso) e che non procederanno, per quanta sia la voglia di suonare, a cuore leggero senza garanzie. Una luce in fondo al tunnel – cercando dentro di sé le risorse per tornare a essere ottimisti – però si vede e non è un caso che Salmo abbia annunciato oggi il prossimo tour primaverile.

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E i live club? Quelli che nei testi ministeriali diventano “sale da concerti” e altre definizioni che fanno un po’ Fellini e un po’ verbale dei carabinieri. Loro, come sempre, sono nella zona grigia, che in Italia sta bene un po' con tutto. Come richiesto dal settore, il punto di partenza era la riapertura al 100% della capienza, inaccettabile qualcosa di meno. E questo, come detto, è arrivato. Rimane, però, la gigantesca differenza con ciò che accade all’estero (nella maggior parte dei casi, almeno), dove i club (lì li chiamano così, di solito, e non solo a Londra) hanno riaperto con la possibilità al netto di mascherine e certificati di tornare alle modalità di serate previste in passato.

Per tutta una serie di realtà il problema, ancora prima che la capienza, sono le sedute, il distanziamento. Lo abbiamo raccontato più volte, se volete altre fonti questo pezzo lo spiega bene. La presenza sul floor di sedute riduce automaticamente e in maniera sensibile la presenza di persone nel locale, per altro lasciando spazio a equivoci e discriminazioni su chi debba stabilire le capienze e costringendo gli organizzatori a funzioni di controllori che non gli dovrebbero appartenere. Inoltre siamo sicuri che la vendita di biglietti (costosi, perché organizzare live al chiuso e rimettere in moto la macchina costa) per concerti seduti sia ancora attrattiva? Chi si assumerà, dopo tante perdite, il rischio di un flop? Chi darà spazio a emergenti e nomi "altri" (risposta: nessuno)? Molte persone dopo due anni sono frustrate da questo tipo di fruizione, che per certi generi musicali semplicemente è improponibile. Inoltre a simili condizioni e con il ritardo accumulato è probabile che molti tour stranieri evitino nuovamente l’Italia nei prossimi mesi. 

Nel però, però, c’è un però. Essendo oggettivamente la matassa complessa, molte informazioni mancano. Per ora sono circolate solo le bozze del decreto, che potrebbe (chissà se è un bene o un male?) subire modifiche anche rilevanti fino all’approvazione in Gazzetta ufficiale, che per altro dovrebbe essere questione di giorni. Lì ne capiremo di più, anche se è probabile che le zone grigie rimangano. I live club saranno obbligati a continuare a tenere le sedute o potranno decidere di tornare (coloro che lo riterranno opportuno e conveniente) ai live in piedi e “con ballo” al 50%, usufruendo del trattamento riservato alle discoteche? Che differenza c’è, d’altronde, tra un concerto di Cosmo (per usare il nome di chi meritoriamente questi temi li ha posti sul tavolo) e una serata con dj?

Ovviamente il 50% di capienza è poca cosa, ma sarebbe comunque una possibilità da sondare (per certe realtà più grandi, ahinoi non per altre). Sotto molti punti di vista, che il governo mantenga l’ambiguità (cosa probabile) potrebbe essere una cosa positiva per provare a “forzare la mano” (a fin di bene) in tal direzione. Non ci sono tanti altri modi di ottenere risultati, parrebbe. 

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Torniamo al punto di partenza, per chiudere con le parole di chi maggiormente è chiamato in causa. Festeggiamo oppure no? “Aspettiamo il testo definitivo come sempre, ma c’è sicuramente soddisfazione per il 100% che era una nostra richiesta e non era affatto scontato”, dice Federico Rasetti di KeepOn Live, associazione di categoria di live club e festival italiani. “Si va verso una definizione più 'europea' dell’accesso alla musica dal vivo, anche rimane in piedi il tema dello status dei live club, su cui ci sono parecchie cose da capire”.

Anche Fulvio De Rosa, DG del Live Club di Trezzo sull’Adda, attende la pubblicazione in Gazzetta e può dare un commento solo parziale. “Il 100% è una buona notizia, soprattutto viste le informazioni circolate nelle ultime settimane. È un buon dato di partenza per i posti in cui si suona, che nelle parole del governo paiono senza possibilità di equivoci equiparati a cinema e teatri. La specificità di molte di queste strutture, però, è di essere ibride, con una natura a metà tra sale concerti e discoteche, che comunque rimangono penalizzate. Ci sono quindi ancora aspetti da chiarire”.

Una cosa è certa: questo passo, importante a rimettere in moto economie e riportare al lavoro molte persone, deve essere solo il primo verso una “soluzione europea”, cioè il ritorno ai concerti in modalità tradizionale. L’apertura verso il mondo dello spettacolo da parte del governo è inedita e importante: sperando in dati medici che non smettano di supportare l’ottimismo e le rivendicazioni del settore, bisognerà continuare a fare pressione e tenere vivo il dialogo.

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L'articolo L'aumento delle capienze è un'ottima notizia, ma è solo il primo passo di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2021-10-08 14:41:00

COMMENTI (1)

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  • mlcantaluppi 12 g Rispondi

    aspetta e spera/ che poi s'avvera...