Le luci della centrale elettrica, la voce della generazione degli anni zero si chiama Vasco Brondi

Le Luci della Centrale Elettrica, ovvero Vasco Brondi tra progetti musicali, fumetti e libriLe Luci della Centrale Elettrica, ovvero Vasco Brondi tra progetti musicali, fumetti e libri
11/03/2013

Le luci della centrale elettrica è il progetto solista di Vasco Brondi, ferrarese classe 1984, autore di testi che sono stati considerati il ritratto di una generazione, quella di questi cazzo di anni zero. Il nome d'arte trae ispirazione dalle luci soffuse dai fumi emessi dall'ex polo industriale Montedison sito proprio a Ferrara, città che fa da sfondo alle storie delle canzoni di Brondi.

Dal testo di “La lotta armata al bar”: ”Rifacciamo le tette ai nostri progetti scadenti / Restaurando quei momenti quando ci lacrimavano addosso anche i soffitti / E tu che correvi su chilometri di scontrini ma non mi raggiungevi / E cosa racconteremo / Ai figli che non avremo / Di questi cazzo di anni zero?”



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Dopo un EP autoprodotto dal titolo “Le luci della centrale elettrica”, ben accolto dalla critica che vede in Brondi una promettente voce per il cantautorato italiano, LLDCE apre alcuni concerti degli Zen Circus, tramite i quali conosce Giorgio Canali, che nel maggio 2008 produce “Canzoni da spiaggia deturpata”, il primo album, che contiene dieci tracce tra cui alcune già edite nel primo EP. Il disco è un ottimo successo di pubblico e critica, e vince la Targa Tenco come migliore opera prima, insieme a moltissimi altri riconoscimenti; il tour di promozione porta Vasco Brondi su oltre 200 palchi tra club, teatri e festival di tutta Italia. Lo stile de LLDCE già in questa prima fase è caratterizzato da una preferenza per le atmosfere acustiche e asciutte, Brondi dal vivo si esibisce col solo ausilio della chitarra acustica e pochi misurati interventi di chitarra elettrica, ma ciò che colpisce di più è l'uso delle parole nei testi, flussi di coscienza che raccontano della quotidianità dei tempi difficili che viviamo, con dolcezza e lucidità, rabbia e freschezza.

Dal testo di “Per combattere l'acne”: ”Sono tutti in ferie / Maratone sulle tue arterie / Sulle diramazioni autostradali / Sui lavori in corso solo per farti venire / E invidiare le ciminiere perché hanno sempre da fumare / Le notti inutili / E le madri che parlano con i ventilatori / Negli inceneritori le schede elettorali / E i tuoi capelli che sono fili scoperti / Costruiremo delle molotov coi vostri avanzi / Faremo dei rave sugli enterprise / Farò rifare l'asfalto per quando tornerai”



Vasco Brondi gestisce anche un blog dai cui post, nel 2009, viene estratto il libro “Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero”, edito da Baldini Castoldi Dalai. Nel frattempo lavora al nuovo album de Le luci della centrale elettrica, che esce nel 2010 con il titolo, omaggio a Leo Ferrè, “Per ora noi la chiameremo felicità”. Anticipato dal singolo “Cara catastrofe”, quest'album è caratterizzato da arrangiamenti maggiormente curati e dall'uso di fiati e archi, grazie all'apporto in studio di Enrico Gabrielli e Rodrigo D'Erasmo.

Dal testo di “Quando tornerai dall'estero”: ”E sempre come un amuleto / Tengo i tuoi occhi nella tasca interna del giubbotto / E tu tornerai dall'estero / Forse tornerai dall'estero / Adesso che quando ci parliamo / I nostri aliti fanno delle nuvole che fanno piovere”



Nel 2011 Vasco Brondi compone il brano “Un campo lungo cinematografico” per la colonna sonora del film “Ruggine” di Daniele Gaglianone: al brano partecipa ai cori Rachele dei Baustelle. Nel 2012 invece Vasco Brondi scrive i testi per il graphic novel “Come le strisce che lasciano gli aerei”, illustrato da Andrea Bruno per la casa editrice Coconino/Fandango. Nel marzo 2013, il disco “Canzoni da spiaggia deturpata” arriva 12esimo tra i dischi più importanti degli ultimi 15 anni votati dagli utenti di Rockit.it, a conferma dell'enorme impatto culturale e iconografico che Brondi ha lasciato con soli due dischi.

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