Leatherette, la finta pelle contro i cliché del rock

Si chiamano come la pelle ecologica, quella per natura poco incline ai cliché del rock’n’roll. Hanno appena pubblicato un nuovo ep che mischia No Wave e Art Brut, un ottimo rimedio per combattere l’afa e disintossicarsi dai tormentoni del pop (e pure un po’ dai Måneskin)

I Leatherette live
I Leatherette live

Per rendere omaggio alle tradizioni del post-punk e del rock a cavallo tra la fine degli anni Settanta e il principiar degli Ottanta, i bolognesi Leatherette hanno di sicuro scelto una strada poco ortodossa e anche disagevole da percorrere, considerando come lo stile del (fu) terzetto emiliano (oggi si sono aggiunti Jacopo Finelli al sax e synth e Andrea Gerardi alla chitarra), abrasivo, minimale e a tratti meravigliosamente cacofonico, sembra avere più attinenza con l'idea di dissacrazione che non con quella convenzionalmente intesa di devozione. Eppure Michele Battaglioli (chitarra e voce, già mente dietro il progetto Dolan Tymas), Francesco Bonora (Baseball Gregg e poi negli Sleap-e) e Marco Jespersen (rispettivamente batteria e basso), amano le loro radici in modo viscerale, al limite del morboso.

Se così non fosse, non scaverebbero a mani nude nella terra che le nasconde sotto una coltre di band Joy Division - oriented che ci ammorbano da almeno vent'anni a questa parte, non le strapperebbero con le mani e coi denti e non le cucinerebbero utilizzando spezie sgradite a buona parte dei palati quali l'attitudine punk, la strumentazione tendente alla No Wave newyorkese, un concept in salsa Art Brut (“Una collezione di canzoni e pagine danneggiate, composte da frammenti riciclati oppure già del tutto inservibili, e che con grande energia ritornano in vita alla rinfusa”, dicono), il fermo rifiuto di ogni leziosità di incisione e un cantato magnetico e storto fatto con testi essenziali, ridotti all'osso, ma dai significati ben strutturati e dai rimandi importanti (Manson, Charles ovviamente). 

Insomma, non ci metterebbero davanti un disco come Mixed Waste (2021, WWNBB) dopo il già emblematico demo No Way di qualche anno fa. Predatori del 1978 perduto, i Letherette, cui nome viene da Warm Letherette, pezzo di un altro pazzo sognatore come Daniel Miller aka The Normal e fondatore della Mute Records, aggrediscono l'oggetto del proprio desiderio espressivo con un taglio più pungente di quello dei Parquet Courts e più visionario di quello dei Protomartyr, a cui vengono già affiancati nei confronti esterofili per via di certi punti d'affinità. Giocano con un immaginario a base di atmosfere notturne e fumose come i film di Jarmusch e situazioni disagiatamente kitsch come efficacemente sottolineato da loro stessi quando spiegano: “Leatherette ci sembrava suonasse come una presa in giro del rock, del divismo. La finta pelle come qualcosa di autoironico, cheap, anacronistico, più punk e disgraziato”. E allora ecco, se proprio un parallelismo è quello che volete, avvicinerei la visione musicale dei Leatherette a quella di quel Vincent Reilly che scelse lo pseudonimo Durutti Column in omaggio all'anarchico spagnolo Buenaventura Durruti. Non tanto dal punto di vista strettamente legato al susseguirsi delle note (anche se qua e là si potrebbe dire pure quello), quanto più al modo di intendere la propria missione artistica, ovvero la messa in discussione di ciò che si aspetta il pubblico di un dato genere, fatto da un dato artista, che esce per una data etichetta, ampliando le proprie idee e con esse quelle di chi ti ascolta - sia da un punto di vista compositivo che intellettuale.

Significativa in tal senso l'uscita in doppio formato: quattro canzoni in streaming e download su tutte le piattaforme, o in versione estesa, con dieci canzoni allegate a una fanzine in edizione limitata, acquistabile solo su Bandcamp. E di questa scelta i ragazzi dicono: “Nella sua interezza sonora e grafica, Mixed Wasted diventa una riflessione sulla quantità di cose che si producono rispetto a ciò che diventa in effetti pubblico”. Idea cara (tra i molti) pure a gente come i Throbbling Gristle che, manco a farlo apposta, uscivano su Mute. Così, se nulla si crea e nulla si distrugge, ma se nell'eterno fluire e rifluire delle sette note create negli ultimi quarant'anni, spesso e volentieri le cose migliori vengono dalla nascita, in Inghilterra, nel 1978, di etichette indipendenti (e oltre alla Mute, la Factory Records, la Rough Trade...) dovrà pure esserci qualcosa di valido da quelle parti.

“Abbiamo tra i 22 e i 26 anni - mi dice Jacopo -  e penso si possa citare la nuova scena 'punk' come una prima influenza comune: Shame, Squid, Viagra Boys...”, gli fanno eco Marco e Andrea “Anche Show Me The Body e Dean Blunt...”. Aggiungerei Fat White Family. Tutto torna, giusto? Provate a scoprirlo dall'ascolto di Mixed Wasted: da evitare accuratamente se il rock a cui si è donato il cuore è  quello che corre sui binari del noto e del consueto, ma da segnare a caratteri cubitali nel caso l'urgenza primaria sia quella di andare oltre la superficie piatta delle cose.  


Prossime date dei Leatherette:
01/07 Postwar Cinema Club @ Parma - insieme ad a/lpaca
03/07 Collettivo Mattatoyo @ Carpi (MO)
07/07 Freakout Club @ Bologna - release party di Mixed Waste EP 

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L'articolo Leatherette, la finta pelle contro i cliché del rock di giorgiomoltisanti è apparso su Rockit.it il 2021-06-28 11:23:00

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