Nel rapporto con le donne, il rap italiano é rimasto alle scuole medie

Margherita Vicario critica il sessismo di un pezzo di Emis Killa e i suoi fan le dicono le peggio cose. Posta la libertà totale di dire ciò che si vuole e come si vuole, evitiamo di coltivare un pubblico di misogini e repressi (ps, vi ricorda qualcuno?)

Emis Killa e Margherita Vicario in un toccante fotomontaggio
Emis Killa e Margherita Vicario in un toccante fotomontaggio

Ricordate come si comporta la maggior parte dei maschi alle medie? Per attaccare bottone con una che ci piace, sentiamo l'amica oppure le tiriamo un sasso, solo per attirare l'attenzione. La timidezza è un peccato capitale, specie con gli amici che ci guardano. Se lei ci sta, bene, poi abbiamo una storia da raccontare. Se invece non ci sta, il gruppo diventa il branco, fa bullismo, la insulta, ne parla male in giro per umiliarla. È una generalizzazione, certo, ma sarei stupito se non aveste mai visto o vissuto una dinamica del genere. 

Oggi partiamo da un fatto: Margherita Vicario ha parlato del testo di Sparami, di Emis Killa e Jake La Furia ft. Salmo e Fabri Fibra, ritenendolo anacronistico e misogino.

Ah, hey
Sono a disagio dentro a 'sto locale
Con un mio fra’ però uscito dal gabbio
Dice Sta sera ho voglia di strafare
Quindi ritornerà a casa strafatto
Il tavolo è pieno di ricchi tipo stregatto
Quelle due tipe mi avranno sfregato
Perché non sono due fighe
Ma a fine serata fra' glie l’avrò dato
Supero il limite finché c’ho il vuoto nell’iride
Il mood è schivare le vipere
Mettere il cazzo in queste fighe infime
Finché non muoio di AIDS o sifilide
Io capostipite, tu minime
Con quella faccia fra’ non sei credibilе
Quando minacci ti giuro t’ammazzo

Margherita scrive in una storia su Instagram: "Dai biscottini siete anacronistici, dei kamikaze anacronistici, trattatela bene la figa che è la cosa più preziosa del mondo", poi qualche pagina rap social mostra il commento agli utenti, col solito fare passivo aggressivo: "Cosa ne pensate?". Come da copione, sono scese giù tonnellate di merda sessista

I rapper, chiamati a spiegare cosa non va nella loro poetica, vedono di salvarsi sempre chiamando in causa lo storytelling: "Non facciamo gl'ipocriti, la gente al bar parla così eccetera". Ora, a parte che questo fantomatico bar sembra sempre quello da cui escono i bulli della cronaca nera e, casomai, si può anche cambiare per uno migliore, ma poi questa dichiarazione sembra sempre una mezza cazzata. Lo capisco io, come lo capiscono i discografici, gli artisti e gli adulti, che se spingi su tematiche borderline, di criminalità, sessimo e machismo, è facile che gli adolescenti, che sono il target naturale dei rapper, subiscano la fascinazione e inneschino il processo imitativo, prima di capire la fine critica sociale insita nelle parole "mettere il cazzo in queste fighe infime".

Qui non si tratta di censurare, ascolto un milione di pezzi scorretti e ne godo, la sensazione però è che i rapper si dovrebbero ripigliare, perché ce la possiamo menare per anni con il ritornello "L'arte non deve educare", ma se poi il risultato è crescere migliaia di Salvini, fare un po' di marcia indietro non è questo gran dramma. Mi domando: come si può essere contenti nel vedere una fanbase di wannabe criminali che zittiscono un'artista con fare da boss – mafioso –, e prendendola a male parole copiate pari pari dalle dalle canzoni? La scuola media è passata da un pezzo, ma non per tutti: chi ci va ora – quando la trova aperta –, sta tutto il tempo con le cuffie ad ascoltare la tua canzone e, se non è ricambiato dal sentimento che gli esplode nel petto, appella la ragazza "figa infima". Missione compiuta? Qual è il senso? 

Forse sbaglio io nel pensare che tutti gli artisti che stimo siano animati da una malcelata passione per il progressismo, che lo mascherano nei testi creando iperboli negative per affermare il concetto, ma a sto punto mi sa che sono io a farmi viaggi più lunghi del necessario: a volte, ciò che scrivi e canti è esattamente ciò che entra in testa al tuo target. E non tornate all'attacco con "anche i Guns n' Roses e i Velvet Underground erano politicamente scorretti": il benaltrismo in questo caso è davvero becero. In più, Emis Killa è recidivo a polemiche su femminismo e femminilità – "Le donne? meglo femminili, senza peli e che non parlino come gli uomini" –, quindi sembra la pensi proprio così, senza tanti livelli di lettura.

 

Già che il 2020 è bello problematico di suo, tutto questo machismo è proprio necessario? Capiamo bene Ghali quando ha fatto l'appello ai rapper, perché parlino dell'assassinio di Willy Duarte, ipotizzando che qualcuno potrebbe tacere per non intaccare la sua immagine di duro. Diosanto, i duri. C'avete 40 anni, ma che sul serio fate ancora i duri davanti ai bambini per farvi rispettare? Se qualcosa di buono può portare questo anno, è la presa di coscienza che nessun atto esuli dalle responsabilità personali: come dici o scrivi le cose, ti qualifica e in qualche modo seleziona il tuo pubblico. Se sei un misogino, dobbiamo salutarci, e il tuo modo di fare, essere, scrivere, mostrarti, porta a una polarizzazione estrema: ti ascoltano quelli che vogliono somigliare a te, e far finta di non saperlo è lo stesso lato della medaglia di quando tratti gli altri da ipocriti.

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La storia del rap italiano c'insegna che, pur mantenendo il linguaggio urbano e la faccia da killa, ci son tanti modi per fare rap che parli di disagio, senza intaccare la dignità delle donne, senza ispirare bulli che "se mi guardi t'ammazzo", senza rimanere impantanati tra brufoli, seghe e frustrazioni della scuola media. In questo 2020 non possiamo sottrarci dal prendere posizione su temi che riguardano l'etica e, spesso, la cronaca.

Brava Margherita Vicario che ha parlato, lei che spesso collabora coi rapper e conosce bene la scena – il suo produttore Dade spesso lavora con Salmo –. Avrebbe potuto evitare, questa esternazione non le sarà d'aiuto, ma è una scelta di campo: si può essere Emis Killa o chi preferisce cambiare le cose.

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L'articolo Nel rapporto con le donne, il rap italiano é rimasto alle scuole medie di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2020-09-23 13:30:00

Tag: opinione

COMMENTI (3)

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  • simone96.mangiagalli 11 mesi Rispondi

    @dddd devo dissentire, per quanto sulla trap ti posso dare regione, il rap tocca molte corde e si rivolge anche a persone adulte oggi, basti pensare che con mente critica e riflessioni i testi affrontano: amore, amicizia, ma anche politica, corruzione, dipendenza, misoginia, razzismo.
    Molti dei rapper affrontano questi temi, anche se con parole dure e spesso metafore, in modo eccellente.

  • dddd 11 mesi Rispondi

    bella penna Simone. comunque il rap e il trap è per le scuole elementari e medie. poi per fortuna le persone crescono

  • pons 11 mesi Rispondi

    Articolo molto giusto.