Punkreas - Legalizza la parola: un dibattito

13/02/2003 di Antonio 'Zanna' Zanoli



Martedì 11/02/03 @ “Centro Musica” (Modena) per il ciclo "Storie di straordinaria scrittura" il dibattito "Legalizza la parola".

resoconto di una serata

Proprio ieri sera (rispetto al momento in cui scrivo questo resoconto) ho avuto il piacere - e la fortuna - di essere chiamato in causa in qualità di conduttore (assieme al collega Mirco Colombo) di una serata che si prefiggeva di esplorare il modo d’utilizzo meno accondiscendente nei testi che vanno a completare le canzoni che tutti i giorni ci capita di ascoltare.

Per l’occasione gli ospiti della serata erano Flaco e Gagno, personaggi noti ai più come chitarra e batteria di Punkreas. La scelta dell’organizzazione era quindi precisa, visto che ha deciso di affidarsi ad una delle band italiane più vicina nelle proprie canzoni, da sempre, ai temi caldi dell’attualità e della storia del genere umano, a mio parere spesso trattati con una lucidità ed una sana dose di ironia non comuni.

Ad affiancarli Paolo Danesin, titolare a Venezia di un negozio specializzato nella vendita di prodotti ed accessori fabbricati con i derivati della lavorazione di piante di canapa, e Michele D’Andrea, ex coltivatore diretto di canapa (ma decisamente intenzionato a cancellare la particella “ex”) e importatore e distributore di birra alla canapa.

Il logico collegamento fra gli ospiti è naturalmente nato dalla pubblicazione di “Canapa”, brano di Punkreas inserito nell’ultima fatica discografica della band lombarda. Come probabilmente molti di voi sapranno, il pezzo musicale in questione è stato letteralmente boicottato per un lungo periodo da diversi media, che in alcuni casi si sono ravveduti in proposito (naturalmente su spinta di una forte richiesta del pubblico di riferimento), come la nota MTV Italia, che ha poi addirittura invitato il gruppo di Flaco e Gagno a partecipare al ‘Brand New Tour’, svoltosi lo scorso anno.

Come molti di voi potranno immaginare, il discorso si è ben presto isolato dal generalismo, per addentrarsi nello specifico dell’argomento canapa. Lo stesso Flaco ha introdotto ottimamente il tema con una relazione interessantissima e coinvolgente su argomentazioni legate al perché questa pianta dai mille utilizzi sia stata bandita dal mercato occidentale e non solo, se non per sporadici casi isolati, divenendo un vero e proprio tabù, nonché cavallo di battaglia di campagne politiche, che hanno sempre dipinto questo intrigante prodotto della natura solo in relazione all’utilizzo ludico della stessa (in soldoni per il suo essere stata dichiarata ed utilizzata come droga leggera).

Ben presto il dibattito si accende proprio su questi temi e non è raro che qualche esponente della folta ed attenta platea tenda a spostare il discorso sull’etica, piuttosto che sulla pratica e sul reale dei dati ‘tecnici’ riportati dal chitarrista, ma ora ottimo relatore preparato egregiamente.

Arrivano anche gli interventi dei due operatori del settore prima citati, per far capire a tutti che questa non è solo un’occasione per parlare di droga, ma semplicemente di una pianta - e volendo di agricoltura. Sembra buffo dirlo e personalmente non me lo sarei mai aspettato, ma i miei studi in agraria tornano improvvisamente comodi e mi aiutano a non estraniarmi dal discorso (che a questo punto lascia completamente fuori ogni riferimento alla musica), anche se a questo punto non ha più senso considerarmi un conduttore, visto che le danze della conferenza sono ottimamente giostrate dai quattro esperti seduti al tavolo che ci separa dal pubblico, facendolo con destrezza e, va sottolineato, estrema competenza.

Ma che di etica, o nello specifico dal dilemma ‘droga sì/droga no’, non si volesse parlare è reso chiaro una volta per tutte grazie a Paolo e Michele, che non mancano di sottolineare a più riprese la ormai celeberrima utilità di questo vegetale, come donatore di ottime fibre tessili, oltre che di oli sia commestibili che combustibili, e tanto altro.

Significativa è la domanda retorica che Flaco si pone: ma se questa pianta ha così fantastiche proprietà, come mai si è resa prima illegale ed ora problematicamente coltivabile, quando il nostro paese (eh già, l’Italia…) è stata a lungo il secondo produttore in quantità ed il primo per qualità nel mondo di questa coltura?

La vasta ed affidabile documentazione presentata è risultata più che sufficiente per capire che già nei primi decenni del secolo scorso l’interesse di qualcuno nello sfruttare altre risorse come il petrolio o il legname, abbia demonizzato un prodotto ben più salubre, anzi ottimo spazzino naturale dei terreni su cui è coltivata, in un periodo dove fra l’altro non era certo diffuso l’utilizzo ludico; in effetti è facilmente riscontrabile che nel 1930 il ‘farsi le canne’ non era certo pratica diffusissima, per non dire quasi sconosciuta, al contrario di ora, nonostante, sempre in controtendenza rispetto ai giorni nostri, la produzione della materia prima era fra le più diffuse pratiche agricole in tutto il globo.

Dati di fatto che dovrebbero far pensare, ma che devono essere necessariamente, come spiegato ripetutamente in quest’incontro, depurate dall’inesattezza ideologicamente strumentalizzata della classificazione della canapa come pianta atta a produrre droga.

Naturalmente nella discussione si è aperto qualche spiraglio nel parlare del fallimentare, ma non per questo abbandonato, modello proibizionista, ma si è cercato assolutamente di incentrare il dibattito sull’utilizzo che per secoli, fino alla metà dello scorso, si è fatto di questa coltura.

E’ quasi imbarazzante (non so se vi è mai capitato) parlare coi nostri nonni serenamente di una pianta dal nome canapa, quando loro per primi ne hanno saggiato per lungo tempo le proprietà assolutamente straordinarie (anche in versione erba da tisana). Il problema sorge quando si parla di marijuana, perché in quel caso tutto cambia fuorché il soggetto della discussione - dato che il famoso appellativo sopra riportato non è altro che uno pseudonimo in slang della stessa cosa. Una pianta che, come tutte le piante, ha naturalmente molte varietà, e quelle che hanno dato il via alla sua demonizzazione sono quelle più ricche di THC, il principio attivo all’origine degli effetti psicosomatici su chi ne fa uso come sostitutivo della più diffusa (assieme all’alcol) droga legale occidentale: il tabacco. Anche questo punto, liquidato per la verità in maniera rapida ma comunque risoluta ed esauriente, ha trovato paralleli che non dovrebbero in tutta coscienza portare ai risultati con cui conviviamo da sempre: la proibizione.

Una serata, quindi, sulla liberalizzazzione della parola (ma ancor di più oserei dire, del pensiero), dopo la quale in molti (mi auguro) hanno capito che canapa e marijuana sono la stessa cosa e che spesso e volentieri i nostri nonni dormono ancora in quelle indistruttibili lenzuola…di canapa.

Tutto questo per una canzone (nemmeno la prima), che per ammissione degli autori stessi era stata scritta nella convinzione di risultare banali, ma a quanto pare così non è stato. Perciò discutere serve, non per cambiare idea, ma perché spesso vale la pena non dimenticare che i vecchi adagi non vengano messi da parte - ed in questo caso calza a pennello, sia nel bene che nel male,il classicissimo proverbio “l’abito non fa il monaco”, e di rimando la canapa non serve solo per farsi le canne!

Dunque, anche chi la pensava così, forse da quest’incontro ne è uscito arricchito, nutrendo se non altro del rispetto nei confronti di chi, in nome di uno sviluppo eco-compatibile, vive affidandosi in parte e serenamente come i nostri avi a questa pianta.

Se non vogliamo aiutarli è almeno plausibile cercare di non intralciare con un ancor troppo diffuso bigottismo, il loro volere/potere fare a meno del petrolio.



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