Altro - Legnano - Jail Live report, 10/02/2005

10/02/2005 di Caterina Marietti



Ammetto che ero un po’ preoccupata per il live degli Altro. Non che non abbia apprezzato “Prodotto” e il suo precedente “Candore”, tutt’altro. Questi due gioiellini della Love Boat hanno accompagnato moltissime delle mie giornate insinuandosi nella mia vita come vecchi amici su cui contare quando camminavo per strada a testa bassa, quando guidavo verso casa e il traffico si faceva insopportabile, quando sul divano chiudevo gli occhi in attesa che l’acqua per la pasta bollisse... Forse la paura era dovuta alla voce di Alessandro, su disco sempre sospesa sul filo del rasoio tra alti e bassi, che sul palco poteva essere nascosta dalla musica, o forse temevo solo di sentirli meno familiari. Fortunatamente mi sbagliavo. La loro serata al Jail di Legnano si è dimostrata un’ottima sorpresa. Merito di un perfetto settaggio dei volumi, di una buona acustica e soprattutto di tre musicisti affiatati e carichi di passione.

E’ “Prodotto” a far da padrone durante il live. Si inizia subito con la furia di “gabbiano”, mentre il tempo viene scandito dalla batteria e dai salti di Gianni Pagnini, il basso si ritaglia uno spazio predominante come nella miglior tradizione new wave. Canzoni brevi, come le leggi del punk suggeriscono, che scivolano veloci davanti agli occhi come istantanee di vita. In pochi minuti il terzetto pescarese ci racconta frammenti di vita quotidiana partendo dai ritmi circolari di “Ripasso” fino alla più pacata “Ancora”. Unico momento proveniente da “Candore” è la bella “Pitagora”, che assume una forma più energica rispetto alla prova su disco. Finale affidato a una rabbiosa “Astio”, note veloci che si inseguono sempre più rapidamente fino al silenzio finale. Alessadro ringrazia, le sagome dei tre ragazzi scendono le scale e si spengono le luci.

Una mezz’ora vissuta intensamente, senza lasciare spazio a cadute di stile e soprattutto senza quel retrogusto amaro che la scarsità di tempo a volte crea. Un suono personale che spazia tra i bassi new wave degli anni ’80 e la furia adolescenziale del punk del ’77 per un trio che riesce a ottenere una resa stupefacente sia su palco che su disco. Canzoni scarne, prive di introduzioni e code strumentali considerate quasi inutili. Brani ridotti all’osso che si mostrano nella loro immediatezza a cuore aperto. “Something better vs. somenthing more” recita uno dei loro slogan di battaglia, e dopo questa serata non me la sento proprio di dargli torto!



Quando si pronuncia la parola Altro si apre uno scenario fatto di canzoni brevissime e intensissime. Il dubbio era se anche dal vivo queste schegge di cuore potessero colpire come su disco.

Dubbio risolto. Queste canzoni colpiscono. E affondano.

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