Francesca (FR Luzzi) Luzzi - Lego Cafè - Cesena Live report, 16/11/2006

23/11/2006 di Rosa Luxemburg

(FR dal vivo - Foto di Luca d'Agostino)

FR Luzzi da Udine attacca la sua semiacustica all'unico pedale portato in trasferta verso le ventitre. Dietro al suo sgabello troppo alto c'è Marco alla fisarmonica e, nascosto alla vista di quasi tutti a causa di un muro indigesto, Gaetano alla batteria. Davanti al palco ricavato dal disimpegno per andare in bagno c'è però la tennista marziana della ex DDR, la nostra Rosa Luxemburg. Che racconta.



C'è vita a Cesena. Perfino in un brumoso giovedì sera di Novembre. La vostra ex/tennista della ex/DDR si addentra per il centro del centro romagnolo alla ricerca del posto dove è stato convocato il direttivo indiano locale. Il Lego Cafè si scopre essere un baretto da aperitivi non ignavi e la scelta dell'artista in cartellone depone a suo favore. Un po' meno il palco, si fa per dire, ricavato dal disimpegno per andare in bagno.

FR Luzzi da Udine attacca la sua semiacustica all'unico pedale portato in trasferta verso le ventitre. Dietro al suo sgabello troppo alto c'è Marco alla fisarmonica e, nascosto alla vista di quasi tutti a causa di un muro indigesto, Gaetano alla batteria. Se le furlane sono le lituane nostrane, la Luzzi deve avere almeno un po' di sangue misto nelle vene e non appartiene del tutto alla categoria. Trattasi infatti di donna breve con capelli scuri, lisci e lunghi, abbigliamento consono e timidezza audace con scollatura in proporzione.

I convenuti paiono gradire la sua voce cristallina da cantautrice boreale che oltre a pescare dall'esordio - bellissimo - "Happiness is an overestimated value" si lancia in in paio di inediti in italiano che fanno pensare ad un seconda prova verso lidi sabbiadori più complicati. Pregevole fin dal primo ascolto soprattutto "Prima o poi". La fisa di Marco disegna figure che non fanno rimpiangere tastiere, archi e altre cineserie impreviste mentre Gaetano Dimita, anche produttore del disco di Francesca Luzzi, alla batteria suona in piedi i suoi sommessi tamburi di latta. Del resto lo fa sempre, ma con foga infinitamente più ormonale, nel suo chiacchieratissimo progetto Belladonna.

La sensazione finale che lascia il concerto è quella che può arrivare dall'ascolto di un folk altrui stipato oltremisura di cose proprie. Non ci sono molte voci femminili in Italia nel genere caro alla Luzzi e nessuna, date retta a una ex/tennista, al suo livello. E quando verso la fine del concerto inizia "Human Race" qualche brividino si aggira per le schiene dei presenti. Il prossimo disco meriterà ben di più che l'attuale, peraltro luccicante e piacevolissima, (auto) produzione via Arab Sheep.



SCALETTA

The Ferry Sea
Sugar Family
Nizza (titolo provvisorio)
Genius Guy
Your Sister
Prima o poi
Pearls before swine
Human Race
After Dark

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