I LENIN! non sono affatto in cerca del tuo Like

La band emo-punk di Genova torna con l'ep "Hai complicato tutto", per dire che la società che stiamo costruendo gli fa un po' schifo e che bisognerebbe alzare lo sguardo da quel telefono
18/11/2019 10:28

A distanza di due anni dal loro primo lavoro omonimo del 2017, i LENIN! sono ritornati con un EP di 4 canzoni, Hai complicato tutto, uscito lo scorso 1°ottobre. I LENIN! sono Francesco Conelli (voce e chitarra), Simone Mainardi (basso e cori), Lorenzo Santagada (batteria) e Pietro Bonuzzi (chitarra e tastiere), arrivano da Genova, creano atmosfere emo-punk di ispirazione anni ‘90. Gli abbiamo fatto qualche domanda:

Nome non tra i più attuali... 

LENIN! (con_il_punto_esclamativo) nasce da una serata tra amici. Si parlava di nomi da dare a una band, che dessero un segnale forte, che definissero una presa di posizione inequivocabile. Vennero fuori i nomi come Stalin, Engels, Stasi, Marx. Quello che mi convinse di più fu Lenin!, scritto con il punto esclamativo, anche un po' per ricordare il film ritornato attuale lo scorso nove novembre. Con questo nome, di sicuro, mettiamo in chiaro come la pensiamo. Anche se le nostre canzoni non contengono un messaggio politico, vogliamo segnalare che la chiave di lettura dei temi che trattiamo sia da ricercare in un certo tipo di ambiente, che è quello nel quale siamo cresciuti e che ancora ci contraddistingue.

Da dove arrivate? 

I LENIN! sono un gruppo di quattro compagni che hanno semplicemente voglia di comunicare con altre persone. Ci piace suonare a volume alto, ma sempre con attenzione alla melodia, e dando priorità ad un cantato che vuole raccontare le storie che ci hanno più colpito, per capire quanto queste ci accomunino "agli altri". La cosa più bella della musica è poter condividere momenti ludico-sociali con chi ti ascolta e, sperabilmente, partecipa. Noi abbiamo scelto di farlo attraverso i codici del rock alternativo, sporcato da punk e un pizzico di emocore.  

Quali sono i vostri ascolti?

Ascoltiamo tutti molte cose, senza una particolare predilezione per un genere specifico. Di sicuro i Nirvana e Sebadoh sono un tipo di ascolto comune, ma è anche chiaro che in passato abbiamo consumato i dischi di Tre Allegri Ragazzi Morti, Le Luci della Centrale Elettrica, One Dimensional Man. Oggi ci sono molte cose interessanti, anche che se l'attrazione principale la avvertiamo ancora per chi ancora si prodiga in suoni di chitarre struggenti. Per questo apprezziamo band come Quercia, Gomma, Yonic South, Tacobellas, Treehorn, e le band delle nostre etichette (Pioggia Rossa Dischi, Scatti Vorticosi Records, Taxidriver Records).

Avete detto “LENIN! Ha un solo scopo: ritornare alla dimensione live, distogliere, almeno per un po' l'attenzione verso i social media e le playlist. Ritornare ad ascoltare le parole delle canzoni, ritornare a viverle. La musica non deve ridursi a un misero accumulatore di like". Ce lo spiegate meglio?

La musica è per noi una semplice esigenza comunicativa. Con il sopravvento dei social l'attenzione dell'ascoltatore si è un po' spostata vero il personaggio, prima ancora che per la musica. I cantautori e le band hanno modificato un'attività volta alla semplice scrittura di canzoni verso una creazione di contenuti nei quali foto e video la fanno da padrone. Sembra quasi che sia più importante sapere cosa pensa il cantante di turno, piuttosto che focalizzarsi su un testo e cercare di comprenderne il significato. I social hanno enfatizzato la pigrizia degli utenti, che ora si trovano a ricevere passivamente un torrente di informazioni che implica poca, pochissima rielaborazione personale. Siamo arrivati al punto che sono "gli altri" a dirti cosa ti piace e non lo scopri più tu da solo. Un tempo davamo la colpa alla TV, ora questo processo avviene ogni secondo di vita che passiamo svegli in balia di Internet e dei nostri cellulari.

Come se ne esce?

Per noi l'unica cosa importante dovrebbe essere solo il messaggio che vuoi condividere con gli ascoltatori. Essere un musicista "libero" ed ascoltato proprio perché "gli altri" (sempre loro...) condividono quello che hai da dire. L'unica occasione per farlo è il live. Solo in quel momento l'accanimento degli internauti (noi compresi) si frena. In quel momento il momento ludico, lontano dalle ansie del quotidiano, chi ama la musica torna a viverla in quanto essa è a portata di mano. I live non cambieranno il mondo ma ci possono aiutare a capire quali sono le cose che preferiamo e, soprattutto, possono farci riscoprire quanto sia importante condividere piuttosto che concentrarsi solo su se stessi. La vera playlist che dovremmo ascoltarci tutti i giorni è composta solo da quello che davvero vogliamo e che non abbiamo intenzione di perdere, la musica può e deve essere un aiuto non un nuovo tipo di oppio. 

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L'articolo I LENIN! non sono affatto in cerca del tuo Like di CristinaFontanarosa è apparso su Rockit.it il 18/11/2019 10:28

Tag: album

Pagine: LENIN!

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