Mojomatics - Lettere Caffè - Roma Live report, 18/03/2007

24/04/2007 di

(I due Mojomatics - Foto da internet)

Vedere i Mojomatics da seduti? Inaudito. Il duo hard blues'n'roll più indemoniato del momento ha suonato in un Lettere Caffè colmo di gente, tutti stretti tra i tavolini e costretti a liberare l'euforia solo battendo le mani. E non c'erano solo loro, in apertura il one man band Wasted Pido e dopo il dj set di Violetta Beauregarde. Serata ricca quindi, Sara Loddo - romana d'adozione - racconta.



Che i Mojomatics fossero un gruppo di due persone o un “two men band” era chiaro. Che avessero una particolare cura per l’abbigliamento nelle esibizioni, pure. Che facessero un gran casino, invece, non mi era chiaro per niente. Non so bene quando, ma mi ero convinta che il rock’n’roll dei Mojomatics fosse molto più votato al blues che al garage, addirittura pensavo avessero un ascendente sostanzialmente pop. Fortuna che c’erano due serate a Roma, altrimenti sarei rimasta con la mia convinzione sbagliata. Avendo mancato il primo appuntamento, quello di sabato in un locale che va di moda ultimamente, sono riuscita a non perdermi almeno la loro esibizione domenicale al Lettere Caffè, un localino di Trastevere piuttosto carino, con tanto di mostra pittorica sulle pareti. La serata era abbastanza ricca, con la mostra “punk surrealism”, che a cadenze regolari qualcuno immortalava con la digitale, due dj-set, quello di Lavi Tigre in apertura e quello di Violetta Beauregarde in chiusura, nel mezzo l’esibizione del chitarrista degli Hormonas Wasted Pido, che potrebbe essere definito un one man band sgangherato e dall’animo punk e, naturalmente, i Mojomatics.

L’atmosfera del Lettere Caffè era abbastanza intima, complice l’ambiente concentrato, con i tavolini vicinissimi fra loro, la presenza di persone che evidentemente si conoscevano, i bicchieri da vino e il caldo cannonau al loro interno.

Alle dieci circa inizia Wasted Pido: suona un po’ di pezzi, accompagnandosi con la chitarra e con una batteria elettronica, che provoca una certa ilarità, divertendo un po’ tutti. Dopo una breve attesa tornano i Mojomatics vestiti di tutto punto, entrambi hanno addosso una giacca grigia, camicia e cravatta. Prendono posto alla batteria e alla chitarra – senza alcuna intenzione mi sono beccata il posto migliore, proprio in prima fila… pensare che credevo suonassero nel lato opposto del locale - e iniziano a suonare. I pezzi scorrono che è un piacere: loro sono proprio bravi, energici e coinvolgenti. Peccato che non sia il luogo più adatto ad un concerto di questo tipo, costretti nelle sedie, sul pavimento, sulle poltroncine. Al massimo è possibile muovere una gamba, la testa o dondolarsi un po’. Peccato. La principale valvola di sfogo è l’applauso e gli applausi, per l’appunto, sono tanti, tutti meritatissimi. Venissero più spesso da queste parti…



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