Il pop di Levante convince tutti, il live report del concerto all’Ecosuoni Festival di Napoli Live report, 26/08/2017

foto di Lorenzo Fiumefoto di Lorenzo Fiume
31/08/2017 di

Anche quest’anno è tornato Ecosuoni, il festival organizzato nell’isola ecologica di Palma Campania, vicino Napoli, che ogni estate usa la musica per sensibilizzare il suo pubblico sull’importanza della cura dell’ambiente circostante. Sul palco c’era Levante, Sergio Sciambra ci racconta il concerto. 

Ecosuoni è una delle tante realtà musicali nate negli ultimi anni in Campania. È una di quelle che, da un po’ di tempo a questa parte, ci fanno fanno sperare che anche qui ci sia un ritorno di interesse verso i festival musicali, a maggior ragione se affiancati a temi come il sociale, la politica o la cura dell’ambiente. Ecosuoni appartiene proprio quest’ultimo gruppo, a quel pugno di festival che si sono prefissati l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sulle tematiche ambientali ma che si impegnano anche nel recupero di spazi sociali a fini culturali e aggregativi (in questo caso l’isola ecologica di Palma Campania).

Quest’anno il nome sulle locandine è quello di Levante, una delle poche nuove proposte italiane che ha le carte in regola per portare (forse) un po’ di scompiglio nello stantio mondo del pop italiano di massa. Un concerto, questo, di cui probabilmente molti sentivano il bisogno, nell’economia complessiva di una stagione musicale che ha puntato per lo più sugli eroi dell’indie/alternative o sugli artisti locali che vanno per la maggiore.

L’apertura della serata è affidata ai Fede n’ Marlene, a rappresentanza della scena emergente locale e di un certo modo di fare musica a cavallo fra le culture e le tradizioni musicali, oggi come ieri, a Napoli e dintorni. I brani, tratti per lo più dall’ultimo lavoro del duo, “Mandorle”, si spostano infatti con idiomi e melodie tra Napoli e il Mediterraneo, il Sud America e il Portogallo. Il meglio comunque lo danno quando al duo si aggiungono batteria, basso e la chitarra di Ciro Tuzzi degli EPO, con una virata del sound verso qualcosa di certamente più energico, purtroppo non adeguatamente valorizzata dal mix audio. Il finale con la doppietta “Vulesse” dei 99 Posse e “Buddha”, uno dei loro pezzi più conosciuti, fa il suo effetto e il pubblico sembra apprezzare.

Lo stesso pubblico che, poi, esploderà durante il monologo che fa da intro al concerto di Levante. Lei sale sul palco e si inizia in quarta con “Le mie mille me” e “Non me ne frega niente”, una delle canzoni più acclamate e partecipate dell’intero set. È un’ottima performer: ha la gestualità, la presa sul pubblico, la voce sempre spinta al massimo, tiene il palco con un’energia irrequieta e con esperienza. Salta con studiato tempismo davanti ai visual che fanno da scenografia allo show e quasi non sembra la stessa ragazza con la chitarra che abbiamo conosciuto ai tempi dell’esordio datato 2014, ma un’artista che si prepara a giocare in un’altra lega. Passata la sbornia di energia iniziale, subentra però il sospetto che una scaletta dominata per metà dalle canzoni dell’ultimo “Nel caos di stanza stupefacenti”, sconti una certa monotonia. Non ci sono momenti morti, cadute di ritmo o di stile, ma le corde toccate dalla voce di Levante, dalle sue parole, dalle melodie, sono più o meno sempre le stesse e la cosa, alla lunga, può stancare i meno fan.



Graditissimi quindi i momenti in cui, chitarra alla mano, Levante cambia un po’ registro tornando al pop più cantautorale di “Abbi cura di te” e “Manuale distruzione”, con pezzi come “Mi amo” e “Duri come me”, uno dei momenti migliori dello show. Va detto, però, che per la maggior parte della marea di ragazzi e ragazze sotto al palco non sembra fare molta differenza. Si canta molto, ci si emoziona (almeno le prime file) per la breve parentesi a cappella e per i tormentoni/classiconi come “Sei un pezzo di me” e l’anthemica “Alfonso”. Dopo una ventina di canzoni torna con un poker di bis - “Alfonso”, “Io ti maledico”, “Gesù Cristo sono io”, “Caos” - che manda tutti a casa con la voce bassa. Un nutrito gruppo di spettatori rimane nell’area dell’Isola ecologica anche nel post-concerto, allietati dal dj set di Irene Ferrara, terzo nome di questa line up tutta al femminile.

Ecosuoni quest’anno ha puntato su una proposta artistica che potrà non avere soddisfatto del tutto chi si è avvicinato alla manifestazione negli anni passati, ma che ha il pregio di aver letto e intercettato al meglio la congiuntura musicale attuale, portando a casa un ottimo risultato, uno dei migliori della stagione estiva campana, in termini di presenze e non solo.

Tag: natura Napoli

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