La lezione di Ezio Bosso: ascoltare la musica con il cuore

Che si esibisse nei teatri più prestigiosi, a Sanremo o con Dj Gruff per lui il suono era godimento e sollievo. E noi non dobbiamo scordarcene
15/05/2020 09:59

È morto Ezio Bosso ed è un po' uno shock. Aveva 48 anni e dal 2011 conviveva con una malattia neurodegenerativa che gli ha progressivamente impedito di suonare ma non di emozionare. Nella sua ultima intervista al Corriere, interrogato su cos'avrebbe fatto dopo il lockdown, ha detto "la prima cosa che farò è mettermi al sole, la seconda cosa è abbracciare un albero". Bosso sapeva toccare il cuore, sempre.

Ezio Bosso ha iniziato a suonare a soli 4 anni, grazie a una prozia pianista e al fratello musicista, a 16 anni esordisce come solista in Francia e l'incontro con Ludwig Streicher segna la svolta della sua carriera artistica: è grazie a lui se inizia a studiare Composizione e Direzione d'Orchestra all'Accademia di Vienna. Dagli anni '90 fa concerti in tutto il mondo, scrive sinfonie e composizioni per orchestra, balletti, opere, musica per il teatro e per il cinema, riceve premi e diventa un personaggio molto noto nell'ambiente. Per la nostra gioia di profani di classica, suona anche una rivisitazione del suo brano Rain, in your black eyes con Dj Gruff

La sua partecipazione al Festival di Sanremo del 2016 cambia tutto: di fronte al pubblico dell'Ariston e ai milioni di spettatori da casa, commuove tutti con la sua forza e il suo cuore, ancor prima che con le sue mani. Non la dà vinta alla malattia che lo costringe a privarsi del controllo e della libertà. In quell'occasione dichiara: "Noi uomini tendiamo a dare per scontate le cose belle. La vita è fatta di dodici stanze: nell'ultima, che non è l'ultima, perché è quella in cui si cambia, ricordiamo la prima. Quando nasciamo non la possiamo ricordare, perché non possiamo ancora ricordare, ma lì la ricordiamo, e siamo pronti a ricominciare e quindi siamo liberi".

Nel 2019, Bosso presenta uno spettacolo su Rai 3 che ha dell'incredibile, per qualità e bellezza. Si chiama Che storia è la musica e lo stesso Bosso lo definisce "La follia più grande che abbia mai fatto". Un atto d'amore nei confronti del repertorio classico, di cui abbiamo parlato in questi termini: "Ezio Bosso, pianista classico e direttore d'orchestra ma anche volto televisivo pop, è la persona giusta per farti innamorare di qualsiasi cosa: il suo entusiasmo è contagioso, le espressioni del suo viso diffondono vero godimento, eccitazione, dramma e estasi mentre dirige o parla e quando spiega lo fa con una semplicità tale che anche i meno ferrati di musica classica (come me) possono entrare dentro il processo di composizione di una sinfonia, per applicarla alle materie che masticano di più: la musica leggera, la sperimentazione, i sentimenti, la vita in generale."

Non ci nascondiamo dietro un dito, non siamo quelli più bravi per giudicare tecnicamente la composizione e l'esecuzione di un brano classico, abbiamo una formazione diversa, ma l'emozione la conosciamo eccome, e Ezio Bosso è riuscito a farci appassionare fino alle lacrime, a un mondo che spesso vedevamo elitario e non troppo disponibile al dialogo coi profani. È stato un uomo da cui abbiamo un sacco di cose da imparare: tenacia, forza di volontà, passione vera, rispetto per la musica. Quando nel settembre del 2019, Bosso ha ammesso di non poter più suonare, lo ha spiegato con queste parole toccanti: "Se mi volete bene, smettete di chiedermi di mettermi al pianoforte e suonare. Non sapete la sofferenza che mi provoca questo, perché non posso, ho due dita che non rispondono più bene e non posso dare alla musica abbastanza. E quando saprò di non riuscire più a gestire un'orchestra, smetterò anche di dirigere". Non possiamo che ringraziarlo, e augurarci che la sua lezione di vita trovi anche in futuro ascoltatori pronti ad apprendere.

 

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L'articolo La lezione di Ezio Bosso: ascoltare la musica con il cuore di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 15/05/2020 09:59

Tag: opinione - addio

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