Come Liberato ci ha fregato ancora una volta

Se all'alba del 9 maggio qualcuno poteva aspettarsi che il cantante senza volto tornasse con un nuovo video targato Lettieri, ecco la sorpresa: "E te veng' a cercà", affidato al giovane Enea Colombi, racconta un'estate sfrenata che si trasforma in un assurdo trip sci fi, senza più Napoli come sfondo

Still dal video di "E te veng' a cercà"
Still dal video di "E te veng' a cercà"

Il 9 maggio è diventato una tradizione figlia di un hype che non si è ancora normalizzato e di un mistero che continua a rimanere nell’ombra. Era nell’aria che sarebbe successo qualcosa, un po' ce lo aspettavamo. Così, però, no. Cambio della foto profilo in rosa e, allo scoccare della mezzanotte, eccolo: è uscito il nuovo video di Liberato, E te veng’ a piglià. Ma se il brano è in piena linea con lo stile tra neomelodico, urban e pop – "Comm è brutt canta co n'eclissi n'to core" il verso spaccacuore che da solo vale il brano – che ha caratterizzato Liberato fin dal primo giorno, il videoclip è qualcosa di totalmente diverso rispetto a ciò che avevamo visto finora.

video frame placeholder

E te veng’a piglià vede come protagonisti 5 ragazzi giovani a bordo di una sgangherata Volkswagen nel corso di un’estate senza pensieri, passata solo a baciarsi, tuffarsi in acqua e passarsi le canne. Sono cambi di inquadratura repentini, schizofrenici, in cui spesso la visuale orizzontale viene scavalcata per dare delle prospettive oblique e inaspettate. Tutto questo clima di confusione monta fino a raggiungere l’apice nella seconda parte del video: vediamo i ragazzi inseguire una luce nel cielo blu – una stella cometa? Un ufo? – mentre camminano tra le rovine di un anfiteatro. C’è un mix tra sci fi e iconografia cristiana, con i protagonisti che si vedono su un piedistallo luminoso all’interno di un museo – che ricorda vagamente il finale di 2001 Odissea nello spazio –, passati da parte a parte da una lancia. Ultima inquadratura sull’auto iniziale, a sua volta trafitta da raggi di luci, mentre i giovani protagonisti le si avvicinano. Stacco su un tavolo con una rosa rossa sopra. Scorrono i titoli di coda ed ecco la sorpresa nella sorpresa: regia di Enea Colombi.

Sono bastati 4 minuti per sgretolare l’unico appiglio di luce che avevamo di fronte al grande punto interrogativo dell’identità del cantante senza volto più celebre d'Italia: Francesco Lettieri, la persona che aveva plasmato l’estetica cinematografica dietro a Liberato, non c’è. Per molti, il progetto Liberato è una stessa creatura di Lettieri, la sua iconografia era il corrispettivo visivo della Napoli cantata da Liberato, in un rapporto talmente simbiotico tra musica e immagini da essere a tratti inscindibile. A quanto pare, non era così.

 
 
 
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La scelta di Enea Colombi come successore – sempre che di successione si tratti – dà un aspetto ancora più intrigante all’enigma di Liberato. Piccola premessa: Colombi è un regista tanto giovane quanto talentuoso, che negli ultimi anni si è fatto notare firmando videoclip spettacolari per Mecna, Elodie, Lazza, Ghemon e molti altri e in cui si percepisce anche l’ammirazione nei confronti di Lettieri. “Per me è sempre stato un punto di riferimento”, ha dichiarato lo stesso Colombi in un’intervista qualche mese fa. Chi ci ha lavorato ne parla come di una macchina da guerra, nel senso che riesce a tenere le redini di tutto il set in maniera magistrale. Ma perché cambiare regista, se Lettieri era un elemento così portante del progetto Liberato?

Guardando E te veng’a piglià, la risposta viene da sola. Colombi non cerca di fare il Lettieri 2.0, ma dà la sua impronta al mondo di Liberato. Quella Napoli che era centrale nella cinematografia liberatiana, se così vogliamo chiamarla, qua scompare, si inabissa per lasciare spazio a un lavoro concettuale e a tratti disturbante, quasi lynchiano. Perché i protagonisti del video vengono trafitti? Sono morti in un incidente d’auto? Cosa ci fanno esposti in un museo? È tutto un trip dei ragazzi? Sono domande che si discostano molto dalla concretezza a cui Lettieri ci aveva abituato: i suoi video raccontavano storie fugaci ma sempre molto attaccate al mondo reale, mentre qua siamo sospesi tra la fantascienza e la metafora. Ed è questo andare oltre a ciò a cui eravamo abituati fino adesso che ci lascia, ancora una volta, sorpresi.

 
 
 
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La "separazione" con Lettieri arriva dopo un anno e mezzo di inevitabile fermo per Liberato. Un periodo che, almeno a intuito, avrebbe dovuto segnare un suo ulteriore botto e che inizia ai primi di dicembre del 2019. Nello specifico, almeno per noi, il 5 dicembre: quel giorno, in redazione, un fattorino è venuto a consegnare due pizze che nessuno aveva ordinato. Dopo aver visto l’inequivocabile rosa sul cartone, attorniata dalla scritta “XXV-IV MILANO” abbiamo capito chi fosse il mittente. Era il geniale annuncio di quello che doveva essere il live speciale di Liberato il 25 aprile al Forum di Assago, poi diventato una doppia data e dopo ancora rinviato al 2022, per ragioni che non penso di dover stare a spiegare.

La data al Forum avrebbe rappresentato il ritorno sul palco successivo all’uscita di Ultras, primo film di Francesco Lettieri, pubblicato direttamente su Netflix una decina di giorni dopo l’annuncio del primo lockdown e la cui colonna sonora è realizzata proprio da Liberato. Ultras è un mezzo passo falso: il film cerca di raccontare un mondo complesso e discusso come quello del tifo organizzato, ma è una pellicola spenta che pecca di superficialità e che non riesce a scavare più in profondità dello stereotipo. A salvarsi, invece, è proprio la colonna sonora di Liberato, con la partecipazione di Robert Del Naja dei Massive Attack.

Dopo Ultras, solo silenzio. O quasi. Il 9 maggio 2020, a sorpresa, Liberato si è esibito in diretta su Instagram dal suo profilo, accompagnato solo da un pianoforte. È un live streaming di una quarantina di minuti, in cui Liberato canta, oltre ai suoi brani, frammenti di canzoni di qualsiasi genere, da Coolio a Ed Sheeran, da Madonna a Calcutta, da Speranza alla sigla di Neon Genesis Evangelion. Sullo schermo compaiono immagini altrettanto schizofreniche, tra marijuana, un Pocho Lavezzi scintillante, un “Forza Napoli” buongiornissimo e varie gif tratte da cartoni e anime, spesso con dei bong di mezzo.

 

 
 
 
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Da quel giorno, la presenza di Liberato si è manifestata solo in tre occasioni – se escludiamo gli annunci dei cambi di data del sopracitato doppio concerto al Forum – su Instagram: il 2 giugno, per manifestare la propria solidarietà alle manifestazioni di Black Lives Matter, il 25 novembre per la scomparsa di Maradona e il 20 aprile per festeggiare il 4/20, la giornata internazionale della cannabis. Proprio quest’ultimo post, pubblicato come video di una quindicina di secondi, nascondeva al suo interno l’intro di E te veng’ a piglià, mentre in descrizione l’acronimo ETVAP era un ulteriore indizio del singolo. Complimenti, Liberato, ci hai fregato tutti anche questa volta.

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L'articolo Come Liberato ci ha fregato ancora una volta di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2021-05-09 01:00:00

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