Bookit #33, i nostri consigli per le vostre letture a tema musicale Rubrica

15/07/2016 di

Torna la nostra rubrica letteraria per guidare i vostri acquisti in libreria, a tema musicale e non. Questa volta i volumi da consigliare erano tantissimi: ne trovate una prima parte qui di seguito, mentre una seconda parte uscirà ad inizio Agosto. Buona estate e buona lettura!

 

RICCARDO STORTI e FABIO ZUFFANTI
Prog Rock! 101 dischi dal 1967 al 1980
2016, Arcana, pp. 416, 25€

 

Un'altra rassegna di dischi per tracciare l’evoluzione del progressive negli anni d’oro? Sì, ma non è il solito libro, occorre dirlo. Qui si uniscono mirabilmente facilità di spiegazione e analisi musicologica di brani e album, realizzando un saggio non solo impressionistico, ma di elevato spessore musicale. E si sfoderano quattro fattori di originalità. Uno, i dischi analizzati dalle band storiche non sono i più celebrati, ma quelli che hanno lasciato il loro imprimatur in Zuffanti e che l'analisi di Storti rivela nella loro assoluta non secondarietà. Due, non si cita più di un album per gruppo. Tre, si considera l’evoluzione del progressive su scala mondiale e non solo inglese, italiana e tedesca, come avviene di solito. Quattro: progressive sì, ma nella sua accezione originaria, ovvero “musica in evoluzione”, che cerca di espandere i confini della pop song. Un libro davvero particolare, dalle scelte non banali e quasi senza riempitivi: la scelta accorta di suggerire dai cinque agli otto titoli in qualche modo affini per album permette di spaziare ulteriormente, tanto in altre musiche, quanto temporalmente, recuperando pure molti degli album classici delle formazioni più importanti. Acquisto e lettura consigliatissimi, così come l’applauso per gli autori! // Renzo Stefanel

 

ROBERTO MANFREDI
Skan-zo-na-ta
Skira, 2016, pp. 241, 16.50€

 

In Italia, per tutta una serie di motivi (che partono da un certo snobismo intellettualoide, passano per una poca organicità all’intellighenzia di sinistra e approdano al politicamente non corretto), la cosiddetta canzone umoristica è sempre stata considerata come un sottogenere o peggio come uno scarto del fare musica. In realtà in questo prezioso volume di Roberto Manfredi, nel ripercorrere le vicende di questo ben determinato genere, si scoprono dei veri e propri capolavori - non soltanto musicali ma anche testuali/linguistici (“E se porto Dio” degli Skiantos) che in più raccontano benissimo il nostro Paese (“Tu Vuò Fa' L'Americano” di Renato Carosone o “Vengo anch'io. No tu no” di Enzo Jannacci). Così in un’ideale percorso che parte da Petrolini ed approda a Caparezza (e via così sino a Pop-X) la canzone umoristica italiana, lungi dall’essere un sottogenere, diventa un pezzo della nostra storia: tutta da ridere, per carità, ma non da dimenticare. Consigliatissimo per comprendere appieno l’importanza, anche sociale, di artisti del calibro di Dario Fo, Giorgio Gaber e dello stesso Jannacci. // Mattia Nesto

 

RICCARDO BERTONCELLI
Topi caldi
2016, Giunti, pp. 240, 16€

 

Un viatico a una certa idea di musica rock, progressiva (non nel senso del genere musicale, ma dell’attitudine) e immaginifica, insieme vitale, sanguigna, ricercata e beatamente fuori di zucca: questo è “Topi caldi”, che omaggia nel titolo il nume tutelare di Bertoncelli, ovvero Frank Zappa (“Hot rats”,  1969). L'abilità del decano dei critici musicali italiani (ma lui è qualcosa di più: è uno scrittore rock) è nel trasformare una raccolta di articoli scritti per le più disparate occasioni (ma rivisti e corretti per questo volume) in una sorta di grande storia del rock che raccoglie gran parte dei “diversi del globo”. Zappa apre, Sun Ra chiude. In mezzo, gli strambi di cui sopra, come al solito trattati rifuggendo dalla precisione cronachistica, ma in modo mitopoietico, generando miti e contemplando dèi da una rispettosa e reverente lontananza che ne amplifica le gesta, invece di sminuirle, un po’ come nei racconti di Borges, che viene citato a più riprese in questa raccolta. “Topi caldi” sguazza felice in questo mare di “benefica foschia” e narra le audaci imprese di cavalieri e dame erranti, erratici ed eretici, di grandi, ma anche “di minori, di reietti, di rospi rock che nessun principe avrebbe mai baciato”. Fondamentale. // Renzo Stefanel

 

ALESSANDRO POMPONI
Rock oltre cortina
2016, Tsunami, pp. 400, 22€

 

“Beat, Prog, Psichedelia e altro nei Paesi del blocco comunista 1963-1978” recita il chiarificatore sottotitolo di questo aureo tomo prodotto con imponente ricerca, frutto della passione di una vita, da Alessandro Pomponi, storico collaboratore di “Raro” prima e “Raropiù” poi. A dispetto del pregiudizio che porta a ritenere i Paesi dell’Est del tutto tetragoni all’influenza rock e di conseguenza incapaci di produrne di livello che sia appena sopra al ridicolo, questo studio è foriero di luminose scoperte che rimettono in discussione antiche (e infondate) certezze. Le mirabolanti avventure rock qui narrate spingono all'ascolto su YouTube (su Spotify si trova poco), rivelando gioielli come i cecoslovacchi Matador, Collegium Musicum e Dežo Ursiny, gli ungheresi Omega, i polacchi SBB, i romeni Sfinx, per dirne alcuni. Una miniera, uno spaccato d’epoca, quasi un romanzo. Che vale tutti i suoi 22 euro. Oltre a un plauso al bravissimo Pomponi. // Renzo Stefanel

 

SALVATORE COCCOLUTO
Desiderio del nulla. Storia della New Wave italiana
2014, Stampa Alternativa, 272 pp., 16,00€

 

"Devo conoscere l'altra, l'estensione sospesa / i suoi segreti nascosti per troppo tempo". Pregiata, valida e appassionante quest’opera di Salvatore Coccoluto, che nel ciclone punk e nelle violente contestazioni di fine ’70 fissa le radici per raccontare nascita e sviluppo della New Wave italiana dagli anni '80 in poi. Pregiata, perché affronta l’impresa titanica di ricostruire la storia delle tensioni musicali e artistiche che in quegli anni iniziarono ad attraversare palchi, circoli e scantinati dell’intero Belpaese, dalle onde emiliane fra Bologna e Ferrara (Gaznevada, Rats, CCCP, Kirlian Camera, Canali), alla Firenze di Litfiba, Pankow e Diaframma, dal Great Complotto di Pordenone alla Torino di Max Casacci. Valida, perché interviste, fotografie e meravigliosi materiali d’archivio impreziosiscono un racconto storico non ancora completo (sarebbe difficile), ma ugualmente accurato e spesso minuzioso, esteso fino alle sue evoluzioni più recenti. Appassionante, perché Coccoluto scrive bene e ama ciò di cui scrive. Lo ricerca con rispetto, scava anche quello che ha intorno, lo riporta alla luce. Poi attacca l’ampli e preme ON. // Giulia Callino

 

CLAUDIO GARGANO
NumBer (Ninety) Nine
2016, Arcana, pp. 240, 17,50€

 

“John Lennon In His Own Words” potrebbe intitolarsi questo bel saggio di Claudio Gargano, parafrasando “In Own Write”, il primo scritto dal Beatles ribelle (1964). Attraverso l'analisi di 99 canzoni (testi e musica) di Lennon, si affronta la sua evoluzione come musicista e come uomo. I temi: l'amore contrastato, la gelosia, il senso di sconfitta, il desiderio di rivalsa, la ricerca di una Mother Superior che sappia essere moglie, amante e madre; la ricerca di una realtà alternativa attraverso la rivalutazione di pigriza e sonno, l'uso di droghe, il rifugio nella memoria oscillante tra nostalgia del passato e ansia di futuro; quindi la svolta nettamente politica dei pirmi anni 70, con l'abbandono di tutte le certezze passate, gli attacchi alla middle class, all'istituzione della famiglia, il distacco dall'hyppismo; ma anche gli attacchi personali (al Maharishi, a Paul McCartney e ad Allan Klein); e quindi il rassegnato ripiegamento in una dimensione intima e familiare sempre più insoddisfacente. Lennon è davvero stato un autore che si metteva a nudo, a saperlo leggere e a saper collegare le sue canzoni con i suoi dati biografici. E l'analisi di Gargano ce lo restituisce in tutta la sua pienezza. // Renzo Stefanel

Tag: Bookit

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