Yo Yo Mundi - L'impazienza_tour - Estragon (BO) Live report, 09/03/2000

17/03/2000 di



Sono passati almeno tre anni da quando il sottoscritto vide per l'ultima volta dal vivo gli Yo Yo Mundi, ovvero all'epoca della tournée che supportava l'uscita di "Percorsi di musica sghemba". Ho continuato tuttavia ad ascoltare i loro lavori, e non avrei certo lasciato sfuggire l'occasione di sentire dal vivo i pezzi de "L'impazienza, la loro ultima opera che si fregia della presenza di Ivano Fossati".

Ma questo concerto dimostra che, oltre ai due lustri di esperienza e i 600 concerti circa macinati dalla band, lo 'special guest' di cui sopra deve ritenersi fortunato, vista la carica con cui la formazione affronta ogni singolo show. Era dai tempi del loro "Bande rumorose" che non ricordavo la fisarmonica di Fabio a questi livelli, tanto che l'aspetto chitarristico viene assecondato per favorire l'emersione di quella matrice folkloristica tanto cara alla band piemontese. Non è casuale che le cover ripescate nel repertorio della musica cantautorale italiana siano ben sette: tre di Paolo Conte ("Sijmadicandapajie", "Bartali" e "Una sera qualunque in Italia"), due di De Andrè ("Crueza de mà" e "Un giudice"), e una a testa per Fossati ("Terra dove andare") e De Gregori ("Il bandito e il campione").

Come se non bastasse prima dei bis c'è anche una versione entusiasmante di "Blister in the sun", canzone capolavoro di un gruppo che risponde al nome di Violent Femmes. Ma è meglio precisare che ogni singola reintepretazione è stata ai livelli dell'originale, anche quando si è trattato di rileggere De Andrè, materia tutt'altro che facile da rimodellare. Sono inoltre da segnalare gli originali a nome Yo Yo Mundi: il passato ha i momenti migliori in pezzi come "Un cane di nome Barabba", "Andeira", "Freccia Vallona" e le splendide "Baracca & burattini" ed "Io e il mio asino". Il presente, invece, lo ricordiamo per brani altrettanto riusciti quali "L'uomo che aveva catturato il senso del tempo", "La tuffatrice", "Chi si ricorda di Gigi Meroni" e "Estasi o delirio", posto in chiusura del live e di notevole impatto, forse perché 'macchiato' dalla mano del loro amico Fossati.

Quasi 90' di spettacolo per una band che, vista stasera, si conferma come una delle realtà più sottovalutate dell'area major, forse per il solo fatto di non essere trendy e di suonare con la fisarmonica. Peccato ci siano ancora in giro pregiudizi di questo tipo, ma questi Yo Yo Mundi meritano da parte nostra qualche briciolo di attenzione in più.



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