Frankie Hi-Nrg Mc - Live all’Estravagario (Teatro Tenda) - Verona Live report, 13/11/2003

17/11/2003 di



Strana scelta, aprire il primo tour dopo anni a Verona. Strana scelta, ma mica poi tanto, a pensarci bene. L’aria della provincia è l’ideale per collaudare uno show che ai suoi inizi è ovviamente da rodare. E garantisce affetto. E poi c’è il gusto di premiare una città passata alla sinistra per l’incredibile divisione della destra alle ultime elezioni. Non male, per la “città nera” per antonomasia del Veneto. Dove Mussolini celebrò il processo a Ciano. E l’amministrazione comunale ringrazia, finanziando la rassegna “Tendenze”, inaugurata proprio da Frankie. Una cosa bella, in quest’Italia obbrobriosa.

E, nonostante, il freddo invernale improvviso, il calore della Verona hip hop ha ben accolto Frankie. Seicento gli spettatori (città nera, si diceva) che affettuosamente lo accolgono. Frankie è a suo agio, si diverte visibilmente, è felice di essere di nuovo in tour, non si risparmia. E la gente risponde, anche se i brani del nuovo album, pur belli, si palesano inferiori ai classici del rapper umbro. Man mano che i pezzi di “Ero un autarchico” sfilano, lasciando il posto a brani ormai parte della storia della musica italiana come “Potere alla parola”, l’Rza di Città di Castello trascina progressivamente il pubblico. Non si lascia sfuggire un commento sarcastico alla sciagurata legge Fini sulla droga: “Oggi è un grande giorno per la libertà: il vicepresidente del consiglio ha stabilito che un dito di Campari equivale a due bicchieri di whisky. E allora basta con queste cazzate: ubriachiamoci tutti!” Frankie macina sillabe, ubriaca per la stupefacente abilità poetica, per il modo con cui gioca tra significati, assonanze e rime. E rimane l’unico rapper italiano di cui il non appassionato di hip hop senta la necessità di andare a leggere i testi.

La band, da pare sua, è compatta, precisa, ma manca forse quella “botta” che viene dal suonare insieme a lungo. Dj Skizo e Francesco Bruni creano con pochi mezzi grandi atmosfere. Lino De Rosa offre una base ritmica possente. Ninja invece appare un po’ sacrificato: da lui ci si aspettano vertiginose accelerazioni drum’n’bass, ma lo schema del mister non lo prevede. Comunque, dalla metà in poi è un trionfo, tanto che Frankie si sbilancia: “Parte ufficialmente da Verona la mia campagna elettorale come sindaco d’Italia”. Ma dopo tanto saltare arriva un po’ di fiatone: “Gli anni si fanno sentire”, sospira.

Bis finali stupefacenti, da “Quelli che benpensano” passando per “Faccio la mia cosa” e “Libri di sangue”. Il botto finale arriva con una sempre nuova “Fight da faida”, la cui base diventa per l’occasione una esplosiva "Seven nation army" dei White Stripes. Avrà anche pubblicato un disco di transizione, Frankie. Ma il re è sempre lui.



Scaletta:

1.Il beat come anestetico
2.Generazione di mostri
3.Chiedi chiedi
4.Etna
5.Rap lamento
6.Giù le mani da Caino
7.Anima nera
8.I trafficati
9.Potere alla parola
10.Autodafè
11.Gli accontentabili
12.Sana e robusta
13.Quelli che benpensano
14.Faccio la mia cosa
15.Libri di sangue
16.Disconnetti il potere
17.La cattura
18.Fight da faida

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