Sulutumana - Live Club - Trezzo sull’Adda (MI) Live report, 04/02/2005

07/02/2005 di



Due concerti che non potrebbero essere più distanti, in tutto e per tutto. Diversi i generi proposti, certamente, ma diversa, soprattutto, l’atmosfera generale che chi sta sul palco riesce a creare, in grado di mutare totalmente nel breve volgere di un cambio palco.

I Sulutumana hanno appena suonato al Teatro Studio a Milano, di fronte allo Strehler. Come dire, a tre passi dalla consacrazione definitiva. Quest’ultima, del resto, sarebbe del tutto meritata, vista la sicurezza con cui i sette propongono la loro particolare declinazione di canzone d’autore che, in brani come “La danza” o “La canzone preferita”, riesce ad amalgamarsi alla perfezione con sonorità folk-rock, permettendo al gruppo di Asso di essere vero e proprio ponte tra la figura del cantautore tipico e quella, appunto, scaturita dalla proliferazione dei gruppi folkeggianti esplosi negli anni novanta.

Caratteristica principale del concerto, al di là dell’aspetto musicale, è la semplicità e la tranquillità con cui si pongono nei confronti del pubblico, totalmente all’opposto rispetto a Folco Orselli.

Quanto i primi si comportano come se suonassero tra amici, tanto il secondo gioca a fare la star. Beninteso, di gioco si tratta: Orselli si costruisce un proprio personaggio e lo segue fino in fondo. Voce roca ad hoc, forte presenza fisica sul palco e intermezzi surreali lo posizionano tra Capossela (pur non possedendone la stessa sensibilità poetica) e Bobo Rondelli.

La debolezza di Orselli consiste, però, nel fatto di non riuscire ad essere credibile nei passaggi più intimi come lo è, invece, in quelli rilassati e istintivi. La capacità di stare sul palco è notevole, il carisma anche, nel complesso, però, sembra non tornare qualcosa, forse non nel senso di una mancanza, ma di un eccesso. Certo non è l’aspetto musicale ad essere deficitario, visto l’affiatamento mostrato dalla Compagnia dei Cani Scossi, che lo accompagna.

Questione di tempo, dunque. Da una parte intesa come attesa per un disco che potrebbe essere quello del salto definitivo, dall’altra come necessario accumulo di esperienza. Ma la serata è più che buona, compresa la buona causa di beneficenza pro-SudEst Asiatico.



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