Bugo - Live @ Donne e motori - Brescia Live report, 12/01/2002

19/01/2002 di



Vedere all’opera Bugo è un’esperienza non da poco, soprattutto se (come per il sottoscritto) di lui si sa poco o nulla.

Bisogna entrare nella sua ottica sbilenca perché lui di certo non fa nulla per mettervi a vostro agio: Bugo non ha bisogno di dimostrare che è in grado di scrivere canzoni, né tantomeno che è in grado di suonarle… lo fa e basta! Talento e genio sono due concetti che non conosce, per il semplice fatto che “ce li ha dentro”: un concerto di Bugo non è la trasposizione live dei suoi album, e non è l’esibizione sfrontata (e ostentata) di un presunto “artista”… semplicemente E’ Arte!

La visione del palco (scarno ma affascinante!) fa capire subito che la serata non sarà normale: due microfoni (uno dei quali non verrà mai utilizzato), due chitarre che definire tali costa un enorme sforzo di immaginazione (quella elettrica conta la bellezza di due corde, nonché un ingente quantità di scotch!!!), una batteria ridotta all’osso (rullante,timpano e qualche piatto) e un banco con giradischi, mixerino delay e poco più.

Quando il tutto ha inizio l’imbarazzo è generale: il giovane Bugatti gioca con mixer e delay affibiando nomi tipo “Franco” e “Maria” agli improbabili rumori che ne fuoriescono, fa il cretino al microfono e si decide infine a prendere in mano la chitarra: “Vorrei avere un dio… almeno avrei qualcosa da fare alla domenica…” è fantastico vederlo così disinvolto nella semplicità disarmante ed efficacissima delle sue canzoncine.

L’imbarazzo si trasforma in riso e di lì in adorazione incondizionata: in breve abbiamo l’impressione di trovarci nel bel mezzo di una performance dadaista: improbabili dj-set con, tra gli altri, uno dei primissimi vinili di Jovanotti poi (simbolicamente?) spaccato a metà, improvvisazioni blues per sola armonica, voce e piede a battere il tempo e discorsi tipo: “Siccome vedo che sono famoso e non ho voglia di scrivere le scalette, faccio lo sborone e chiedo a voi che pezzi volete!!!”. Scorrono le varie “Sei bella come il dì” (capolavoro), “I baci della mia nonna” e il super hit (?!) “Benzina mia” (con la batteria di Bruno, ex Wolfango e ora direttore artistico di Bar la muerte): l’adrenalina cresce e con essa la netta sensazione che quello che sta sul palco non è altro che una sorta di Duchamp sbronzo e cazzaro, che ha deciso di trasformare sé stesso in un’opera d’arte sghemba ed esplosiva e bla bla…
La situazione degenera, Bugo si stufa della solitudine e vuole qualcuno sul palco: qualche spettatore si improvvisa musicista e prova ad interagire con lui che nel frattempo è tornato al delay e fa più casino che può.

Non c’è nulla da fare: Bugo sarà anche un incapace o un malato di mente a cui qualcuno ha dato credito, ma l’intero locale è rapito, se la spassa e applaude adorante, è lui che comanda e noi si pende tutti dalle sue labbra e dal suo essere forsennato, pazzoide, comicissimo e in realtà dotato di un’ironia e un’intelligenza fuori dal comune.

Credo non ci sia dubbio sul fatto che questa è una delle serate più incredibili che il noto locale bresciano abbia vissuto: 9 euro spesi più che bene ed un senso di euforia goliardica ed infantile per aver preso anche noi “i baci della nonna” del Bugo e perché finalmente possiamo dare ragione a chi ci aveva parlato di lui in termini entusiastici “obbligandoci” ad andare a vederlo (vero Acty?).

Che dire? “Sentimento Westernato” gira ininterrottamente nel nostro lettore e ci sentiamo a nostra volta di costringervi moralmente ad andare a vedere il Bugo appena ne avete l’occasione.

Non fatevi spaventare dalla sua follia: in fondo “Bisogna fare quello che conviene”!



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