Afterhours - live @ Festa dell'Unità - Bologna Live report, 14/09/1999

17/10/1999 di



Se c'è una band che in Italia è garanzia di buona musica e di eccellenti prestazioni dal vivo, non si può certo fare a meno di nominare il sestetto milanese (oltre ad Agnelli, Prette ed Iriondo, bisogna ricordare il lavoro tutt'altro da gregari dei tre 'turnisti'). In attesa di una nuova scaletta, è stato emozionante risentire le note di brani ormai entrati nel dna dei giovani rockers italiani.

Se escludiamo la tanto breve quanto brillante esibizione dell'11 luglio di spalla ai R.E.M., era da ben quattro mesi (esattamente dal concerto numero zero della tournée di Non è per sempre) che gli Afterhours non tornavano in terra emiliana. E' successo così che hanno nuovamente toccato il suolo bolognese sfruttando la ghiotta occasione di partecipare come uno dei gruppi di punta del cartellone della festa provinciale dell'Unità.

Per chi si aspettava una prestazione 'eccellente' è stato soddisfatto, anche se la prima mezz'ora non è stata ai livelli abituali, non tanto per la capacità d'esecuzione dei pezzi, ma per alcune indecisioni del gruppo, da attribuire forse ad un impianto non congeniale. Tuttavia le differenze si notano: se circa 120 giorni fa un brano come Milano circonvallazione esterna, allora come ora in apertura di concerto, lasciava attoniti, oggi, dopo averlo assimilato ben bene, non risulta così estraneo, pur rimanendo il pezzo più 'claustrofobico' della band milanese. Subito dopo è toccato invece alle chitarre 'grasse' di Non si esce vivi dagli anni '80 e alle note 'made in Canterbury' di un altro brano controverso come L'estate. Se appunto i primi 3 tasselli musicali sono serviti a 'rompere il ghiaccio', le successive canzoni sono invece tratte dal penultimo, incontrastato capolavoro che risponde al titolo di Hai paura del buio?. È impressionante il fatto che non solo le prime file conoscano a memoria, meglio di qualsiasi altra filastrocca imparata a scuola, tutti i testi dei brani presentati: da Elymania a Punto g, passando per Rapace, Lasciami leccare l'adrenalina, Sui giovani d'oggi ci scatarro su (dedicata stavolta ai fedelissimi del Dallara), 1.9.9.6., Pelle e l'ormai leggendaria Male di miele, sembrano essere pezzi con una storia ben più lunga dei soli due anni di vita che in effetti hanno.

A seguire la parte centrale della scaletta gli Afterhours hanno ripreso altri episodi dell'ultimo disco, mostrando i muscoli con La verità che ricordavo, assolutamente trascinante quasi quanto la 'stralunata' L'inutilità della puntualità e l'eterea Oceano di gomma. Se non si fosse capito è nell'esecuzione di queste canzoni che i convenuti stentavano a seguire la formazione, che, tuttavia, era assolutamente concentrata nell'esecuzione. Dopo circa 70' di suoni e parole, Cose semplici e banali chiudeva il primo atto, anticipando un epilogo che sarebbe durato per altri 30' costellati da brani mitici quali Strategie (semplicemente da brividi l'intro con i cori del pubblico), Voglio una pelle splendida, la 'distruttiva' Posso avere il tuo deserto? e la classica Dentro Marilyn, capitolo conclusivo di una serata che ha decollato qualche minuto dopo il suo inizio effettivo.

Un gran concerto che ci auguriamo possa essere replicato in autunno, magari con un decisivo cambiamento di scaletta, in modo tale da ripescare anche tracce ai più sconosciuti ma comunque interessanti.



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