Max Gazzè - Live @ Made in BO - Bologna Live report, 10/06/1999

10/06/1999 di



Un personaggio come Max Gazzè è certamente un'incognita nel panorama musicale italiano: le sue melodie, in bilico tra un pop mai banale e il rock più leggero, danno l'idea di quanto la sua proposta sia tanto orecchiabile quanto geniale. I due lavori finora pubblicati dimostrano le grandi doti di questo giovane romano, bravissimo non solo al momento dell'incisione in studio, ma anche capace di essere 'mattatore' quando si trova sul palco.

Lo show che lo ha visto protagonista in quel di Bologna è la prova lampante di come si possa ascoltare dell'ottima musica divertendosi; l'apertura, affidata alla lunga Sirio è sparita, era pura psichedelia, mentre con la successiva Quel che fa paura si accelerava il ritmo e il pubblico rispondeva alla grande, soprattutto quando è stato il momento della splendida Vento d'estate, seguita da Nel verde e da una versione eccitante di Cara Valentina, che vedeva il nostro Max impegnato nel ruolo di animatore oltre che, naturalmente, di bassista. L'atmosfera era ormai caldissima e prima di proporre la title-track dell'ultimo album, si dava spazio ad episodi minori quali Il bagliore dato a questo sole e Come si conviene (bom pà).

Va spesa più di una parola riguardo all'ensemble che accompagna Gazzè: dal batterista Piero Monterisi al tastierista Gianluca Misiti, passando per l'apporto chitarristico di De Nigris e Baldi, tutti bravi ad assecondare il vocalist (e non solo). Il finale, prima e dopo i bis, si è basato su pezzi noti (L'amore pensato, Una musica può fare, Raduni ovali) e meno noti (Autoironia, Comunque vada), con in più la riproposizione di Cara Valentina, richiesta a gran voce dal pubblico e prontamente eseguita dalla band che, abbandonatoil palco, lasciava a Max l'onore di concludere la serata mentre i convenuti cantavano fino allo sfinimento il ritornello della canzone.

Il concerto avrebbe sfiorato la perfezione se nella scaletta fosse stata inserita O' Caroline, stupenda cover di un pezzo firmato da Robert Wyatt e presente nel tributo all'artista inglese; pur tuttavia, trovare di che lamentarsi in casi del genere significherebbe soffrire di insoddisfazione cronica.



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