Consorzio Suonatori Indipendenti (CSI) - Live @ Palagaslini - Pescara Live report, 17/02/1998

17/02/1998 di Leon



Il 17 febbraio a Pescara c'è stato il concerto dei CSI: nelle cronache locali se ne parlava già da novembre. Meno di un mese prima ero ancora senza biglietto: scazzi vari e problemi seri: avevo deciso di non andare. Poi la svolta: la lettura della recensione di "La terra, la guerra, una questione privata". "Assistere ad un concerto dei CSI è un'emozione unica, rara ed emozionante". Penso: se mi perdo il concerto sono un coglione! Esco e vado a prendere il biglietto: i problemi sopravvivono, ma protestare in modo così deletereo è davvero stupido. Aspetto con ansia. La notte prima del concerto ero già teso. Zero minuti di sonno nella notte. Solo due ore nel pomeriggio. L'attesa è davvero snervante. Si parte. Siamo in cinque: Vittorio anarchico alla guida, poi Angelo anarchico, Luciano socialdemocratico, Donato comunista atipico e me che sintetizzo socialdemocrazia e forti virus nicciani. La discussione in macchina è soprattutto politica. Luciano e Vittorio confrontano animosamente i loro contrasti ideologici; la discussione dura tutto il viaggio: m'incazzo: Vittorio guida male quand'è calmo, figuriamoci quando è agitato. In ogni modo, da buoni amici, non è mancata la sportività. In fin dei conti navighiamo sulla stessa barca. Arrivo a Pescara. Il concerto era nella tenda, sul parcheggio della discoteca "la fabbrica" ex gaslini, ribattezzata palagaslini. Entriamo ai cancelli tra le urla sfottenti di Luciano che grida agli sbirri indicando Vittorio: "Perquisitelo! è un anarchico ha la bomba!". Scherzi a parte, Vittorio è stato perquisito davvero. Un caso? al concerto dei CSI anche gli sbirri sono fedeli alla linea. Il palagaslini, scoppiava di gente, ammassata nelle prime file, come carne in scatola, fino a venti metri dal palco. Nell'attesa si conviveva con i punk, i comunisti, gli ex filo sovietici, i libertari, i cannati, i qualunquisti, i bicchieri di birra e i fascistoidi che con la loro presenza inquinavano l'atmosfera. Concerto d'apertura ai veneti EstAsia del CPI. Una musica mistica orientale, baroccata dal sitar e dalla voce lirica della cantante che indossava un vestito lungo e attillato, modello morticia, di colore viola. Dal vivo non sono mancate le percussioni tribali del gruppo, particolare che nel disco non emerge, e i balli mistici della singer. Molto filo indiani. Solo cinque brani e salutano il pubblico che freme per l'arrivo dei CSI. Il resto è magia. Entrano nell'ordine Massimo Zamboni, Giorgio Canali, Gianni Maroccolo e Cavalli Cocchi. Inseriscono i jack e attaccano l'intro di Forma e sostanza: l'adrenalina si fa sentire. Entrano Ginevra Di Marco e, in ultimo, lo sciamano, vestito con un abito mongolo composto da gonna lunga violacea(?), giacca marrone di tessuto grezzo, una benda bianca sulla fronte che semicelava gli occhi incavati da malato terminale di aids e un fiocco di coda di cavallo -portafortuna mongolo- che appende all'asta del microfono e si comincia a cantare: "conosco le abitudini so i prezzi e non voglio comperare nè essere comprato, attratto fortemente attratto, civilizzato sì civilizzato": l'adrenalina è alle stelle. I CSI pompano come troie vogliose, io in terza fila, stretto come una sardina nella morsa del pogo infuocato, al secondo minuto ero già abbondantemente sudato. Scatto una decina di foto, probabilmente saranno mosse. Il trittico è anelato. Dopo Forma e sostanza suonano In viaggio e Unità di produzione. Il palagaslini è un bordello pogante: spinte, gomitate in faccia, piedi calpestati, spruzzi di minerale, magliette strappate, sangue e soprattutto sudore: ai primi pezzi il tanfo è molto forte. Mi allontano dalle primissime file. Il pogo è bellissimo ma il fiato tradisce, mi gira la testa, barcollo, cammino appoggiandomi a destra e sinistra. Brace, Esco, Sogni e sintomi, Fuochi nella notte, Linea gotica, Vicini: lo spettacolo rallenta, la temperatura è altissima, foto a braccia alte. Un trittico spirituale da ascolto catalettico: Balormaa, Blu, Blu, Blu: non ci capisco un cazzo, l'emozione è fortissima, i geni impazzano, ho lo stomaco nel cervello, il cuore nei pollici, il sudore rinsecchisce sulla pelle, gli anticorpi scioperano, il sangue sprizza dagli occhi, i peli cadono, lo sperma preme, i virus accedono e poi: "ho dato al mio dolore la forma di abusate parole, lasciando perdere attese e ritorni, ho aperto gli occhi dall'orlo increspato, ho visto l'alba blu"... non reggo e il cuore scoppia tradito dalle lacrime che scivolano sulla pelle raggrinzita dal sudore, gli spigoli della bocca, il mento arricciato e non c'è ragione né cerco spiegazioni, potrebbero essere fatali alla magia, catartici, e l'emozione potrebbe finire. Il capitolo spirituale si conclude con "Del mondo", stupenda: da ipnosi biologica. E poi cemento, acciaio, calce, macchine, pelle, capezzoli, martelli, glandi, rabbia, i segnali elettrici del cervello non hanno logica, siamo ciminiere e tessuti, vetro e plastica, sangue e legno e viscere, viscere, la pressione arteriosa è tale da confondermi nel caos, tutt'uno con il mio corpo. A tratti: si pigia sull'acceleratore, la rabbia riparte. Il brano è talmente coinvolgente da farmi ributtare nel pogo, sbattuto spalla a spalla, faccia a schiena, piede su piede, cazzo, il mio spirito da lottatore mi aizza, incoraggia e mi diverte... i capelli sono bagnati interamente di sudore, il pubblico è epilettato, crisi comiziali per lo sciamano: balli orientali, contorsioni, semovenze ipnotiche: lo sciamano è stregato dalla sua stessa musica, soffre: un sentimento da grandi uomini. Si pompa a palla, i muscoli del cazzo sono tutti induriti, attaccano "Ongii", "Accade", ripartono lanciati con "Matrilinare" e "Mimporta 'nasega" con le luci alte e la musica dei CCCP. Si chiude. Escono. Casino, urla, fischi: non siamo ancora appagati. Rientrano per i bis e si ricomincia con... "Occidente", "Buon anno ragazzi" e "Annarella", l'unica del vecchio gruppo. Escono dal palco con Ginevra a pugno chiuso: è l'unica che lo fa e per questo la mia stima raddoppia. É finita! No, no, non può finire, il richiamo è forte e c'è spazio anche per "Celluloide", ultima magia, come regalo da bis finale. Si accendono le luci, si chiude, vorrei ricominciare tutto da capo fino alla pazzia, ma lo spirito di conservazione fin troppo trascurato mi suggerisce che a tutto c'è un limite. Chiacchierata al banco della merce del consorzio, debito di liquidi e di ossigeno. Si va al pub irlandese. Ordiniamo le birre e qualche panino; all'anarchico Angelo portano un hot dog con sopra uno stuzzicadenti con la bandiera degli USA: aagghh!!! Prendiamo la bandierina e la bruciamo con l'accendino sulle note parlate di Killing in the name: "Die yenkee, die! fuckin' America!": vilipendio e piccoli orgasmi anti liberali. Ma il concerto, nonostante ve l'abbia descritto è indescrivibile. Lo sciamano con i suoi voli orizzontali mi ha detto che la mia carne è fusa al resto dell'universo e che questo, da solo, nega lo spirito e la sua presunzione: al concerto Dio non c'era, io si!



Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    Wilma De Angelis canta "Non è per sempre" degli Afterhours