Gang - Live in piazza - Trebisacce (CS) Live report, 11/08/1997

11/08/1997 di



Un concerto in piazza, soprattutto al Sud, è sempre un rischio: i giovani di ogni piccolo paese non sono abituati agli spettacoli di rock 'n' roll, tranne pochi casi, tanto che lo show della band marchigiana rischiava di partire già col piede sbagliato. E invece, come sta a dimostrare l'ultima esperienza in studio, i fratelli Severini, assieme ai musicisti di turno, hanno sovvertito ogni pronostico facendo ballare alla fine tutti i partecipanti, siano essi fans o meno. D'altronde lo spettacolo cominciava proprio con "Muoviti", un pezzo che scatena gli animi e i corpi con il ballo, e poi con la sentitissima "Socialdemocrazia" si continuava sugli stessi livelli. Personalmente pensavo che con la scelta degli arrangiamenti dell'ultimo album non fosse così facile rendere i brani estratti da lavori come "Storie d'Italia" e ancor di più da "Una volta per sempre", entrambi il simbolo della ricerca nella tradizione italiana; eppure con le tre chitarre elettriche presenti sul palco, i Gang hanno saputo presentare canzoni come "La corte dei miracoli" e "La pianura dei sette fratelli", pur non avendo a disposizione violini e archi vari. Certamente le tracce di "Fuori dal controllo" hanno costituito l'ossatura della scaletta e hanno consentito alla band di dimostrare quanto Marino e Sandro Severini sentano la necessità di esprimersi senza far uso di retorica e dando molto spazio alle chitarre. Così, tra Gibson e Fender che urlavano, sentivamo la bellissima "Giorni", assieme all' intensissima "Chi ha ucciso Ilaria Alpi?", e altre come "Colpevole di ghetto", "Resta vivo", "Fino alla fine", "Fuori dal controllo", "Il testimone" e recuperi di tutto rispetto intitolati "Kowalski" e "Bandito senza tempo". La sezione ritmica, diversa da quella dell'album, ha saputo stare dietro agli assoli di Sandro e alla voce di Marino, accompagnati dal 'tuttofare' Andrea Mei, fantastico nel momento in cui smanettava sulla fisarmonica per intonare proprio "Kowalski". Nel momento dei bis i Gang tiravano fuori una incazzatissima "I fought the law", da anni pezzo di protesta che presentano proprio nei momenti finali, e la vibrante "Comandante", anche questa inno alla lotta e alla resistenza. Penso che oggi, senza peccare di presunzione (pur se dopo lo spettacolo a cui si è assistito è difficile non essere di parte), i Gang ritornano prepotentemente sulla scena senza vie di mezzo, senza concedersi allo show business, preferendo così alle operazioni di marketing la concretezza e il messaggio diretto.



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