Modena City Ramblers - Live @ Tenax - Firenze Live report, 01/04/1998

01/04/1998 di Deborah Cazzanti



Grande affluenza al Tenax per il concerto dei Modena City Ramblers, dopo il successo di quello al Tenda solo cinque mesi fa.

E il successo questo gruppo se lo merita alla grande, per la bravura dei suoi artisti e per la grande capacità che essi hanno di far divertire e allo stesso teppo sensibilizzare il pubblico. La festa è cominciata con l'arrivo del treno "Macondo express" ed è proseguita con "Il ritorno di Paddy Garcia".

La folla ha iniziato a scaldarsi con questo brano che riflette un eroe ixTrnaginario che noi tutti abbiamo nel cuore. Non poteva non esserci di seguito, la bella e convinta "Il ballo di Aureliano" con la quale sembrava potesse crollare il Tenax dall'incredibile, forsennato movimento di quei corpi a tempo di musica.

Ed era davvero difficile star fermi ed impassibili, senza permettere a quel violino, a quella fisarmonica, a quella batteria di entrare dentro a rapire i sensi. E per calmarli e farli restare comunque svegli, i sensi, qualche canzone lenta; quelle ballate così dolci e mai banali, storie di amori amari, come in "Qualche splendido giorno", o malinconici, come in "Ninna nanna", che tutti, più o meno, hanno vissuto.

Tutti con un po' di nostalgia sono obbligati a ricordarli. A lasciarsi trasportare da quelle emozioni che ritornano, con quelle musiche travolgenti, che dal vivo senti ancora più tue. Il popolo acclamava la mitica "Bella ciao" che è sorprendente come ancora oggi, anche dai giovani, sia considerata una canzone importante da non dimenticare, ed il popolo è stato accontentato.

Pogo pazzesco anche con "Transamerika" per il grande exploit della fisarmonica. Dopo le prime parole della prima loro canzone "In un giorno di pioggia", mani tutte alzate come a venerarla, la terra d'Irlanda, e poi di nuovo tutti a ballare nei momenti più vivaci.

I suoni si alleggeriscono e danno spazio alla voce di Cisco in quella riflessione e quel saluto rivolto a un grande partigiano morto per la libertà, in dialetto modenese, naturalmente, "Al dievel".

Le mani ora sono chiuse in pugni, i nostri cantano "Contessa" e sotto quei pugni, in platea, molte bocche li accompagnano, le voci sono tante e forti tanto da coprire quasi quelle microfonate degli artisti. Ci sono ancora tanti pezzi per i quali scatenarsi: "Grande Famiglia", "Clan Banlieue", "La banda del sogno interrotto" e suoni che riecheggiano anche un po' dall' Oriente in "Ahmed l'ambulante". Dopo "Morte di un poeta" e "La strada" esce fuori la straordinaria teatralità dei modena ne "La fola del Magalas" e nella tremante "L'ultima mano Ultime energie rimaste, da sfruttare al massimo per la "The Great Song of indifference e "tienes que esperar" per "Cent'anni di solitudine E' la terza volta che assisto ad un loro spettacolare concerto e vi consiglio di andarli a trovare, ma non senza prepararvi a vivere una massacrante ma divertentissima esperienza.



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