Afterhours - Live - Vittorio Veneto Live report, 23/07/1999

08/09/1999 di Michele Napolitano



Dopo la svolta in senso decisamente “pop” dell’ ultimo disco “Non è per sempre”, ero particolarmente curioso di ascoltare i “nuovi” Afterhours dal vivo. Ero soprattutto ansioso di vedere come avrebbero giostrato le sonorità acide degli album precedenti con quelle ben più “leggere” dell’ ultimo lavoro.

L’ inizio è affidato a “Milano Circonvallazione esterna”; la prima impressione è quella di trovarsi di fronte ad un concerto molto teatrale e cupo, quasi “horror”! Luci molto inquietanti accompagnate da una scenografia semplice ma molto efficace; sei lunghe tele che assumono colori diversi si spiegano alle spalle del gruppo. La prima parte dello show lascia spazio ai nuovi pezzi “Non si esce vivi dagli anni 80” e “L’estate” che, nonostante l’impeccabile esecuzione e la carica espressa dal gruppo, lasciano il pubblico un po’ freddo.

“Sui giovani d’oggi ci scatarro su” è il primo di una serie di brani tratti da “Hai paura del buio”, e da questo momento il concerto prende il volo. Il pubblico finalmente comincia a lasciarsi trasportare dalla musica della band, che sul palco non si risparmia certamente, soprattutto il tanto scatenato quanto bravo ed efficace Xabier. “Non è per sempre”, “Bianca” con i loro ritornelli diretti e melodici rivelano il cambio di stile della band che non rinuncia comunque a creare atmosfere torbide e claustrofobiche con “Tutto fa un po’ male” e con la applauditissima “Punto G”. E’ difficile restare indifferenti di fronte alla carica sonora della band. Gli Afterhours sanno suonare bene e lo dimostrano pienamente stasera. Non sono su quel palco per caso, ma tredici anni di carriera hanno permesso loro di poter adesso portare la loro musica in tutta Italia. A loro interessa solo la musica, nient’altro li può toccare mentre suonano; la politica, la società e tutte le altre menate tanto blasonate da molti gruppi (troppi!!) non esistono più. L’ unica cosa che conta è la musica. “Noi siamo qui per suonare rock, voi per ascoltarlo; il resto stasera dimenticatevelo come facciamo noi!” sembra volerci dire implicitamente Manuel Agnelli con il suo atteggiamento distaccato, di poche parole negli intervalli tra un pezzo e l’altro. Ed è proprio questo che io mi aspetto da un gruppo rock.

E così la sensazione che la band ci lascia alla fine del concerto dopo la stupenda “Dentro Marylin” non può che essere di attesa; attesa di rivedere presto un gran concerto rock come quello di stasera. E non è così facile vedere concerti così oggi in Italia.



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