Modena City Ramblers - Live @ Vox club - Nonantola (MO) Live report, 19/11/1997

19/11/1997 di



In una serata autunnale, immerso nelle lande padane, sono corso a seguire dal vivo la 'Grande famiglia' dei Modena City Ramblers, esibitisi all'interno del Vox, un locale ideale per la musica dal vivo, ma in questo caso necessario ripiego per l'esigua vendita di biglietti che i botteghini avevano registrato nei giorni precedenti (...sigh !!). Innanzitutto, per fugare ogni dubbio, lo spettacolo si è rivelato del tutto soddisfacente, in barba sia alla critica specializzata, che ha fatto di tutto per stroncare questo "Terra e libertà" (riuscendoci !), sia alla poca competenza del pubblico italiano, che ha fatto il resto. Personalmente ritengo sia paradossale questo atteggiamento, siccome molti nuovi brani, se vogliamo, sono più orecchiabili e 'radiofonici' del passato, pur non perdendo in freschezza e incisività. È vero che giudicare a posteriori è sempre più facile, ma ritengo che una buona fetta del pubblico di cui sopra, affezionato più che interessato alla proposta dei 'clanbalieu emiliani', non sia riuscito a cogliere né lo spirito e né tantomeno le scelte musicali di quest'ultimo album. E non a caso il concerto ha seguito, come d'altronde è giusto che sia, i segnali che si erano voluti dare coll'ultimo lavoro, ricco di citazioni, di sonorità sperimentate per la prima volta, e risultato di esperienze 'altre' rispetto ai richiami irlandesi. I M.C.R. del 1997 non sono animati dallo spirito 'caciarone' che forse a molti piaceva : hanno in parte la voglia di togliersi di dosso gli abiti che troppo spesso, non solo la critica, gli aveva fatto indossare ; ora sono più riflessivi, se mi si passa il termine, nel senso che si aprono a nuove possibilità sonore, riuscendo a coinvolgere anche di più lo spettatore con delle ballate ricche di armoniche, violini e banjo, strumenti che hanno utilizzato da sempre, ma che ora preferiscono adattare a nuove situazioni. Ci siamo così trovati ad assistere, nello svolgersi dello show, ad una parentesi acustica dove pezzi come "Radio Tindouf", "L'amore ai tempi del caos", "Canzone dalla fine del mondo", "La strada" e "Remedios la bella" non lasciavano spazio che a splendidi momenti di dolcezza ; pur tuttavia non è mancata l'irruenza che hanno brani come "Il ballo di Aureliano", "Cent'anni di solitudine", "Cuore blindato", "Danza infernale" o "L'ultima mano". In pratica, nelle due ore circa di emozioni, la band ha saputo variare il ritmo in base ad una scaletta ragionata che alla fine ha lasciato comunque... l'amaro in bocca, nel senso che ci si accorge come ormai, pur avendo prodotto solo tre album, i Modena abbiano un repertorio di tutto rispetto (cover comprese), dal quale è veramente difficile scegliere brani che lo possano rappresentare al completo. Comunque notevole è stata la rilettura in chiave swing de "La fola dal magalas", come anche il riarrangiamento in chiave orientale di "Ahmed l'ambulante" e la scenografia, semplice ma efficace, de "La danza infernale". Non sono mancate "In un giorno di pioggia", "Morte di un poeta" e i bis con "Bella ciao", "Contessa" e "Ninnananna". Nel complesso, il cantante, ha confermato di saper tenere il palco e soprattutto è la prova lampante di come il gruppo sia riuscito a sviluppare quell'omogeneità che, dopo la dipartita di Morselli, sembrava essere in discussione. Tutto ciò testimonia e rende evidente il fatto che ci troviamo di fronte a otto elementi i quali funzionano solo a condizione che ci siano tutti assieme, in quanto le singole personalità all'interno del combo modenese sono funzionali esclusivamente allo spirito dell'intero gruppo. Finora l'operazione sembra riuscita proprio per questo motivo, e suppongo, non a torto, che altrimenti non sarebbe proprio la stessa cosa.



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