Carmen Consoli - Live @ Vox - Nonantola Live report, 19/02/1999

19/02/1999 di



Bella responsabilità riportare le impressioni personali relative ad un concerto della 'cantantessa', perché se da una parte si rimane ammaliati dal suo particolarissimo carisma, dall'altra si trova ancora molta gente in giro che diffida della sua proposta, sicuramente più convincente di molte altre che si spacciano di 'qualità' solo perché bazzicano nel mondo dell'underground.

Non sono certo i presupposti a rendere bello un concerto, ma la sostanza stessa dell'evento: oltre 90 minuti di buona musica, con la Consoli supportata da una band precisissima e fortunata a suonare in un locale, il Vox, che enfatizza al meglio ogni particolare, sia del sound che delle luci. Peccato solo aver perso l'occasione di veder suonare i Puertorico, rimasti 'intrappolati' negli impegni televisivi della vocalist Paola Maugeri.

Così, in fretta e furia, si prepara il palco e si parte con Per niente stanca, pezzo dalle chitarre acide che anticipa Sentivo l'odore e l'hit-single Puramente casuale; si intuisce fin da subito che Carmen non si tira indietro, imbraccia la chitarra in ogni brano e dà sfoggio della sua voce senza timore. Gli arrangiamenti adottati per il live evidenziano la scelta di 'elettrificare' il suono nel suo complesso, quasi che gli accorgimenti 'à la Garbage' dell'ultimo lavoro siano stati vincolati alla necessità di un impatto più diretto. A dimostrazione di ciò vi sono episodi come Autunno dolciastro, con un finale psichedelico di notevole spessore, e la resa di Geisha, intensissima, soprattutto quando tocca a Carmen mettere in mostra le sue doti vocali.

Nella scaletta non mancano naturalmente Confusa e felice e Bésame Giuda, quest'ultima legata a Bésame mucho, eseguita per intero, a dispetto del mezzo minuto dell'album. Dal penultimo lavoro vengono ripescati i due Bonsai, Un sorso in più e Fino all'ultimo, strutturata su un alternarsi di climax sonori. Prima di chiudere, una versione torrenziale di Lingua a sonagli (presentata come "un brano dedicato ai traditori"), nel finale in medley con i versi di Bésame Giuda.

Al momento dei bis è toccato recuperare Amore di Plastica e Quello che sento, gli unici due pezzi suonati con le sole chitarre della protagonista e di Max Roccaforte; quando rientra la band si attacca con Venere per poi chiudere la serata recuperando Contessa miseria, lunghissima e caratterizzata da echi zeppeliniani nell'ennesimo finale stravolto.

Questa la cronaca di un concerto, bello e coinvolgente quanto la ragazza catanese, sempre più brava e capace ad assumere un ruolo di tutto rilievo nel panorama della musica rock italiana.



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