Super Elastic Bubble Plastic - Lover’s Heart - Il Cuore Di Chi Ama

24/11/2008

(illustrazioni di Thomas Ray)

La scorsa settimana è uscito "Chances", il loro nuovo album. Li abbiamo intervistati, vi abbiamo fatto ascoltare il disco per intero e ora vi proponiamo un racconto scritto in esclusiva per Rockit da Gionata Mirai e illustrato da Thomas Ray.



Ora è tutto nero. Ora è tutto più chiaro. Non vorrei che fosse così, vorrei continuare a non capire, vorrei continuare a chiedermi cose, immaginare soluzioni, sperare di aver frainteso. Vorrei sbagliarmi. Vorrei sbagliare ancora e ancora. Vorrei non essermi mai trovato in questo posto, vorrei non aver mai capito. Vorrei non essermi mai chiesto il perchè di tante cose.

Ma l'ho fatto. Ed è un misto di curiosità morbosa ed euforia adolescenziale. E' la falena che cerca calore sciogliendosi in una lampada alogena; e' la mosca che sbatte contro il vetro. La cosa strana è che da oggi capisco anche il vetro. So che la lampada, se potesse, forse impedirebbe alla falena di avvicinarsi. Spesso la sopravvivenza prevede l'ignoranza.

E' stata dura aprire gli occhi e sentirsi stremato-spaesato in un luogo buio e caldo, familiare ma sconosciuto. C'è solo una candela accesa nella mia mano sporca e tremante. E ho paura, puzzo di paura.

Il pavimento è strano ed è buio tutto attorno; sarei infinitamente grato a chiunque mi spiegasse dove mi trovo.

Dal silenzio di questa specie di caverna arriva solo un pulsare basso e profondo. Respiro e penso, respiro e penso. Sono le uniche cose che non riesco a smettere di fare.

L'ultimo ricordo prima di svegliarmi in questo posto è un litigio per questioni poco importanti. Poco importanti per me, ovviamene, non per lei. Valla a capire...

Ho un'idea. Forse se avvicino la candela alle pareti di questa stanza (anche se è chiaro che non si tratta di una stanza), forse mi si chiariranno le idee, magari mi si apre un mondo nuovo e più facile. Almeno capirò il senso di questo rumore sordo.

Sono strane queste pareti, ed è successa una cosa ancora più strana: appena ho avvicinato la candela il rumore si è fatto più forte e veloce, direi quasi affannoso. Ho avuto paura e ho preferito il buio. Ma non mi basta, non posso permettermi di fermarmi adesso, devo capire. Ci riprovo. Mi riavvicino. Illumino. Il rumore è sempre più forte e veloce. Ora non è affannoso, è tremendamente deciso. Si muove tutto. Mi gira la testa ma voglio capire. "Resisti e ti sarà dato", mi dicevano, ma non sapevano di cosa stessero parlando.

Ho toccato il muro con la fiamma, era rosso e teso. Vivo.

Ora che ho bruciato queste pareti il battito si è fermato ed è tutto più calmo. Ma ho freddo e mi sento triste di quella tristezza che paralizza. Spegnerei la candela e mi accoccolerei come un gatto aspettando che arrivi domani. Per sentirmi meglio, per far finta di niente, per non pensarci. Perchè è successo qualcosa, lo sento, qualcosa che non doveva accadere. Ho causato qualcosa da cui è impossibile tornare indietro.

Il pulsare si è spento scemando, la candela ha fatto il suo dovere, e per un attimo ho avuto la sensazione di essere già stato in questo luogo. Ho creduto di riconoscere il calore di quel battito, la rilassante consistenza di queste pareti e quel senso di protezione che solo una prigione può dare. Era vivo e pulsava. E mi spingeva a capire.

Era vivo e pulsava. Ma mi chiedeva di non chiedere.

Era il cuore di chi ama. Io ci sono stato e l'ho ucciso con la calma razionale del boia per passione. Lentamente.

Avrei dovuto spegnere quella candela e abbracciare quelle mura.

Avrei dovuto addormentarmi piccolo e quieto. Per non uccidere.

Avrei dovuto essere un altro.



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