Le luci della centrale elettrica - "Cronache Emiliane" al Romaeuropa Festival Live report, 18/10/2014

Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi - Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi -
22/10/2014 di

Il Romaeuropa Festival ha ospitato Cronache Emiliane, uno spettacolo speciale di Le Luci Della Centrale Elettrica con le musiche di Federico Dragogna dei Ministri. Canzoni e letture di autori emiliani accompagnate delle proiezioni di foto di Luigi Ghirri. Poche centinaia di persone sedute e sul palco una rapida successioni di luoghi e immaginari legati al Po, alla nebbia Padana e a tanti ricordi personali sul tragitto che collega Ferrara al resto del mondo. Un live molto bello e poetico. Sandro Giorello racconta.

 

 “Una specie di pellegrinaggio nel nulla, ma è un bel nulla per me”, è in pratica la prima frase che dice appena salito sul palco. Cronache Emiliane è uno spettacolo con canzoni di Vasco Brondi e letture di autori emiliani, sullo sfondo vengono proiettate le fotografie di Luigi Ghirri, che secondo Brondi era uno capace di far “diventare leggendari dei posti anonimi”. Quindi storie di provincia, di nebbie, e di andare sul Po come se se si andasse in spiaggia. Il gioco può funzionare se si riesce a raccontare qualcosa di denso, vero e potente, perché ormai l'immaginario della provincia è stato accettato digerito e sembra che i cantautori lo inseriscano ad occhi chiusi e con il pilota automatico. Raccontare la malinconia - “per Zavattini la malinconia è orginiaria del Po”, dice Brondi - è un po' diverso.

Il gioco funziona. Federico Dragona costruisce il tappeto sonoro e Brondi legge un foglio dietro l'altro, in maniera molto serrata e scarna. Come se fosse un viaggio in treno e i posti che vedi dal finestrino ti sfuggono davanti. Alterna gli stili e i toni, e allora Gianni Celati e gli estratti di “Verso la foce” suonano freddi come Bret Easton Ellis, le poesie di Roberto Roversi assumono un ritmo aulico. E può darsi che mi sbagli, sia chiaro, non sono cose che frequento abitualmente, ma permane l'idea di movimento, e soprattutto, c'è un senso austero. Sembra un racconto privato e personale ma al tempo stesso epico: vuoi per lo spessore dei personaggi coinvolti, vuoi perché per sfuggire da quella claustrofobia provinciale poi ci si immagina viaggi verso Amsterdam, Broadway, o il mare del nord. Vuoi perché alla fine quella malinconia ti smuove un certo senso di appartenenza. Una specie di pellegrinaggio nel nulla, ma è un nulla che conosciamo bene. Non è solo ricordarsi che, chi più chi meno, la vita di paese l'abbiamo fatta tutti, è che questa vita di paese ti fa crescere con delle immagini precise in testa che magari da piccolo odi ma che con l'età tendi a rivalutare. “Mi sono reso conto che il posto dove venivo andava benissimo per combinare qualcosa”, dice Brondi.



Canzoni come “La Terra, L'Emilia, La Luna”, “40 Km”, “Blues del delta del Po” o “Le ragazze stanno bene”, ovviamente, completano magnificamente il racconto. È un bel concerto, ogni tanto Brondi stecca ma pazienza. Inserisce anche una cover di “Amandoti” dei CCCP e chiude con quando “Tornerai dall'estero”, che è perfetta: bella rotonda, con la voce e calda intonata. Il tutto è durato poco più di un'ora. Poche centinaia di persone sedute, a ribadire che doveva essere una cosa intima, quasi estemporanea. Una sala spoglia e il resto lo facevi con l'immaginazione. Uno spettacolo denso e potente. Complimenti.

 

Le luci della centrale elettrica ha annunciato oggi un'ultima serie di concerti per chiudere il tour di "Costellazioni", qui le date.

Tag: concerti

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