Battisti in streaming e quelli che non ci stanno perché i puri l'ascoltano solo in vinile

Il 29 settembre 2019 si è compiuto un rito collettivo, ma in tanti hanno storto la bocca
30/09/2019 12:00

29 settembre: data simbolica per i fan di Lucio Battisti (e dell'Equipe 84) che resterà nella storia anche 53 anni dopo la pubblicazione del famoso singolo per l'approdo della discografia di Battisti-Mogol alle piattaforme di streaming. Nonostante Grazia Letizia Veronese e Luca Battisti, moglie e figlio di Lucio (gestori del 56% del capitale della società Acqua Azzurra) siano sempre stati contrari alla digitalizzazione dei dischi di Battisti, la battaglia legale si è conclusa, almeno apparentemente, con alcuni tra i più famosi album della storia della musica italiana, fruibili su Spotify, Tidal, Apple Music etc.

Si tratta di "Lucio Battisti" (1969), "Emozioni" (1970), "Lucio Battisti Vol. 4" (1971), "Amore e non amore" (1971), "Umanamente uomo: il sogno" (1972), "Il mio canto libero" (1972), "Il nostro caro angelo" (1973), "Animal latina" (1974), "La batteria, il contrabbasso eccetera" (1976), "Io tu noi tutti" (1977), "Images" (l'album coi suoi successi cantati in inglese, 1977), "Una donna per amico" (1978) e "Una giornata uggiosa" (1980), l'album che segna la fine del sodalizio col paroliere Mogol e l'inizio della seconda carriera di Lucio Battisti, quella fuori dai riflettori e dal sentimento nazionalpopolare, più sperimentale e, ancora oggi, tutta da scoprire. Quella che ancora non si trova in streaming perché i diritti sono ancora blindati della famiglia.

Al di là del gioco delle parti, trovare i classici e i pezzi più ricercati del sodalizio Mogol-Battisti sulle piattaforme digitali per poterne fruire quando e come ci pare sembra un mezzo miracolo, che ha portato un sacco di persone il 29 settembre a condividere sui social i pezzi preferiti di quell'unione irripetibile. Fin qui tutto bene, se lasciamo da parte la ridondanza tutta social che porta i suoi fruitori a imitare la tendenza del momento, col risultato di mostrare un sacco di contenuti tutti uguali uno dopo l'altro sulle bacheche di quelli meno interessati, ma possiamo affermare con tutta sicureza che esistano problemi ben peggiori nella vita.

La polemica è partita in sordina per poi aprire le ali e adombrare la felicità di chi stava facendo il ripassone della discografia Battisti-Mogol o di chi stava scoprendo gemme nascoste. Una serie di status che, in soldoni, dicevano: "Ma come fate a gioire per Battisti in streaming? La qualità è pessima, non siete puri." Noi ci siamo guardati perplessi e abbiamo convenuto che non ci siamo. Soffermiamoci sulla dinamica social prima di entrare nello specifico della polemica; l'effetto Greta Thunberg, ovvero sparare sterco in direzione di un evento con una massiccia partecipazione popolare, di solito si divide in due tronconi: se da una parte ci sono gli hater per come li conosciamo, che scrivono prima di leggere e non si documentano neanche, presi da un raptus di sfogo della propria frustrazione, dall'altra ci sono quelli gli albatros di Baudelaire, quelli che si sentono sprecati a stare con la gente normale e che soffrono l'idea di non volare per mostrare a tutti quanto siano belli.

Se gli hater ordinari hanno voluto far sapere a tutti quanto Lucio Battisti sia sopravvalutato come musicista, cantante e arrangiatore, quanto non abbiano mai ascoltato le sue canzoni e quanto siano stupidi tutti quelli che lo fanno, gli albatros si sono dati all'audiofilia, affermando con tutta certezza che Battisti in streaming non si può sentire, perché la sua musica ha bisogno di una fruizione di una certa immobilità, geometricamente piantati davanti alle casse da mille euro cadauna, con un amplificatore di quelli con gli elettrodi in lacrime di drago, un vinile dell'epoca in condizioni perfette e un giradischi in titanio con la puntina di diamante lavorato. Questa è la forma di odio social che detestiamo di più. 

Storytelling veloce: sono un fiero possedente di vinili del periodo Battisti-Mogol e, dal 29 settembre 2019, posso continuare ad ascoltare i vinili di Battisti a casa quando ne sento l'esigenza, senza togliere l'entusiasmo a chi sta in metro e, grazie al telefonino, si strugge pensando a scogli che non possono arginare il mare. Una cosa non esclude l'altra, e questo vale per tutta la musica nei cataloghi dei servizi in streaming. Come abbiamo visto nel nostro sondaggio, i teenager ascoltano musica soprattutto grazie a YouTube e Spotify, quindi grazie alla digitalizzazione di quel catalogo avranno accesso alla musica del duo più famoso della canzone italiana, potranno inserire le canzoni delle playlist e giocarci come vogliono, facendo rivivere quelle canzoni. Dopotutto, il 30% degli ascoltatori dei Beatles su Spotify ha tra i 18 e i 24 anni, non sarebbe bello fosse così anche per Lucio Battisti?

La polemica è del tutto antistorica e denota una boria insensata, ma non vogliamo neanche parlare di progresso, quanto di dati alla mano: lo streaming in qualità 320k di Spotify è molto buono, quello di Tidal parte dalla risoluzione CD per arrivare alla qualità audiofila di di 192kHz/24bit della modalità MQA (Master Quality Authenticated). Se non è la qualità il vero pretesto, qual è allora? La nostalgia, probabilmente. Citando le parole dei Coma Cose: "Ne apro una da 66, che poi sono gli anni di mio papà, aveva gli occhi tristi e in macchina Battisti. Guidare verso Jesolo, le mani sul volante erano grandi come le zampe di un leone."

Non fate i duri se in un articolo su Battisti citiamo una band del 2019, entriamo insieme nelle parole, ché il senso è facile da capire; quasi tutti i nuovi adulti, dai 25 anni in poi, hanno partecipato a un rito e hanno un ricordo collettivo: la gita da piccoli coi genitori in macchina che cantavano Battisti a squarciagola. Ci sono passati un po' tutti, negli anni '90 come negli anni '70 e, seppure le canzoni a quell'età, con quella carica emotiva sembrassero infinite e non avessero neanche un minuto di non amore, di solito erano suonate da una cassetta nello stereo sgangherato della macchina, o al massimo da un CD talmente consumato che saltava. Pochi potevano permettersi un impianto casalingo da audiofili e sappiamo bene che la supposta superiorità del vinile si manifesta solo in caso di supporto di tale impianto e non certo col giradischi da 100 euro con le casse integrate che trovate su Amazon. Né quell'ascolto, né il CD preso all'autogrill coi soliti grandi successi di Battisti suonava qualitativamente meglio di un play sulla piattaforma di streaming preferita, ma vi è rimasto nel cuore perché vi ricorda quando eravate piccoli, la famiglia era tutta unita e avevate meno problemi. È un'ipotesi, vale la pena rifletterci.

Morale della favola: gli album di Battisti-Mogol sono in streaming, ma anche in CD, negli autogrill, nei negozi e nei mercatini del vinile, alla radio, in diffusione nei supermercati, negl'impianti per audiofili, nelle casse bluetooth degli zarri, nella memoria e nel cuore di cento generazioni, nei programmi di Carlo Conti e in quelli di approfondimento, nel piatto del dj che mette "Il veliero" in un set ricercato e nella nonnina che ricorda a memoria "Acqua azzurra, acqua chiara". La scelta su come fruire di quella musica sta a noi e, per una volta, potremmo farla senza rompere le scatole al prossimo. 

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L'articolo Battisti in streaming e quelli che non ci stanno perché i puri l'ascoltano solo in vinile di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 30/09/2019 12:00

Tag: opinioni - streaming - polemica

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