Madaski meets Architorti - Reggio Emilia, Maffia Live report, 05/03/2000

05/03/2000 di



Minitour di Madaski accompagnato da un quintetto d'archi (contrabbasso, violoncello, viola e due violini), accoppiata stravagante, occasione imperdibile, curiosita' legittima, aspettative elevate. Si entra al solito e provvidenziale Maffia, gia' tappa, dieci mesi fa, della serie di concerti seguita all'ultimo album. Colpisce ovviamente la sistemazione quantomeno atipica del palco: un violoncello e un contrabbasso in attesa, cinque sedie a semicerchio, serissimi spartiti su serissimi leggii. Inevitabile giocare ad indovinare come saranno vestiti gli occupanti: vinte tutte le scommesse, poco dopo mezzanotte ecco gli smoking. Si comincia. Subito il solo Madaski, presto raggiunto dal quintetto. Immediatamente e perentoriamente chiaro il tono delle sera: niente limiti, niente forme definite, niente parti staticamente assegnate ai vari musicisti: spesso ai cinque ospiti sono canonicamente lasciate tracce melodiche (portanti o latenti) del pezzo che nasce alle loro spalle, ma capita che le presenza virtuali di Sean o Macka B ricamino rime su un accondiscendente tappeto d'archi privo di qualsiasi supporto ritmico, che le corde del violoncello siano furiosamente percosse (con pochissimo rispetto dell'utilizzo tradizionale) per rafforzare una base jungle, che le mani del pubblico si sostituiscano ad una traccia di batteria improvvisamente scomparsa, che sorprendentemente i violini competano in cattiveria sonora con il campionatore, che i ruoli si scambino in continuazione, con qualcuno a fare il pezzo e gli altri a disturbarlo, per poi tornare compatti a sostenerlo insieme, di volta in volta piu' o meno incalzanti, armonici, devianti o semplicemente complici. Madaski, due passi dietro e tre sopra (gia' e' enorme di suo, c'era bisogno di metterlo cosi' in alto?), a sua volta elegante (se questo e' un aggettivo proponibile per una giacca di lame' che se centrata da un qualsiasi fascio luminoso rende superflua ogni altra fonte di luce nel locale) folleggia, passando da una concentratissima ed illuminata gestione delle manopole ad un canto tanto enfatico quanto innocuo (non e' amplificato!), o ancora ad una giocosa e sommaria direzione dell'orchestra sottostante che tradisce reminescenze sanremesi (l'anno scorso, per i Dr. Livingstone). Il recente "Da Shit Is Serious" e' proposto praticamente per intero, prediletto per una musicalita' indubbiamente piu' marcata e forse per un migliore accostamento degli archi ai ritmi spezzati, ma c'e' il dovuto spazio anche per le miracolose "Terapia Finale" e "Chemioterapia 2" dal capolavoro "Distorta Diagnostica". Anche per quanto riguarda la scaletta, comunque, l'approccio e' sicuramente poco convenzionale: spesso di un pezzo vengono presentate due versioni (entrambe rigorosamente differenti dall'originale e lavorate in tempo reale, Madaski non sta sul trono a far partire cassettine), con una sistematica pratica di autoremix alla quale il contributo prezioso degli Architorti aggiunge nuove idee. Esemplare il caso dell'accattivante "Tonight", felicissimo singolo ai tempi dell'uscita dell'album, che durante i novanta minuti del concerto e' riproposta ben quattro (!) volte, nelle quali viene esaltata, violentata, riabilitata, massacrata, lasciata ossidare e/o fermentare per poi essere riportata in vita, solo per ricominciare a sezionarla da capo, correndo dietro ad ogni possibile intuizione che rimbalza tra gli archetti e l'elettronica del piano di sopra, sempre con risultati sorprendenti. Prima della terza ripresa, chiesto a gesti (sul palco non ci sono microfoni) il silenzio agli spettatori, il 'techno cowboy' ha presentato quanto sarebbe seguito dicendo "Questa sera suono solo Tonight": non sarebbe certo stato un problema se lo avesse fatto davvero, vista la resa delle versioni proposte e le reazioni del pubblico. Se Madaski e' un genio (e le prove sono sparse numerose tra quanto ha finora dato alle stampe come solista o manipolatore, con la possibilita' di scegliere tra pezzi impietosamente devstanti ed altri almeno apparentemente piu' fruibili, senza perdere minimamente in qualita'), questa occasione lo ha confermato nel piu' eclatante dei modi: assolutamente imperdibile l'impatto live della performance che, oltre a riproporre qualita' ormai indiscutibili e ad aprire prospettive che e' riduttivo definire 'interessanti', regalando tra l'altro al pubblico lo spettacolo di sei persone che sul palco si stavano davvero divertendo, puo' tornare utile per ricordare ai distratti che 'contaminazione' non sono i Metallica con l'orchestra.



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