Consorzio Suonatori Indipendenti (CSI) - Made in Bo - Bologna Live report, 27/06/2000

18/07/2000 di



Prima annotazione a posteriori: la Notte Slava, nel suo insieme, é stata un'ottima reazione ai disastri della Notte Africana, conclusa tra insulti e sassate molto prima del dovuto. Questa volta é andato davvero tutto bene, con affluenza generosa (a metà serata, mentre continuava ad arrivare gente, i biglietti staccati erano già più di seimila, e il concerto si é concluso poco prima delle 02.30), buone idee realizzate al meglio (splendide le bande jugoslave sparse per il Made in Bo prima dell'inizio del concerto, folli le scene sul palco con le russe Babouskas che inscenavano un matrimonio condito da canti tradizionali) e il clou affidato a Goran Bregovic (opinione personale: indiscutibilmente bravo ma indiscutibilmente sopravvalutato) che con il suo solito numerosissimo e ormai caratteristico contorno di ottoni, archi, cori maschili e voci bulgare ha dimostrato in due ore e mezza, davanti ad un pubblico entusiasta, che per apprezzare il suo spettacolo una polverosissima ma festosa arena all'aperto é sicuramente piu' indicata di uno dei tanti teatri 'colti' della penisola che é diventata la sua seconda patria.

In mezzo a tutto questo, due anni dopo il trionfale giro d'Italia seguito al successo di Tabula rasa elettrificata, l'attesa data inaugurale del mini tour estivo dei C.S.I., primo concerto dopo l'uscita dell'album solista di Ferretti e del libro "In Mongolia in retromarcia", le versioni 'ufficiali' della rottura tra Zamboni e lo stesso Ferretti, e l'infinita serie di epitaffi giornalistici (per ora) immotivati sul gruppo italiano più significativo degli anni '90.

Intro pesantemente atipica, con "A tratti" remixata in tempi lontani dai Datura sparata a mille: idea davvero bella, con qualcuno che ride, qualcuno perplesso, qualcuno preoccupato, qualcuno che non capisce. Si spegne l'ultima nota, si affacciano sul palco 6/7 della formazione recente, con Maroccolo avanzato in prima linea a salvare la simmetria estetica, e si comincia con un tappeto sonoro sul quale Ferretti legge nervoso generosi passi di "Indicazioni stradali sparse per terra" (lo scritto del poeta bosniaco Nedzaz Maksumic che accompagna Materiale Resistente) che sfuma nella prima parte di "Cupe vampe": é la Notte Slava, e i C.S.I., che vantano qualche solido precedente sull'argomento, non sono in scaletta solo perché il loro cantante é l'organizzatore della rassegna. I Balcani riemergono con la cover di "Ederlezi" dello stesso Bregovic, già di frequente nel repertorio solistico di Ginevra Di Marco, nella quale la voce femminile del Consorzio dimostra per l'ennesima volta tutto il suo valore (e Ferretti si propone come corista, con una resa decisamente migliore delle previsioni!), mentre per il resto del concerto (settantacinque minuti tirati, senza bis) vengono scelti, con un quasi assoluto equilibrio tra gli album, alcuni dei brani migliori registrati dal gruppo nell'ultimo decennio.

L'atmosfera é prevalentemente pacata: i due cantanti sono seduti sui soliti sgabelli, i pezzi proposti (eccezioni per la millenaristica "Finistere", per "Forma e sostanza" e per "Unita' di produzione", comunque non arrembanti come altre volte) sono spesso scelti tra i più riflessivi, mentre qualche altro viene rimasticato in questa stessa direzione ("In viaggio", "A tratti" che perde tutta l'irruenta seconda parte), la chitarra di Canali é più controllata del solito, Cavalli Cocchi un paio di volte addirittura abbandona le bacchette per sedersi dietro ad un tamburo, Maroccolo alterna il basso con la chitarra acustica: siamo decisamente dalle parti di La terra, la guerra, una questione privata, live 'acustico' (se non rigorosamente nei modi - meglio 'acusticheggiante'? - di certo nell'approccio) con il quale questo concerto ha condiviso buona parte della scaletta (fatta un'ovvia eccezione per i pezzi allora non ancora incisi).

Scontata l'attenzione dedicata alla tanto discussa lacuna nell'organico abituale: se ogni tanto la traccia della chitarra di Zamboni é semplicemente e impietosamente assente (su "In viaggio" sembra che il jack della sua chitarra sia staccato: poi ci si ricorda che non manca il collegamento, manca il chitarrista...), altre volte i tentativi di 'riempire il buco' degli altrove ottimi Magnelli e Canali risultano un pò patetici. La resa sonora, comunque, é ottima come sempre e la scaletta allinea troppe track memorabili ("Irata", "Annarella" e "Inquieto" su tutte) perché uno spettatore oggettivo possa avanzare riserve (e di gente contenta e senza troppi problemi ce n'era tanta); se invece si sceglie di andare un pò oltre resta sicuramente legittimo bollare queste sei date estive come 'transitorie', e restano altrettanto legittimi tutti i dubbi sul futuro che seguirà il previsto incontro autunnale nel quale si ritroveranno tutti i componenti del gruppo (compreso Zamboni, per ora ufficialmente a riposo temporaneo) per decidere cosa fare e, eventualmente, come farlo. Tanti gli scenari ancora aperti, ed é inutile, anche se viene naturale, giocare troppo con le varie ipotesi: staremo a vedere.

Nell'attesa si archivia un concerto da molti punti di vista impeccabile, anche se meno 'magico' di altre volte, che si chiude con un finale atipico quanto l'apertura, con la ripresa della coda strumentale di "Mozzill'o Re" da Epica, Etica, Etnica, Pathos, CCCP Fedeli alla Linea, anno 1990: allora una storia straordinariamente feconda si stava esaurendo, ma si stavano gettando i semi perché dalle ceneri ne nascesse, qualche anno più tardi, una altrettanto indimenticabile. Per sapere cosa succederà questa volta, consapevoli che, purtroppo, non sempre le cose vanno a finire bene, bisognerà aspettare ancora un pò: poi sarà una riappacificazione impossibile, un bel disco nuovo, un brutto disco nuovo, uno scarno comunicato stampa o chissà cos'altro.



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