Skiantos - Made in Bo - Bologna Live report, 17/05/2001

29/05/2001 di



I concerti degli Skiantos sono diversi dagli altri, tanto nei modi quanto nei parametri di valutazione. Questo si sa.

Il concerto degli Skiantos al Made in Bo è diverso da tutti gli altri concerti degli Skiantos: qualcosa di molto vicino ad un rito, celebrato da sempre, anno dopo anno, senza nessun vincolo dato da tour, album o promozioni programmate. Semplicemente, ci si ritrova (questa volta con l'inedito rito del tesseramento all'entrata, ma in cambio delle 15000 si ottiene subito una birra, tabacco, cartine e un preservativo...), in tanti, portando da casa enormi sacchetti di verdura e tutte le scarpe da buttare programmaticamente conservate nei dodici mesi precedenti.

Dopo gli altri due gruppi (giusto, questo è il "Nano Bagonghi Festival II"...), che chiariscono per l'ennesima volta come la prestigiosa etichetta di "rock demenziale" sia quasi sempre sinonimo di "concerto prescindibile", arrivano finalmente gli eroi della serata (Freak, Dandy, Marmo Nanni, Granito e Tornado), qualche ennesimo chilo e qualche capello bianco in più, mentre dal pubblico volano valanghe di insulti, come di consueto ricambiati, assorbiti o metabolizzati con il solito gusto da un'incontenibile Freakantoni, vengono lanciati metri cubi di insalata (e alla fine del concerto su due terzi del palco c'è un tappeto verde spesso cinque centimetri, non esagero), si innalzano striscioni passionali ("siamo un pubblico di merda"), e ci si prepara a quello che sta per arrivare: una cavalcata di 'successi' uniti ad un pajo di pezzi dall'ultimo "Doppia dose", per settantacinque minuti tra la liricità (...) di "Karabigniere blues" e il pogo sui pezzi più tirati, tra le solite sbarbine (con le dichiarazioni di amore di Freak punteggiate da Dandy Bestia che alza le spalle e commenta "...è finocchio...") e "Non dirlo nemmeno per skerzo", tra "Gelati" e "Kinotto", tra l'intro di kazoo a "Io sono uno skianto" e i cambi di strumenti (Freak alla batteria e microfono per tutti gli altri), tra l'inno di Mameli rilanciato in un hendrixiano assolo di chitarra (...) e i tanti testi intramontabili ("l'avanguardia alternativa non fa sconti comitiva/ l'avanguardia è molto dura e per questo fa paura/ fate largo all'avanguardia/ siete un pubblico di merda"), cantati con entusiasmo dalla numerosa platea...

Gli Skiantos sono meravigliosamente uguali a loro stessi, Freak è devastante, e Dandy una spalla fantastica: la sagra di repliche alle sistematiche accuse di obesità al frontman è da antologia ("Sei grasso!" "E' vero, Dandy si è un po' imbolsito, ma non è il caso di ferire così la sua sensibilità...", "Sei obeso!" "Sì, ma a tua sorella piaccio lo stesso...", e un incantevole "Ti ho sentito dire 'ciccione di merda', sai? Ma sei fortunato, perché questa sera i tuoi insulti scivolano sul piano inclinato della mia indifferenza..." che scatena un convinto applauso tipo pubblico-di-una-conferenza), e le gag reiterate all'infinito (le leggendarie magliette, i cartelli che invitano a ovazioni o crisi isteriche...) o inventate dal nulla (un delirio mistico con due cardi raccolti sul palco e mostrati al pubblico come divina manifestazione, con commenti lucidamente sconnessi tipo "Adorate il grande cardo nella sua duplice apparizione!", "Grande cardo incrociato, proteggici in questo momento difficile!") sono sempre efficaci.

Finito il concerto, il pubblico rumoreggia in attesa dei bis, Freakantoni torna al microfono: "Se volete riaverci sul palco dovete simulare molto più entusiasmo", e parte una raffica di fischi e insulti che neanche Masini al Gods of Metal, e che continua ben oltre la ripresa del concerto. Poi è silenzio attento, cori a squarciagola sul ritornello, pathos a pacchi, che sull'epica "Sono un ribelle, mamma" è possibile, per un lungo attimo, trovare tra i confusi pensieri di ogni membro del pubblico - me compreso - qualcosa tipo "Dandy Bestia è il miglior chitarrista del mondo", "Questa è la canzone più bella della storia della musica", "Non ci sarà mai un gruppo pari agli Skiantos" e altre convinte e legittime assurdità del genere.

Dopo i bis, limitati visto che a mezzanotte scatta il consueto coprifuoco sui concerti all'aperto, si torna a casa in macchina, giocando a ricordare le 'edizioni' precedenti: il 999 con i reduci della formazione di fine anni '70, Shel Shapiro e l'uovo in faccia a Freak, il 998 con "Formigoni!" come anatema e il generoso lancio sul pubblico di vermi da pesca (e qualcuno li raccoglieva e li ritirava sul palco, qualcuno li mangiava (!)...), eccetera.

E con il concerto del 2001 aggiunto alla lista.

Ci si ritrova l'anno prossimo.



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