Live report del concerto di Dente al Magnolia a Milano

Le foto sono di Paolo ProserpioLe foto sono di Paolo Proserpio
11/12/2011 di

Dente raccontato da chi normalmente scrive di rap (anche lì le parole sono importanti). Enrico Piazza è andato alla seconda delle due date milanesi (entrambe sold-out). Si guarda intorno, si stupisce di come Dente non piaccia solo alle donne, e conclude che è la quintessenza del cantautorato. Il suo live report.

 

Se devo essere sincero, non è che proprio morissi dalla voglia di andare al Magnolia a vedere la seconda di due date sold out di Dente. Sono stato combattuto fino all'ultimo, preso com'ero a valutare i contro della mia partecipazione al concerto: la nebbia, la ressa, il caro benzina, il raffreddore e la tosse, l'eccessiva smielatezza nell'aria dell'Idroscalo e il fatto che non ci siano più le mezze stagioni. In tutto ciò, ci ho visto un solo pro, ma è stato più che sufficiente a convincermi. È che a quella tizia là che mi piace tanto piace tanto Dente, e allora fanculo il divano, fanculo le birre con gli amici, fanculo la sveglia il mattino dopo e fanculo il mondo intero.

Ed eccomi qua, sotto questo tendone pronto a esplodere, in un oceano di carne e giacconi invernali, birra e burro cacao. Mica difficile capire perché il gentil sesso straveda per Dente. L'occhio languido e la scrittura paraculo funzionano sempre, e chi se ne frega se la formazione è minimale, i visual li avrebbe fatti meglio Paperino e fra un pezzo e l'altro cerca di far ridere senza riuscirci davvero. Quello che non mi spiego è la presenza di tanti uomini, io che mi aspettavo di trovarmi in una specie di harem. O si è sparsa la voce, e allora i live di Dente sono diventati territorio di caccia, o Giuseppe Peveri è riuscito a crearsi un pubblico sessualmente variegato. Che alla fine ci sono più uomini che donne, strano ma vero. Ma adesso lascia stare le considerazioni sul pubblico e le statistiche di genere sul gradimento della musica peveriana; sul palco è iniziato il concerto, e sotto è finito il mormorio. E non parlare a voce alta che disturbi i vicini, che più che vicini sono appiccicati. C'è dell'eleganza sul palco, chitarra, tastiere e voce sono in armonia, e stai attento a testi e parole, continuano a suggerirmi. Io alle parole ci sto anche attento, ma adesso son più concentrato sulla musica che suona semplice ma impeccabile, leggera, galleggia sopra questa città fredda e triste, e lava via un po' di smog, alla faccia del bloccototaledeltraffico. Poche battute fra il primo e il secondo pezzo, anzi nessuna. Ma tanto non servono, perché l'attacco di “Saldati” è sufficiente a scatenare urla e sospiri. Saldate sono le mie labbra sulla cannuccia del bicchiere di Gin Tonic, saldati siamo noi lì in mezzo, stretti come dei cotton - fioc nella confezione ancora sigillata, saldati sono quei quattro sul palco, che procedono in perfetta sincronia, decisi ma discreti, con più garbo che irruenza. Qua applaudono tutti, uomini e donne. Perché, diciamoci la verità, il Peveri è bravo davvero, e non è perché ho già finito il secondo cocktail. Poi parte l'intermezzo parlato, con Dente che sussurra racconti tratti da vite inventate. Neanche il terzo Gin Tonic mi aiuta a ridere. Ma Dente se ne frega se io non rido, perché in fondo il pubblico – e qua soprattutto quello femminile – apprezza eccome, forse senza nemmeno ascoltare quello che dice.


Uscire a fumare una sigaretta è da suicidi, perché dopo non rientri più, e tocca fare il voyeur da un qualche spiraglio sul lato, a osservare quelli che se ne stanno sotto il tendone con l'anima sudata. Ma a tutto questo ci si pensa dopo, e nel frattempo che sigaretta sia. Dalla mia posizione defilata, vedo Dente che quasi scompare sul trespolo su cui se ne sta rannicchiato dietro il microfono, magrissimo, un mucchietto di vestiti e una chitarra appoggiati su uno sgabello, che sovrastano un pubblico in adorazione sul ritmo di “A Me Piace Lei”. Un concetto semplice rivelato su una linea di chitarra, la quintessenza del cantautorato. E guarda qua che roba: mentre io gelo al freddo, lì sotto la gente brucia, perché se sai come accendere un fuoco, poi alimentarlo è semplice. Dente lo sa fare bene, più con la musica che con i momenti di cabaret. Il ragazzo ha carisma, io ho solo freddo, e spingo per rientrare mentre Dente gioca con le parole e con il pubblico. Fra brani dell'ultimo “Io Tra di Noi”, come “Casa Tua” e “Giudizio Universatile”, o classici come “Buon Appetito”, “Incubo” e “Vieni a Vivere”, Giuseppe Peveri tiene in pugno il pubblico senza stringerlo troppo, da buon mattatore seduto quale è. Potrebbe sembrare un Battisti la mattina dopo una notte di alcol e amore, in quel limbo fra lo sfatto e il felice, oppure potrebbe sembrare semplicemente Dente, che di paragoni se ne sono già fatti abbastanza durante questi anni.


Ancora qualche battuta prima di abbandonare il palco, e qualche altra mentre torna per regalare il bis. Poi saluta, ringrazia e gira le spalle per l'ultima volta, mentre la gente sotto il palco urla che no, non se ne deve andare, e deve continuare a suonare tutta la notte. Per me va bene così, io che manco ero davvero venuto per sentire Dente alla fine. E invece ho trovato la colonna sonora perfetta per una bella serata d'inverno.

Commenti (9)

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  • Diego Ferreri 13/12/2011 ore 21:11 @diegopiu1

    grande Enrico!

  • Faustiko Murizzi 14/12/2011 ore 10:51 @faustiko

    Grandissimo resoconto... restituisce molto dell'atmosfera vissuta.

  • Cariata 14/12/2011 ore 14:05 @Cariata

    Cazzo che figata mi sembrava di essere ero proprio lì. Cioè, Dente non lo conosco, cioè non ho neanche capito tanto bene che musica fa, credo che sia tipo Malgioglio, però l'atmosfera è pazzesca!!!!!!!!!!!!

  • Vanina Basilli 19/12/2011 ore 01:27 @vanina

    visto/ascoltato ieri sera a Firenze e la recensione è..perfetta.
    grande Dente! mi faccio tutto il tour, deciso :)

  • Vanina Basilli 19/12/2011 ore 01:28 @vanina

    (il ciuffo era ciuffissimo, come sempre..!)

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