I cantanti più trash passati da Mai Dire Tv

donato mitola di mai dire tvdonato mitola di mai dire tv
10/10/2016 di

Adesso gironzolano per studi televisivi e radiofonici calzando un comodo paio di pantofole a testa, ma un tempo i tre (ex) ragazzacci della Gialappa’s Band (Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto) sfornavano programmi memorabili. Tra i tanti c'era “Mai dire tv”, andato in onda su Italia 1 tra il 1991 e il 1993. Un viaggio lisergico tra i canali delle piccole emittenti sparse per lo stivale, compendio di maghi improbabili, telenovele (possibilmente piemontesi), artisti dal dubbio talento. E di tanti (troppi) cantanti portatori sani di trash e comicità involontaria.

 

A pescare con la Francesca

Il testo di “A pescare con la Francesca” non ha doppi sensi, è un senso unico. “Francesca è appassionata di pesca natural, destreggia ben la canna, se dorme lei la va a stuzzicar, abbocca il pesciolone e lei lo infila lesta nel cestone” rende bene l’idea della portata intellettuale del video. E se gli autori e gli interpreti della leggiadra canzoncina sono rimasti anonimi una ragione ci sarà. A impreziosire il tutto un filmato che sembra opera di un regista alle prese con una peritonite acuta. Va in onda durante la prima puntata di Mai dire Tv, nel lontano 5 ottobre 1991.

 

Brigantony

Brigantony è registrato all’anagrafe come Antonino Caponnetto. Tranquilli, niente a che vedere con l’omonimo magistrato che spese la vita a combattere la mafia. Brigantony si è occupato di ben altro, in primis della musica popolare siciliana. Certo, se n’è occupato a modo suo, con un francesismo potremmo affermare che lo ha fatto a cazzo di cane. A dimostrarlo “Era pilusa”, storia di una ragazza non solo “pilusa” ma anche “fitusa” e “tignusa”. Capolavoro. Un personaggio di tale calibro non poteva non buttarsi in politica: nel 2005 Caponnetto si candida come consigliere a Catania, peccato che più di 1000 preferenze gli vengano annullate perché recano il nickname anziché il nome reale. Gli inconvenienti della fama.

 

Angelo Cavallaro

Senza dubbio il più rappresentativo della new wave della canzone melodica napoletana, Angelo Cavallaro si distingue dai suoi colleghi per le raffinate movenze da ballerino epilettico e per la profondità dei testi. Nel suo cavallo di battaglia, “Pugni in faccia”, narra la problematica storia d’amore con una ragazza che ha la sfortuna di avere una sorella gemella. Da qui una serie di equivoci che sfociano nell’immortale frase “Tua sorella mi sembrò che eri tu”, roba da fare invidia ai più audaci giochi semantici di estrazione futurista.

 

Massimo Del Giudice

Chi ricorda gli Shampoo? Già, proprio quelli che reinterpretarono i Beatles traducendo i testi di Lennon/McCartney in napoletano. Un alto esponente della musica partenopea, tale Massimo Del Giudice, ribattezzato dalla Gialappa’s Cavallo basso (è sufficiente un’occhiata al video per capirne il motivo), decise di condurre un’operazione analoga, sostituendo i quattro scarafaggi con Eros Ramazzotti e la sua “Una storia importante”. Inutile aggiungere che il risultato è esilarante.

 

Gianni Drudi

L’autore dell’immortale “Fiki Fiki” è l’incarnazione del classico vitellone romagnolo che, grazie alla prestanza fisica fisico e all’innata simpatia, fa strage di turiste straniere e non sulle spiagge e in discoteca. La sua traiettoria musicale prende il via con un gruppo chiamato Put (ehm…) ma è la carriera solista a regalare a Drudi le soddisfazioni maggiori. Le esibizioni a Teleromagna lasciano il segno e pezzi come “C’è che cucca e chi no” o “Tirami su la banana col bacio” finiscono per trasformarsi in un vero e proprio manifesto programmatico. Per ricordarlo scegliamo “L’uccello”, forse la sua canzone più ermetica: in effetti non è facile interpretare i doppi sensi incastrati nel testo, ma con un po’ di sforzo ci si può riuscire.

 

Gino

È l’epoca del Jovanotti disimpegnato, lontano parente del Lorenzo Cherubini folgorato sulla via di Damasco da Che Guevara e Madre Teresa di Calcutta. Gli imitatori dell’ex dj spuntano come funghi ma il più incisivo rimane senz’altro Gino, dieci anni (circa) di età ma già obeso e già vittima di irrefrenabili afrori ormonali. Non per niente si innamora della professoressa di inglese, è lei ad ispirargli un videoclip la cui estetica avrebbe folgorato persino Spike Jonze. Di Gino non si hanno notizie da un bel po’ ma, vista la mole, non dovrebbe essere difficile rintracciarlo.

 

Rosina Lazzarino

Una donna, un perché. Stonata a più non posso, incapace di cantare in playback (e non solo in playback), Rosina Lazzarino è il più grande enigma della musica italiana. Di origini calabresi, operaia alla Fiat, si infila nell’etere grazie al fiuto di Televox, che ne intuisce la non indifferenti potenzialità. Il suo hit è “Son piccina”, in pratica una versione moderna di “Non ho l’età”. Già, ma perché Gigliola Cinquetti ha avuto successo e Rosina Lazzarino no? Un altro enigma non risolto.

 

Lorenz

L’Elvis Presley col riporto, tarantolata epitome degli anni ruggenti del rock and roll. Lorenz, al secolo Renzo Cerotti, si fa le ossa nei locali romagnoli, poi la svolta con l’approdo a Teleromagna 2. Grinta e interpretazioni in perfetto inglese maccheronico (uno dei suoi maggiori successi porta il titolo di “Auanagana” sono i suoi marchi di fabbrica. Protagonista di uno spot pubblicitario (ma si tratta di un fake, o almeno così vogliamo sperare), si fa ben volere anche con pezzi più rilassati, come “Pizza al pomodoro”. Esce di scena nel 2006 dopo un incidente stradale. Una morte degna di una vera rockstar.

 

Donato Mitola 

Nativo di Cerignola, emigra con la famiglia a Torino dove prova a intraprendere la carriera di attore per poi accontentarsi di un frustrante lavoro impiegatizio. Troppo poco per un artista a tutto tondo, che non tarda a scoprire di essere dotato di una voce adatta al bel canto e di possedere indubbie capacità compositive. Tf9 (fucina di inqualificabili personaggi come il Mago Gabriel e la crew di “Sogni d’amore”, meglio conosciuta come “La telenovela piemontese”) non se lo lascia sfuggire lanciando le sue accattivanti canzoni, per lo più basate sulla triade vampirismo-esoterismo-sesso. Difficile scegliere un brano che rappresenti al meglio il talento di Mitola, alla fine abbiamo optato per “Vampiro”, ma avrebbero meritato anche “Il cobra”, “Caracallo” o “Licantropo”.

 

Perdere il trattore

Va bene, siamo di fronte a un meraviglioso rimaneggiamento di “Perdere l’amore”, ma non si capisce perché il suo interprete (a proposito, chi è?) voglia chiedere scusa a Massimo Ranieri. Chi coltiva la terra, colui che con disprezzo viene chiamato contadino, pensa solo a piegare la schiena sui campi, a produrre materia prima, a seminare, a sudare sotto il sole o a congelarsi tra le rigide giornate d’inverno. Cosa ne sa dell’amore? Al massimo si riproduce. E cosa può sapere di tutto questo quel fighetto di Massimo Ranieri?

 

Tag: tv strano e lol

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