Live Report: The Gentlemen's Agreement al Malachia - Caserta Live report, 20/12/2009

29/01/2009 di

(Foto di Federica Curiale)

Il dubbio era: riusciranno a trasporre l'euforia del disco anche nello spettacolo dal vivo? La risposta è: si, ci riescono egregiamente. I Gentlemen's Agreement sono una delle belle scoperte del 2008, "Let me be a child" ha attirato la nostra attenzione per una freschezza e una capacità compositiva davvero sbalorditiva. Mancava la conferma del live. Non ci hanno delusi. Giovanni Continanza li ha visti al Malachia di Caserta, ci racconta.



Sono le undici di sera, Caserta è stretta nella sua classica, invernale morsa di gelo: umidità che entra nelle ossa, fa inceppare movimenti come armi male oliate, trasforma muscoli in ghiaccio. Arrivo al locale e sento di immergermi in un'atmosfera felliniana: Il Malachia è un locale estivo, strano vederlo contornato da spettatori infreddoliti ed immersi nel periodo natalizio. C'è una dissociazione che sa di malinconia. Lontane e timide luci natalizie sciolgono il cuore.

Incontro i ragazzi mentre sorseggiano una birra vicino alla porta d' ingresso, gli sguardi sono straniti, indolenziti dalla notte gelida, nei volti l'innocenza dei bambini. Due chiacchiere, quattro sorsi ed il cantante si scusa: "Le mie bretelle ed un fischietto mi aspettano", dice nel suo confidenziale dialetto napoletano. Getto uno sguardo alla strumentazione: ci sono anche uno xilofono ed una chitarrina, quasi fosse una bottega di giocattoli, un teatrino musicale. Il live si svolge in un ambiente molto intimo – o claustrofobico, libera interpretazione – il gruppo suona a pochi centimetri dal pubblico, non c'è separazione, le distanze sono annullate. Capita persino che qualcuno sbatta vicino al trombettista. Si balla.

I Gentlemen's uniscono istanti circensi ad un'attitudine giocosa, creando un suono che si sviluppa in dinamiche ludiche ed infantili, ammiccanti e travolgenti. Le premesse di un album interessantissimo sono rispettate: la band crea un impatto fortissimo, risultando perfettamente maturi per live di ogni prestigio ed ambientazione, non conoscono tendenze soliste, il sound è aggregato, sintomo di un affiatamento tangibile e degno di nota. Il pubblico esplode di euforia al ritmo di brani come "Let's go farmer" e "Fever", la gente si scatena al punto da divenire violenta. I quattro Farmer rilanciano ad ogni pezzo, sorridono quasi fosse una mano vincente di poker, scandiscono con fischietti e strombettate il ritmo dei piedi dei passanti, sembrano sguazzare nelle assurdità della follia. Il culmine si raggiunge con "Gipsy", brano che chiude il live abbracciando anime e storie, istanti e ricordi con eleganza ed uno stile davvero rare per una band agli inizi. Le ultime note, un suono di tromba sfumano tutto in un epilogo malinconicamente festoso, un addio alla Nino Rota, cornice musicale per gli ultimi coriandoli che svolazzano in aria.

Esistono artisti che graffiano, colpiscono, lasciano tramortito l'ascoltatore. Poi ci sono gruppi che con una carezza ti accompagnano nei giochi della tua infanzia, nei mondi della fantasia. Luoghi da osservare con gli occhi innocenti della semplicità.



Commenti (5)

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  • Nicola Bonardi 03/02/2009 ore 12:48 @nicko

    figata. mi piacerebbe vederli dal vivo, il disco è molto bello.

  • Fabio Iannino 03/02/2009 ore 20:08 @turiddu

    Che bella quella chitarrina??

  • Matinss 03/02/2009 ore 20:18 @matinss

    Fighissimi,
    si sente solo robbaccia in giro..ma loro cristo santo sono una bomba live.
    NOn solo il disco gira che è una meraviglia, live spaccano di brutto, sopratutto il trombettista.

  • Peppe recchias 03/02/2009 ore 21:30 @cicciograziani

    l'ultima volta che li ho visti mi mancava il trombettista. Ed è sempre capitato che ad ogni concerto in zona io dovessi suonare da par mio... Giglio, rimedierò... sappilo, sennò vi faccio venire a suonare in garage!

  • Matinss 11/02/2009 ore 15:52 @matinss

    Paolo della Chiave di Catania mi ha detto che avete fatto un gran bel concerto, addirittura il batterista di Cesare Basile è rimasto folgorato.
    Peccato che io stavo 800 km più in su, a Catania belle fighe!

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