Il nuovo singolo dei Måneskin è l'ultimo dei loro problemi

23/03/2018 di

Con l’insopportabile e ormai tradizionale chitarrina funky pulita inizia il nuovo singolo dei Måneskin, il primo in italiano. I teenager che hanno spopolato durante l’ultimo X Factor e che hanno fatto un tour nei club più importanti d’Italia con una scaletta di poco più di un’ora di cover, suonate in stile autogestione al liceo, hanno bruciato ogni tappa. Dopo essere stati in tutte le trasmissioni tv che contano e dopo esser stati adorati dai fan nei concerti sold out, hanno già deciso di tentare la carta dell’italiano, a cui seguirà un album, un altro tour in posti sempre più grossi, il primo flop, lo scioglimento, i problemi personali, il libro autobiografico, le ospitate da Barbara D’Urso, l’Isola dei Famosi e se ci va di culo, pure la conversione religiosa.


Il singolo, dicevamo, si intitola “Morirò da re” e ci restituisce un tassello importante nella poetica della band. Se il primo singolo follo mi follo mi nau parlava di quanto sia figo essere fighi e quanto sta a rosicà la gente che non lo è, stavolta il testo è incentrato su quanto sia importante una baby accanto, per morire da re. Posto questo, è un mistero studiato al CERN di Ginevra il motivo per cui il cantante Damiano debba ripetere all’inizio di ogni canzone il nome della band. La canzone è come ve la aspettate e sopra ci potreste cantare il precedente singolo "Chosen", tanto è simile. All’inizio c’è un trittico di rime "senorita, dita, matita" da far bestemmiare anche le suore di clausura e non si scappa dai soliti riferimenti: Red Hot Chili Peppers senza tutti i motivi per cui si possono amare i RHCP, e la voce in stile giamaicano, ma alla fine sembra un pezzo minore di un album solista di Piero Pelù. E a chi sostiene che per la loro giovane età non si possa pretendere molto di più, ricordiamo che di gente che ha scritto capolavori in tenera età ne sono pieni i libri di storia della musica, e anche l'Italia contemporanea è piena di artisti giovanissimi ma con una maturità musicale che Damiano e co. se la sognano. "Morirò da re" è una robetta innocua e noiosa, fatta per giustificare nuove date e nuovi prolassi delle fan, ma l’hype a Dio piacendo, potrebbe essere già in fase calante.

Ciò che non va di questa bieca operazione commerciale che ha lo stesso valore artistico dei Tokyo Hotel va al di là della pochezza musicale o del sexy compiacimento dei regazzini de Roma
Il vero dramma del successo di questa pantomima è l’assoluta mancanza di consapevolezza. È offensivo per chi lavora nella musica leggere dichiarazioni dal cantante Damiano come: “Abbiamo voluto partire dai locali piccoli per fare gavetta”, perché i “locali piccoli” in questo caso sono il Locomotiv a Bologna, il Santeria Social Club a Milano, il Vox Club a Nonantola, il Viper a Firenze, il The Cage a Livorno e altri storici club che spesso segnano un punto d’arrivo per band con all’attivo bei dischi e un seguito di culto.
La gavetta è quella in cui s’impara a suonare davanti al pubblico annoiato che conti sulle dita di una mano, quella in cui si imparano a gestire gli effetti della chitarra e ad andare a tempo, cosa che i Måneskin live non solo non fanno, ma sembra anche che si rifiutino di migliorare. I Måneskin sono the great rock’n’roll swindle degli anni ’10 in Italia, e ogni endorsement più serio di una ospitata dalla De Filippi  (vedi live e intervista a "Ossigeno" di Manuel Agnelli) rende questa mania ancora più imbarazzante.

Tag: opinioni

Commenti (41)

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  • Giorgia Raschini 2 mesi fa @rgiorgia25

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  • Lana2018A 51 giorni fa @Lana2018A

    Quanta cattiveria. Sembra un fatto personale! Non ti ho mai letto ma se sono così tutte le recensioni forse hai qualche problemino o sei poco serio sul lavoro che fai, una specie di Sgarbi senza parolacce (ma lui sul suo lavoro di critico d'arte è serissimo). Si può fare una critica negativa in modo meno aggressivo. Da non esperta - se prendo per valido il tuo giudizio presumendo che i "giudici di X Factor", che non sono proprio gli ultimi arrivati, abbiano preso tutti per il culo per mesi (per ragioni che non comprendo ma potrebbe starci) - penso che comunque sono ragazzi che si impegnano su qualcosa di meglio che bighellonare o dare fuoco ai senzatetto, si divertono tanto e si vede e, malgrado te, piacciono. I loro tour "con una scaletta di poco più di un’ora di cover, suonate in stile autogestione al liceo" e di "robetta innocua e noiosa" pare che entusiasmi chi è andato a vederli. Non saranno bambini prodigio, "gente che ha scritto capolavori in tenera età", anch'io - sempre da non esperta - preferirei testi un pò più impegnati e non mancano certo gli spunti, ma, poi alla fine, come si dice a Roma, 'sti c.. ! Se il loro entusiasmo/arroganza ti infastidisce è un problema tuo e ritengo fortemente scorretto scrivere una recensione così. Oltretutto mi sembra un pochino un autogol, di tutto l'articolo quello che si percepisce maggiormente è una specie di sentimento di frustrazione da fallito (non ho detto che lo sei). Niente di personale, se ti sentivo sulla metro neanche ci perdevo un minuto, il fatto che tu scriva su una pagina pubblica con l'autorevolezza di un critico (credo) mi ha infastidito. Ma io è la prima volta che ti leggo, magari sei pagato per scrivere proprio cose così, con questi toni, e allora mi scuso perché sei bravissimo.

  • Liliano Pastrengoli 37 giorni fa @gianlorenzonemesio

    Concordo in toto con questa recensione. Non conoscevo questo gruppo e ne sono venuto a conoscenza sentendo il loro singolo alla radio "Morirò da re": già al primo ascolto seppur non attento mi sono parsi di basso livello, e il cantato è insopportabile, con quella finta voce rauca. Risentendo poi sempre alla radio questa canzone mi è diventata sempre più fastidiosa e irritante.
    Se è questa la nuova musica italiana, siamo messi bene...
    A proposito di artisti giovani che già a quell'età facevano musica con la "M" maiuscola e non porcherie come questa, ricordo un Michele Zarrillo (sì, quello de "La farfalla e l'elefante" di circa una ventina d'anni fa a Sanremo), che all'età di 15 anni era voce e chitarra dei Semiramis.
    Andate ad acoltare l'album "Dedicato a Frazz" del 1973, pur non particolarmente eccelso nel mondo del progressive rock, ma comunque degno di nota e superiore centinaia di volte rispetto allo schifo che siamo costretti a sorbirci oggi con questi gruppetti mediocri a dir poco.

  • Liliano Pastrengoli 37 giorni fa @gianlorenzonemesio

    Concordo in toto con questa recensione. Non conoscevo questo gruppo e ne sono venuto a conoscenza sentendo il loro singolo alla radio "Morirò da re": già al primo ascolto seppur non attento mi sono parsi di basso livello, e il cantato è insopportabile, con quella finta voce rauca. Risentendo poi sempre alla radio questa canzone mi è diventata sempre più fastidiosa e irritante.
    Se è questa la nuova musica italiana, siamo messi bene...
    A proposito di artisti giovani che già a quell'età facevano musica con la "M" maiuscola e non porcherie come questa, ricordo un Michele Zarrillo (sì, quello de "La farfalla e l'elefante" di circa una ventina d'anni fa a Sanremo), che all'età di 15 anni era voce e chitarra dei Semiramis.
    Andate ad acoltare l'album "Dedicato a Frazz" del 1973, pur non particolarmente eccelso nel mondo del progressive rock, ma comunque degno di nota e superiore centinaia di volte rispetto allo schifo che siamo costretti a sorbirci oggi con questi gruppetti mediocri a dir poco.

  • Paolo Sarpi 31 giorni fa @paolosarp78

    Penso che questa recensione sia persino indulgente. E poi perché guai a chi li tocca perché è un rosicone? Fanno semplicemente schifo

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