Manfredi, la vita non è una commedia romantica

La vita reale non assomiglia per nulla a quella idealizzata dal cinema, dove l'amore alla fine vince sempre. Ma qualche volta, come racconta il cantante di "Hollywood", vale la pena fare finta di crederci
09/11/2020 09:43

Bridget Jones ha stereotipato la figura della ragazza che piange guardando film sdolcinati una volta conclusa una storia d’amore. In barba al patriarcato, anche a noi maschietti piace affogare i dolori in una vaschetta di gelato confezionato fronte schermo. Sarà l’effetto catartico già teorizzato da Terenzio e Catullo ai tempi della tragedia romana: immedesimarci nelle sventure di qualcuno, in fondo, ci fa stare bene. Si spiega così l’eterno successo delle canzoni tristi. Anche quello delle commedie romantiche. Primo piano dell'autore Ph. Federico CataletaPrimo piano dell'autore Ph. Federico Cataleta

Le commedie romantiche sono tutte dannatamente uguali. Ci sono due personaggi che s’incontrano, poi s’innamorano, poi si lasciano, poi si rimettono insieme. Tutti identici. Ma allora com'è possibile che ci piacciano così tanto? Perché ogni volta non possiamo fare a meno di pensare ‘Cazzo, la voglio anche io una storia d'amore come quella’. Ma ovviamente l’amore non ci basta: vogliamo stare male, vogliamo che sia complicato. Vogliamo che ci sia una storia da raccontare, e che solo alla fine arrivi l'amore. Abbiamo bisogno del dramma, se no ci annoiamo”.

L’ultimo singolo di Manfredi nasce proprio attorno a questa strampalata riflessione, nel corso di una settimana passata sul divano a spulciare film durante la quarantena, una manciata di pellicole visionate e una storia d’amore mai veramente conclusa. Dato l’imminente nuovo lockdown, pensavamo fosse “simpatico” chiedergli i titoli di questi lungometraggi. Grandi classici della commedia sentimentale che probabilmente conoscerete già - o che nel caso dovrete assolutamente recuperare - fanno capolino nei versi della canzone tra una strofa e l’altra. Ognuno con un suo significato ben preciso.

Partiamo da Notting Hill, unico film direttamente citato nel brano. Il capolavoro interpretato da Julia Roberts e Hugh Grant è l’emblema della cotta inaspettata, la concretizzazione del colpo di fulmine, insomma, la versione cinematografica dell’amore idealizzato narrato in tante canzoni. “Il traffico é un drive in e danno solo Notting Hill” è l’epitaffio di un sogno. Non importa quel che può capitare, al fianco della persona giusta, tutto sembrerà sempre incredibilmente perfetto.

Notting Hill è l’esempio paradigmatico dell’amor perfetto, racconta come dovrebbe andare veramente la vita reale. Nella quotidianità, invece, nelle relazioni di tutti i giorni, ci perdiamo sempre in un bicchier d’acqua”. Del resto, a quei tempi, non esistevano i cellulari e di conseguenza i social che, se non distrutto, hanno sicuramente modificato il modo di vivere una relazione.

“Forse proprio per questo subito dopo ho voluto guardare Perfetti sconosciuti, e ho fatto fatica ad accettare questo film. Sono il primo a costruirmi un’immagine idealizzata dell’amore, non credo neanche la pellicola di Paolo Genovese sia classificabile nelle commedie. Sicuramente, per quanto crudo ed estremizzato, è la storia che si avvicina in maniera più credibile alla realtà che viviamo. È stato lo schiaffo con il quale mi sono ripreso dal sonno”.

In questo verso “promettimi che non ti scorderai di me” è abbastanza semplice cogliere citazione diretta. Manfredi racconta così The Eternal Sunshine of the Spotless Mind, noto anche come Se mi lasci ti cancello, uno dei film peggio tradotti nella nostra lingua.

“Se Perfetti Sconosciuti è stato il film che mi ha svegliato, questo è sicuramente quello che mi ha fatto più male. La premessa tanto semplice quanto geniale. Cancelleresti mai una persona dalla tua mente? Credo che i ricordi, belli o brutti che siano, vadano sempre ricordati, sono momenti importanti della vita di ciascuno. Un ragionamento semplice da fare a mente fredda, e invece, uscendo da una storia d’amore, anch’io volevo chiudere un capitolo, cancellare tutto quello che era successo con questa ragazza. Non pensarci più. Hollywood è stata il mio lavaggio del cervello”.

Chiudiamo infine con Pretty Woman, lungometraggio nel quale Julia Roberts interpreta una prostituta che s’innamora (e fa innamorare) un già brizzolato Richard Gere, affascinante (e anche un po’ stronzo) broker milionario. “Tu che vuoi il principe azzurro e trovi me che sono peggio in tutto”, in questo verso il cantautore sembra voler ribaltare la situazione.

Pretty Woman è la storia che verifica l’assunto che le apparenze ingannano, Vivian dovrà rinunciare alle proprie abitudini e mettere da parte l’orgoglio, Edward imparare che l’amore non si può comprare. Nella scena finale deve affrontare le vertigini per dichiararle i suoi sentimenti, e alla fine verrà salvato proprio dalla prostituta che si era sin qui promesso di aiutare. Credo riassuma perfettamente il senso di una relazione. Di una relazione vera. In amore, non si può essere egoisti”.

Ph. Federico CataletaPh. Federico Cataleta

Se la canzone vi è piaciuta, se avete terminato il vostro catalogo di Netflix e magari risiedete in una zona rossa, siamo sicuri questi consigli potranno tornarvi utili per i prossimi giorni. A conclusione di questo excursus cinematografico, quando chiediamo a Manfredi quale sia, in fondo, in senso complessivo di questa traccia, il cantautore ci risponde così: “Hollywood è una presa di coscienza. Sono io che accetto che se le cose vanno male è perché ho bisogno che vadano male. Sono io che accetto che il fatto che mi piaccia complicarmi la vita. Sono io che accetto che non era destino, che non potevo essere io la sua felicità. Insomma questa canzone è un sorriso amaro a tutti gli amori che non ho saputo meritare”.

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L'articolo Manfredi, la vita non è una commedia romantica di Redazione è apparso su Rockit.it il 09/11/2020 09:43

Tag: singolo - cinema

Pagine: Manfredi

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