Manuel Agnelli ed Emidio Clementi - Castelnuovo Rangone (MO) Live report, 08/12/1999

05/03/2000 di



Castelnuovo ha da tempo scelto John Lennon come "patrono laico". Da quindici anni esiste un parco che porta il suo nome, compie il primo anno di vita una statua in resina bianca (a grandezza naturale!) che vanta di essere la prima in Europa (o qualcosa del genere), le occasioni per ricordarlo si moltiplicano. L'otto dicembre (data in cui ricorre l'anniversario della morte) e' progressivamente diventato una sistematica festa (tipo "festa del patrono", appunto): mostre, concorsi, iniziative varie e soprattutto musica. Headliner dell'edizione 1999 (nel programma, oltre alle band locali di giovanissimi, anche Julie's Haircut e Ateche) l'inedita accoppiata tra Emidio Clementi (Massimo Volume) e Manuel Agnelli (Afterhours). Si comincia con il primo, e subito la scaletta si scioglie in una serie di gemme che si succedono con ritmo serrato. Sul palco Manuel imbraccia una chitarra acustica, Mimi' l'inseparabile basso e Pasquale (perdonate, ma non ho afferrato ne' il cognome ne' il gruppo di provenienza) completa il trio con una chitarra elettrica tanto intelligente e creativa quanto precisa e puntuale. Clementi e Agnelli si alternano al microfono, cedendosi a turno il centro del palco, ed e' veramente bello vedere l'impegno concentrato ed intenso di chi, abitualmente indiscussa "primadonna" del rispettivo gruppo, si ritrova ad essere semplice musicista, "spalla di lusso" per l'altro. Due sono gli espliciti tributi, cover del "festeggiato", per il resto Agnelli pesca nel suo repertorio piu' acustico (la rara perla "simbiosi", la cover di Springsteen "State Trooper", l'ormai classicissima "Strategie", oltre alla fresca "Non e' per sempre") e Clementi ha, al solito (ne sono perentoria testimonianza i quattro album dei M.V.), parole spesso ottime e un recitato sempre personale, tecnicamente impeccabile e splendidamente adatto anche ad un'occasione di questo tipo, certo meno elettrificata del solito. La musica, senza disdegnare momenti da protagonista, e' tappeto perfetto quale che sia la voca (c'e'e uno spazio al microfono anche per il prezioso chitarrista), la struttura sonora risulta meticolosa, l'amalgama tra i tre strumenti invidiabile, la scaletta indiscutibilmente ben costruita, la resa straordinaria. In platea il pubblico vario (ingresso gratuito, si va dai ragazzini ai cinquantenni eleganti, dai lennoniani veraci ai semplici curiosi) passa veloce da una fruizione distratta ad un ascolto attento: difficile non essere catturati da cio' che proviene dal palco. Lo sa a maggior ragione chi invece conosce meglio i protagonisti della serata: fan degli Afterhours o dei Massimo Volume (o di entrambi, viene lecito sperare), sparsi tra gli altri, facilmente riconoscibili dall'attenzione estrema spesa per impossessarsi di ogni parola/nota di una performance che sanno/temono essere irripetibile, e ancora piu' dall'espressione ebete di chi e' vicino alla felicita'. Io tra quelli. Cinquantacinque minuti di spettacolo straordinario, poi a casa, con un concerto indimenticabile nella testa. Sapendo che, se un giorno cerchero' di raccontarlo con parole scritte, l'abuso di superlativi non sara' gratuito.



Pagine: Afterhours Massimo Volume

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