Manuel Agnelli ed il Tora! Tora!: parziali bilanci

27/08/2003 di



L’anno scorso, a proposito della data di Nizza Monferrato, avevo speso parole non propriamente di elogio per il cast e per la qualità musicale del Tora! Tora!, una manifestazione che mi sembrava ancora troppo ancorata ai vecchi nomi della scena musicale italiana ed ad una certa noiosetta proposta artistica (una manifestazione dunque che nella realtà dei fatti non era quella che veniva presentata negli obiettivi).

Quest’anno il Tora! Tora! ha però compiuto un grosso passo in avanti. Se l’anno scorso infatti parlavo della necessità di un “poderoso refresh”, quest’anno, dopo aver osservato con moderato occhio da spettatore quello che è stato l’evolversi della faccenda, mi sembrava giusto cercare di capire quali fossero gli elementi che hanno permesso a questo festival di diventare, finalmente, una interessante fotografia della scena musicale italiana. Non completa, non esauriente e nemmeno perfetta. Ma quantomeno valida, importante e capace di creare al suo interno uno spirito di divertimento, collaborazione ed intesa che in poche altre occasioni ero riuscito ad assaporare. Provare per credere.

Manuel, eccoci. Direi di partire da un piccolo bilancio del Tora! Tora! di quest’anno, visto che siamo comunque a edizione già inoltrata…
Da un punto di vista dei risultati, quelli numerici sono stati eccezionali: è un festival che cresce di anno in anno, nonostante la crisi che sta colpendo non solo il mercato discografico, ma anche i live. Pensa che molti festival non sono andati altrettanto bene: abbiamo fatto circa 110000 presenze in 5 date, con delle punte di 40000 presenze a Fossacesia (CH), che è stata una tappa veramente mitica, non riuscirei a definirla diversamente.

Da un punto di vista organizzativo ci sono ancora enormi passi in avanti da fare. La formula del Tora Tora è aperta, non è sclerotica, riusciamo ad adattarci a diverse situazioni quando giriamo. Non c’è nessuna formula fissa a cui dobbiamo tener fede: ad esempio possiamo organizzare ad ingresso gratuito, o possiamo organizzare a pagamento, dipende tutto dalle situazioni. Abbiamo grande libertà, e credo che questa cosa sia efficace. Però è anche molto problematica, perché significa tanto lavoro in più e quest’anno ci siamo resi conto che, nonostante i risultati, ci sono sempre tantissimi casini. Da un punto di vista organizzativo, perciò, l’anno prossimo dovremo cercare di fare le cose più razionalmente. Per esempio l’idea di Valerio Soave della Mescal è quella di fare solo quattro date ma doppie, come Nizza Monferrato, che credo sia stata quella, soprattutto nel backstage, più bella ed entusiasmante. Riuscire a fare la doppia data ha dei vantaggi a livello di atmosfera perchè arriva gente che non deve suonare e si ferma per due giorni, oppure gente che suona il giorno dopo e arriva il giorno prima…

…insomma si riesce meglio a creare quel clima di festa di cui sempre parli...
si, ecco, esatto: è più facile crearlo.

In più è conveniente anche da un punto di vista organizzativo, perché le spese che hai per un giorno possono servire, leggermente maggiorate ma di poco, per due giorni, per cui anche economicamente è più intelligente. Sicuramente a livello di sbattimento è meglio, perché la gente che lavora si fa un culo così per un giorno solo, e il secondo può rilassarsi e divertirsi. Secondo me, quindi, questa è un ottima idea di Valerio… e poi quattro location con doppia data significano otto date: esattamente lo stesso spazio necessario quest’anno per ospitare ben 51 gruppi, però con meno fatica perché ci muoviamo meno volte.

Questa secondo me è un’ottima idea, anche perché si riesce a dare al pubblico la possibilità di fare festa.
Esattamente, l’abbiamo visto a Nizza: quando il pubblico si ferma due giorni e campeggia si crea un evento completamente diverso, molto più interessante e divertente per tutti. Ti devo dire però che quest’anno, da un punto di vista della complicità tra i gruppi e della complicità fra i gruppi e il pubblico, sono entusiasta, perché abbiamo veramente rotto un sacco di steccati. Credo che quest’anno si sia sviluppato un senso di appartenenza non solo al festival, ma ad un ambito che forse il festival rappresenta e di cui il festival è in un certo senso megafono. Devo dire che anche a Riccione, che è stata la data più problematica di quest’anno – un po’ la Pontassieve del 2003: non c’erano neanche 6000 persone (che non sono poche ma rispetto alle 40000 di Fossacesia…), da un punto di vista organizzativo ci hanno messo i bastoni fra le ruote in tutti i modi, i gruppi arrivavano da lontanissimo con dei casini inimmaginabili - ho visto, pur tra le critiche ed il malcontento, in certi casi legittimo, un’unità di intenti pazzesca. Gente che mi diceva: “se veniamo in una data bellissima, non vedo perché non dobbiamo venire anche qui a dare comunque una mano”. Tutto questo cinque o dieci anni fa non sarebbe stato possibile: sono queste le cose che mi rendono orgoglioso.

Da un punto vista gestionale, al Tora! Tora! permangono ancora alcuni problemi, seppur ridimensionati rispetto agli scorsi anni: i rimborsi spese irrisori, la presenza di soli sponsor tecnici… nonostante ciò, però, i gruppi hanno accettato queste difficoltà pur di partecipare. Cosa ne pensi?
Questo è uno dei risultati che volevo ottenere verso l’interno, verso il nostro ambito, cioè ricreare una situazione di complicità e appartenenza che potesse portare ad essere molto reattivi e molto concreti verso una situazione che fa schifo. Io vengo da quindici anni di esperienza nella discografia alternative e non italiana, quindici anni abbondanti che mi hanno fatto vivere delle esperienze molto importanti, durante i quali ho capito che non era cambiato niente: il modo in cui noi ci rapportavamo al sistema, il modo in cui ci rapportavamo a noi stessi verso l’interno, ci aveva immobilizzato completamente. Questo non ha fatto bene alla crescita qualitativa della musica, non ha fatto bene alla diffusione del nostro modo di pensare, della nostra cultura o della nostra musica, se non vogliamo fare discorsi troppo importanti. Non ha fatto bene: ha creato delle divisioni, ha creato immobilismo e sterilità. Ha creato invidie, perché quando le cose sono piccole le invidie sono grandi.

Dopo dieci anni di questa situazione ho deciso che non volevo più sottostare a queste regole, volevo cercare una mia via, perché non volevo assoggettarmi ad una realtà di fatto così meschina, quasi accettata come inconfutabile e impossibile da cambiare anche da personaggi centrali nella scena: grossi giornalisti, grosse testate, tutti nel migliore dei casi paternalistici nei confronti di quello che stava succedendo.

Io credo molto nella qualità di questa musica. Checché ne dicano tutti credo che sia stata sottovalutata molto rispetto ad i risultati che ha ottenuto, per il mercato e la situazione che abbiamo. Credo che una scena come questa, da altre parti all’estero, avrebbe veramente fatto faville da tutti i punti di vista. Questa cosa ce l’avevo dentro da tempo, e la mia via consisteva nell’essere molto concreto. Ho anche io una mia etica, molto molto precisa: non ci passo sopra, però sono disposto a metterla in gioco e a sporcarmi le mani se questo significa uscire da una situazione di Vietnam culturale nella quale ancora siamo.

Guarda che il Tora! Tora!, anche grazie a questo tipo di percorso, a questo tipo di pensiero, a questa concretezza che è stata poi rappresentata non solo da noi, ma anche da tutti gli altri gruppi che vi hanno partecipato, è diventato veramente un megafono di un certo tipo di situazione. È diventato un veicolo di informazione alternativo a quelli che ci hanno sempre imposto: i network, i quotidiani, Mtv eccetera eccetera. Oggi mi sono accorto che se non esce la mia recensione da qualche parte o non passa il mio video in TV non me ne frega un cazzo, perché io ho il Tora! Tora!, e mi vengono a vedere in 100000 persone.

Beh, l’esempio che facevi tu in interviste precedenti era proprio relativo al pubblico degli Afterhours, decuplicatosi dopo il Tora! Tora!.
Sicuramente è molto aumentato.

Questa “legge”, secondo te, può essere applicabile in un certo senso anche a tutti gli altri gruppi che si esibiscono?
Il Tora! Tora! dovrà migliorare molto anche da questo punto di vista, perché, rappresentando un megafono, rappresenta per tutti l’opportunità di dire quello che pensano ed essere quello che vogliono in modo molto libero. È una possibilità di comunicare con l’esterno, con il proprio pubblico, veramente alternativa a quel sistema di comunicazione da cui siamo stati, volenti o nolenti, dipendenti. Addirittura alternativo ad un sistema di comunicazione alternativo dal quale siamo stati completamente soggetti.

Ero stufo non tanto del linguaggio e dalle premesse etiche espresse dal nostro mondo, cose alle quali mi trovo molto vicino, ma ero stufo dalla mancanza di concretezza e dai piagnistei della gente che pretendeva attenzione senza procurare l’occasione per. Forse anche il diventare adulto, il sentirmi meschino senza un vero ruolo non dico sociale ma attivo, mi ha portato a mettermi pesantemente in gioco verso tutto il mio ambiente. Però pensa all’eccezionalità della situazione: le multinazionali adesso ci chiedono di fare suonare i loro gruppi al nostro festival, facendo anche alcune pressioni. La situazione in questo momento si è ribaltata.

Per me e per tutti questo è un grossissimo risultato: la soddisfazione è quella di vedere che finalmente il nostro sistema non è solo preso in considerazione, ma è ambito. Cose impensabili fino a pochi anni fa. Questa cosa mi fa credere che alcune imperfezioni di linguaggio - non le considero più grandi di questo - sono state molto utili per ottenere un risultato superiore.

Proprio a tal proposito, tempo fa, in un’intervista, ti avevano chiesto chi fossero gli “scienziatelli musicali” della “Sinfonia dei Topi”. Tu avevi risposto spiegando che erano i personaggi di quel determinato ambiente indipendente che facevano feste per sé senza invitare voi, e che appunto voi, invece, non invitavate alle vostre. È cambiata la situazione oggi? [Manuel accenna un sorriso, NdR] Mettiamola così: io credo che il senso del Tora! Tora!, proprio perché megafono di una certa situazione, debba sempre di più rappresentare ciò che di musicale avviene in Italia. Dunque è giusto che io faccia determinati sforzi per invitare chiunque, facendo la prima mossa e sentendomi anche dire di no, ma la funzione vera deve essere quella sincera di rappresentare un sacco di cose: non soltanto chi è automaticamente d’accordo con lo spirito del festival, ma anche quelli che non lo sono, cercando magari di confrontarmi con loro. Avendo le spalle molto larghe credo che possiamo permetterci questo atteggiamento.

Quest’anno sono rimasto piacevolmente sorpreso da molti gruppi dei quali non ti dirò il nome perché il Tora! Tora! deve unire e non dividere, che sono venuti con un atteggiamento magari non completamente positivo ma che poi, invece, si sono ricreduti e mi hanno fatto ricredere rispetto a quello che pensavo io di loro, cioè di persone molto rigide, con una concezione dell’attitudine troppo integralista e per questo per me poco intelligente. Invece mi sono ricreduto su tantissimi progetti che hanno dimostrato una grandissima disponibilità e un grandissimo entusiasmo, con i quali poi ci siamo anche divertiti molto.


Può essere stato questo un problema di comunicazione? Nel senso: magari si era rimasti fermi a cose dette in certe interviste, a pregiudizi reciproci, senza però conoscersi veramente.
L’intervista purtroppo è comunque uno spazio limitato, per quanto lunga e particolareggiata possa essere. Una data del Tora! Tora! può spiegare meglio le cose di qualsiasi intervista. Hai ragione, era un problema di comunicazione e di conoscenza. Spesso i gruppi si conoscono e si frequentano (e questo è uno degli altri grandi risultati del Tora! Tora! di cui sono molto orgoglioso) e pur mantenendo distanze musicali e non stimandosi reciprocamente musicalmente, però, si rispettano come persone e come progetti. Il Tora! Tora! non è una religione, non devi accettare delle regole, non devi accettare di modificarti, sei te stesso. Con questo tipo di libertà tutti si sentono più vicini e più complici. Questo credo che fosse il risultato più difficile da raggiungere, in un ambiente dove la gente si ficcava i coltelli nella schiena e parlava sempre a priori, secondo me per insicurezza. Vedo che i gruppi più aperti alle collaborazioni e a mettersi in gioco sono i gruppi che comunque hanno raggiunto dei risultati, che sono sicuri del proprio linguaggio artistico. I gruppi che invece mettono le mani avanti e criticano tutti e non vogliono avere a che fare con nessuno sono invece i gruppi più insicuri del proprio linguaggio, e per questo non vogliono intaccarlo. Questo, però, può forse essere letto in chiave più personale.

Ti assicuro, però, che sono stato felicissimo di conoscere persone che adesso sono miei amici, e con le quali, magari, fino a due anni fa, non ci sarebbe stata alcuna comunicazione. Questo è un grosso passo avanti. [Manuel rovescia la sua Coca Cola sul tavolo, Ndr] …e questo invece è un grossissimo passo indietro! [Ridiamo, NdR]

Quest’anno per la prima volta ho voluto assistere al Tora! Tora! da dietro, nel backstage, ed ho trovato un clima inedito in tutti gli altri festival a cui ho partecipato… vuoi perché siamo tutti italiani, vuoi perché non lo so, ed infatti ti chiedo: qual è stata la ricetta che ha permesso al Tora! Tora! di creare un clima così speciale?
Ti ringrazio e sono contento che tu l’abbia notato, anche se sono convinto, molto presuntuosamente [Manuel mi precisa di scrivere “molto presuntuosamente”, NdR] che questa cosa sia difficile da non notare quest’anno, anche nei confronti del pubblico. Credo che questo tipo di spirito ci fosse anche gli altri anni, ma siccome, come dici tu, questo è un festival in crescita, dovevamo andare a costruirlo mattoncino per mattoncino, senza cercare di fare la rivoluzione, perché questo ci avrebbe segato le gambe alla prima edizione. Il fatto di crescere piano piano secondo me ha mantenuto uno spirito molto naturale all’interno di tutta la struttura.

La cosa speciale che ti posso dire è che il Tora! Tora! il primo anno era fatto da gruppi che avevano già un certo pubblico e una certa notorietà - infatti fu anche criticato per questo - ma c’era la necessità di far crescere l’evento perché diventasse rappresentativo, prima di dare spazio a quello che veramente è la musica italiana - quindi anche ai gruppi senza grossa notorietà - altrimenti avremmo veramente rischiato di fare ancora una volta una cosa per noi stessi, creando, nel fallimento, ancora più divisione. Visto che, però, durante i primi due anni il cast era composto da gruppi più o meno già affermati, è stato facile instaurare questo tipo di clima perché come ti dicevo tutti i gruppi già affermati che hanno una certa esperienza si mettono in gioco più facilmente, si conoscono da anni, si stimano e si rispettano anche se non si apprezzano musicalmente. Io per esempio andrei volentierissimo a cena con Madaski o con Bunna anche se non ascolto reggae… Bunna è simpaticissimo, fa battute del tipo: “lo sai un rasta cosa dice quando gli è finita la marijuana? Ma che cazzo è questa musica di merda!?” [Ridiamo, NdR]. È lui che conia queste barzellette, per cui, alla fine siamo diventati veramente molti amici. E comunque, anche quando non siamo molto amici, ci rispettiamo tanto. Questa cosa la abbiamo trasmessa. Uno dei nostri errori in passato è stato quello di non aver trasmesso alla nuova generazione le esperienze positive e negative che avevamo avuto per non farle ripetere. Non avevamo i mezzi, forse non avevamo la credibilità, forse non ne avevamo né il tempo né la voglia, non lo so. Però ho notato che si stanno ripetendo spesso gli stessi errori che avevo commesso e visto anche io: è stata questa la molla che mi ha fatto scattare e dire “basta cazzo, non può essere una spirale infinita della stessa cosa che si ripete senza che nessuno faccia niente!”. Credo che abbiamo trasmesso piano piano questo tipo di attitudine e di serenità anche ai gruppi che sono arrivati dopo a comporre il Tora! Tora! e credo che anche i più scettici, alla fine, quando sono venuti, nel migliore dei casi hanno vissuto una situazione molto rilassante e divertente.

Credo la chiave, dunque, sia stata il confronto, il conoscersi e forse partire da una base molto solida a livello di personalità che ci ha permesso di essere tranquilli e sereni nei confronti degli altri. Io per primo ho imparato che è meglio fare il primo passo. Non è buonismo: lo sapete anche voi, credo sappiano tutti che non sono un gran buonista, però credo di essere diventato molto concreto e voglio continuare ad esserlo.

Non credi che un altro degli elementi che abbia permesso a questa edizione 2003 di funzionare sia stata la stessa qualità della proposta musicale che è stata fatta? L’anno scorso la critica che io stesso avevo fatto al festival riguardava una certa stasi del cast, poco rappresentativo, mentre quest’anno le cose sono cambiate. A suo tempo avevi dichiarato che la musica in un festival non sia così fondamentale, ma l’importante sia far festa…
…sì, è un po’ diverso da questo concetto. Non volevo con il Tora! Tora! fare una rassegna musicale nella quale i gruppi salissero, suonassero la loro roba e se ne andassero fuori dai coglioni, così come non volevo uno spettacolino per il pubblico, perché si possono andare a vedere i loro concerti quando e dove si vuole. In realtà volevo creare un festival che avesse i presupposti dei festival che vado a vedere adesso e che andavo a vedere da ragazzo in giro per l’Europa, in cui la musica è sì importantissima, il cuore, ma c’è dell’altro, la magia dell’evento in sé, la magia dell’atmosfera e della situazione che può farti divertire e darti emozioni molto intense, può farti conoscere altre persone… che ti permette di vivere nuove esperienze e di vedere cose nuove, anche se in realtà non conosci nessun gruppo, anche se in realtà forse addirittura non te ne frega un cazzo di questo tipo di musica. In questa maniera, però, dai l’occasione a molta gente di conoscere questo tipo di musica, e anche in questo senso il festival è un megafono, no? Per cui forse mi sono spiegato male, non intendevo dire che la musica non conta niente, intendevo dire che il festival è addirittura superiore alla musica che ne rappresenta il cuore, come spirito. Guarda che tutti i festival europei veramente importanti sono così… pensa ai festival inglesi: la gente ci va con la tenda, in mezzo al fango, anche se piove, si segue un concerto ogni dieci. Poi puoi seguirli tutti o solo uno, ma comunque l’evento è fantastico per la magia che si crea, a livello di atmosfera. In questo senso ne parlavamo all’inizio: la due giorni riesce a creare questa cosa. Sono presuntuoso: non parlo di un clima di festa, ma di un clima magico, qualcosa in più, un’esperienza ecco. Questo è il nostro progetto, il nostro traguardo. La musica comunque è importantissima, ma per arrivare quest’anno - e l’anno prossimo sarà ancora meglio - ad avere un cast così variegato e abbastanza completo – poi c’è sempre qualcuno che rimane fuori, ma 51 gruppi sono tanti – e rappresentativo abbiamo dovuto passare due anni a creare una struttura che funzionasse. Poi magari avremmo potuto seguire altre vie, ma questa qui mi sembra che un un po’ abbia funzionato.


Manuel Agnelli direttore artistico. Innanzitutto, in base a cosa scegli le band?
Innanzitutto scartando tutto quelle che mi vengono offerte con pressioni abbastanza forti, perché mi sento in un momento di grandissima libertà e sono convinto che in un momento del genere io debba esercitarla. Chiaramente non voglio fare la mia compilation, perciò cerco di scegliere band che siano rappresentative di qualcosa indipendentemente dai miei gusti. Anche se ci sono molti gruppi che mi piacciono molto all’interno del cast, alcune delle mie band preferite sono rimaste fuori perché a mio avviso non in condizione per entrare a farne parte. Credo che la sinergia più utile che si può venire a creare facendo il Tora! Tora! sia per i gruppi che hanno già feedback, cioè hanno già recensioni fuori, hanno già dei dischi fuori, di cui già si parla magari anche in maniera abbastanza sotterranea, e che partecipino a più date del Tora! Tora!. Una sola data, pur avendo un’incidenza, serve veramente a poco. Non ho problemi a farti dei nomi, visto che sono anche miei amici: Cesare Basile, i Lotus, Marco Parente, nomi che a me piacciono molto ma credo abbiano una qualità indiscussa e che otterranno dei risultati venendo a più date. I gruppi che hanno già una certa visibilità dal Tora! Tora! traggono forse un po’ di prestigio, però posso pensare che un gruppo come i Tiromancino, che è stato molto criticato, alla fine non avesse davvero nessun bisogno di venire al Tora! Tora!, vista tutta la visibilità avuta. Però, ad esempio, Federico e gli altri sono arrivati a Riccione dal Friuli, la mattina stessa, con un rimborso spese veramente misero, per suonare poi davanti a 6000 persone, non a 40000 come a Fossacesia. Come loro anche i Subsonica, personaggi che non hanno bisogno del Tora! Tora!... ma lo spirito di appartenenza che si crea con il Tora Tora! è molto galvanizzante per loro. Sono sinceri, e forse si sentono determinanti nel creare qualcosa, nel dare spazio ad altri gruppi ed un’altra situazione, non so, come i Judah o i CVD.

Sto inoltre ancora cercando di capire quale sia la formula più adatta per far trarre maggiore giovamento dal Tora! Tora! a questi gruppi, considerando che comunque per loro questa è una incredibile esperienza.

Poi vorrei fare un’aggiunta. Mi immagino già i commenti a quello che ho detto: “ah, ma questo si mette a fare dei nomi, li ha fatti suonare al Tora! Tora! perché sono i suoi amichetti e perché sono i gruppi di casa Mescal”... ci tengo a sottolineare che questi gruppi sono diventati miei amichetti, e non lo erano prima, solo dopo esserci incontrati ed aver suonato insieme, e sono entrati nella Mescal dopo aver suonato con noi. In molti casi, dunque, mi sono anche prodigato per riuscire a trovare una collocazione a questi gruppi. Uno su tutti: Parente, ma anche Cristina Donà ai tempi. Molti altri gruppi che hanno suonato con noi, come Yuppie Flu e One Dimensional Man, non sono della Mescal ma sono comunque diventati miei amichetti [ridiamo, NdR].

Quali sono invece i tuoi gusti, al di là del ruolo di direttore artistico? I gruppi rock che assomigliano agli Afterhours non mi piacciono, ma non perché non apprezzi il rock, anzi!, però preferisco sentire cose diverse da quelle che faccio io, più stimolanti per me. Perciò, se devo parlare di rock, mi piace di più il rock contaminato, non quello classico alla Pearl Jam. Preferisco le contaminazioni con l’elettronica: mi piacciono molto i gruppi che lavorano con l’elettronica analogica, un po’ scura, e in questo senso CVD e Judah sono due ottimi esempi completamenti diversi gli uni dagli altri. I primi più settanta, più dilatati, più Can se vuoi, mentre i Judah sono più Suicide, più newyorkesi. Al di là di questo, mi piace ascoltare tantissima altra roba che con il rock non ha niente a che fare. Ho sentito gli Zu: non è che puoi dire che non siano rock, perché potrebbero anche esserlo… a Riccione mi hanno veramente entusiasmato: oltre ad essere eccezionali tecnicamente, sono anche molto divertenti dal vivo, il che è una cosa difficile da trovare! Sono virtuosi divertenti, non seriosi, che si divertono e fanno divertire. A Riccione il pubblico era entusiasta: non è un gruppo di teorici pallosi, è un gruppo che ha qualcosa da dire con grande intensità e questa cosa il pubblico l’ha sentita.

Comunque è vero che il Tora! Tora! è al 70% un festival rock, anche se sono rappresentati il reggae, lo ska-core, il punk e se vogliamo anche la parte più cantautorale della musica italiana, con Gazzè e Tiromancino. Non ho la presunzione di rappresentare tutto ciò che succede di musicale in Italia: mi muovo nel mio ambito e cerco di essere il più elastico possibile senza fare il ciarlatano.

Però anche la dance o la house sono presenti, con Motel Connection, Feel Good Production o Xplosiva…
Sì, quella è un tipo di cultura che vogliamo alimentare.

Secondo te cosa è cambiato fra la generazione di giovani (anno 1997) sui cui “ci scatarro su” e questa generazione, che, per esempio, ha aderito in grandissimi numeri alla proposta del Tora! Tora!?
Intanto, “sui giovani d’oggi ci scatarro su” era una provocazione rivolta più che altro non ai ragazzi in sé (infatti ai concerti nessuno si sentiva accusato, ma erano tutti partecipi del grido), ma che nascondeva un certo tipo di ironia verso chi considerava i giovani una fascia sociale intoccabile, proprio perché nella musica è quella fascia che compra i dischi e va ai concerti. I giovani erano giustificati anche nelle cazzate più profonde ed erano sempre trattati bene, perché andava salvaguardato il loro ambito commerciale. In realtà la sostanza era ed è che chiunque faccia cagare, fa cagare indipendentemente dal fatto che sia giovane o vecchio, sincero o finto. È un po’ un concetto da nonnetto, ma è un principio che ho poi applicato a tutta la mia concezione dell’arte. Per me non esiste arte vera o arte finta: è chiaro che io stimerò di più le persone sincere, a livello personale, ma se dovessi considerare la loro arte della loro sincerità non mi interesserebbe niente. La loro arte può essere o bella, o brutta, è molto semplice. Preferisco, da artista, un ottimo artista bugiardo che un cagone sincero. Spesso la sincerità è usata solo per giustificare mancanze dal punto di vista creativo e come alibi. È diverso il concetto personale: preferisco andare a cena con uno sincero, ma non è che perché tu sei sincero io debba dirti che sei un bravo artista, questo non lo farò mai. Poi se uno mi sta sulle palle ed è un bravo artista non ci andrò a cena non ci andrò in vacanza, però non posso dire che non sia un bravo artista solo perché è un furbetto.

Comunque, per rispondere alla tua domanda - scusa se divago - credo che la differenza sia stata la saturazione di un certo tipo di situazione, ovvero il non accontentarsi di essere dei frustrati, per cui voler reagire. Non voglio fare né l’ipocrita né il tuttologo, ma ho visto un sacco di concretezza, e da Genova in poi un certo tipo di movimenti hanno acquistato spessore: rappresentano un modo, magari non perfetto, magari non unico, di reagire ad una situazione che non sta creando felicità nella gente. Questo in generale. Nella musica forse sta succedendo la stessa cosa… la gente è stufa di sentir parlare gli altri, di parlare e vedere le proprie parole buttate al vento, è stufa di dire cazzate. Vuole sentirsi bene, vuole sentire emozioni forti e vere, e va a cercarsi delle cose. In questo senso il live funziona molto di più dei dischi, perché la gente va a vedere e cercarsi le cose, che se non hanno filtro e marketing emozionano direttamente e di più. La gente in questo momento ha bisogno di questo tipo di confronto.

Riesco anche a capire chi oggi, come noi avevamo rifiutato i Litfiba ed i Diaframma, rifiuti noi per cercare nuove cose: è normale, è giusto. Però vedo in quest’ultima generazione, come la definisci tu, questa del Tora! Tora! di quest’anno se vogliamo, non tanto la volontà di allinearsi a noi, ma la voglia di concretezza, di non distruggere prima di aver creato, anzi il contrario. Uno dei nostri pericoli del nostro ambiente è stato questo: per integralismo, per cecità, si è sempre distrutto prima di aver creato. Questa è una di quelle cose che mi hanno portato a passare sopra i particolari che sono per alcuni molto importanti, a livello di linguaggio.

Che funzione ha avuto internet, secondo te, come punto di contatto e come fulcro per lo sviluppo di questi movimenti e di questa nuova voglia di vivere la musica?
Internet è uno strumento potenzialmente meraviglioso: me ne sono accorto negli ultimi due anni perché quattro o cinque anni fa cominciavo a guardarlo con molto interesse, poi invece mi aveva disgustato il modo in cui era stato sprecato a livello di potenzialità. Come mi succede spesso, mi sono selezionato degli spazi in cui sono sicuro di trovare le cose che mi servono, però credo che il mezzo sia indiscutibilmente eccezionale. Poi, forse, avevo anche sottovalutato gli utenti perché in realtà bisogna veramente dividere fra chi appare nel mezzo, utilizzandolo in maniera qualunquista, populista e abbastanza scadente, e chi invece non appare ma utilizza lo stesso il mezzo.

Ultimamente c’è stata una polemica sul forum del Mucchio Selvaggio, che tu penso abbia seguito, rispetto ad una compilation che abbiamo fatto per Tutto Musica. Io non entro nel merito, per coerenza, ma vi dico: andate a leggervi il forum all’interno della rubrica “filo diretto con i giornalisti” e ai paragrafi “coerenza” e “coerenza 2” perché lì ci sono delle analisi veramente molto profonde e ancora più centrate rispetto a quelle che avrei potuto fare io riguardo una certa situazione, non solo di internet, ma anche riguardo una certa manipolazione che c’è all’interno di internet. Quella discussione mi ha veramente sollevato il morale, perché non credo difendessero direttamente me o le mie scelte, ma perché mi sono accorto che la maggioranza silenziosa non è così deficiente.

Io per esempio ho trovato, sul forum del Mucchio, gente che nella critica alla compilation di Tutto, per fare un esempio preciso, portava della argomentazioni stimolanti… e mi veniva quasi voglia di rispondere! Cazzo ma io ti rispondo perché mi stai stimolando, perché hai delle argomentazioni non dico intelligenti, che può sembrar razzista, ma stimolanti!, perché il tuo discorso è completo, perché citi delle cose e porti degli esempi. Comunque io credo che ognuno possa scrivere quello che gli pare, ma credo anche che la gente si sia rotta i coglioni di questo populismo imperante, dello slogan e del ragazzino frustrato che si alza la mattina e vuole sfogarsi. Sono stato anche io un ragazzino frustrato, ma guarire da queste cose significa reagire in modo concreto, non scrivere sui muri. L’’utilizzo di internet è una questione di civiltà, come non buttare la carta per terra, come mettersi la cintura, come non passare con il rosso e far passare le vecchiette sulle strisce pedonali.


Ora volevo chiederti una cosa a proposito della scelta dei giornali collegati al Tora! Tora!. Mi ricordo che per la prima edizione del Tora! Tora! avevi scelto un determinato tipo di percorso mediatico da far fare alla manifestazione, puntando su Tutto come magazine di riferimento. Stèfani ad esempio aveva detto: “quando ha bisogno della copertina viene da noi, quando c’è da promuovere il Tora! Tora! no”. È cambiato l’atteggiamento delle testate di musica nei vostri confronti oggi?
Guarda, capisco che la scelta di un certo tipo di mezzi di comunicazione sia stata una scelta anche giustamente criticabile. Ma se io dopo quindici anni di meschinità del nostro ambiente, quello alternativo, quindici anni di paletti ancora più rigidi di quelli del sistema multinazionale, ho deciso di tentare un’altra strada era proprio perché ero convinto che niente sarebbe cambiato se avessimo scelto gli stessi mezzi di comunicazione che per quindici anni avevano sì creato quel determinato sistema, ma lo avevano inchiodato a quel tipo di situazione.

Credo che un certo tipo di immobilismo fosse endemico, non dovuto a questo o quest’altro giornalista. Tutti usavano lo stesso linguaggio, e nessuno, forse per poca credibilità, osava trovare il coraggio di cambiare, perché veniva subito giustiziato e scomunicato. Io mi sono stufato del paternalismo con cui venivamo trattati dai nostri giornalisti, e questa cosa è successa anche grazie al fatto di essere cresciuto.

Ho visto da parte di alcuni gruppi, tipo i Midwest, che cito molto volentieri perché mi piacciono tanto, la volontà di uscire subito da questa situazione di gerarchia silenziosamente prestabilita, dicendo subito le cose come stanno e facendosi i cazzi propri. In generale, però, ho visto tutti i gruppi Homesleep molto lucidi e per i cazzi loro nel fare il proprio percorso: era una cosa che non sapevo ma che mi ha fatto molto piacere, perché mi ricorda come eravamo noi qualche anno fa con la Vox Pop eccetera.

Comunque, al di là di questo, la scelta di Tutto e la scelta di MTV erano la condizione che ci avrebbe permesso di uscire dal nostro sistema per comunicare verso l’esterno la nostra esistenza: era inutile puntare ad avere articoli solo sul Mucchio o solo su Rumore, perché già li avevamo lì. L’esigenza era uscire all’esterno e crescere ancora di più. Molti hanno puntato il dito sul fatto di vendere i dischi, fare i soldi… io non ho fatto una lira dal Tora! Tora!, semmai ce li ho persi, e nessuno ha fatto una lira, né fra gli organizzatori né fra i gruppi.

Addirittura ho saputo che Valerio Soave ha attrezzato l’area della Fornace di Nizza esclusivamente per il Tora! Tora! e di tasca sua…
Si, Valerio ha dovuto lottare politicamente per permetterci di suonare a Nizza… comunque, volevo aggiungere, se chi ci critica per il fatto che Tutto è di Berlusconi ha 50 anni, allora è limitato ed è un problema suo. Noi siamo andati da chi ce l’ha chiesto e dalla gente con cui ci divertiamo, non dai paternalisti. Secondo me hanno la coscienza sporca: gli brucia il culo solo perché fai qualcosa.

Comunque, io non sono un messia: capisco che questi sono metodi poco convenzionali e non perfetti. Ma noi siamo ambiziosi: vogliamo uscire da questo covo di carbonari, e lo vogliono anche quelli che io pensavo integralisti. Le critiche ci possono stare, ma tutto dipende da come sono fatte. Non me ne fotte un cazzo: non c’è nessun tribunale morale di cui io sia imputato. E comunque siamo in discussione, ci mancherebbe, ma non accettiamo ricatti.

Sei stato molto chiaro. Per concludere… cosa ci dobbiamo aspettare dalla data del 20 settembre al MazdaPalace di Milano?
A Milano ci sarà un cast stellare! Riuniremo tutti i gruppi più vicini a noi, con molti ospiti. Daremo spazio a 15 gruppi più ospiti, e in più ci saranno stand di editori alternativi come Minimum Fax eccetera. Non è facile, ma ci stiamo provando.

Poi abbiamo in cantiere una collaborazione con il MEI: il Tora! Tora! vuole unire e non dividere, e se sarà necessario ci taglieremo mani e piedi.



Una maglietta della Vox Pop, un cappellino alla pescatora ed una gran voglia di parlare. Ecco a voi una lunghissima intervista a Manuel Agnelli riguardo la sua creatura, il Tora! Tora!, e tutto ciò che le ruota attorno.

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