Cosa ci aspettiamo da Manuel Agnelli solista

Com’è debuttare da solo a 55 anni? Bene, se sei il leader degli Afterhours, la cui “nuova vita” inizia con due pezzi per il film “Diabolik”: “Pam Pum Pam” e “La profondità degli abissi”. Che intrigano parecchio, e fanno venire voglia di un futuro da cantautore

Parliamoci chiaro e schietto: qualunque cosa faccia siamo in debito con Manuel Agnelli. Non parlo di noi come magazine ma come italiani in genere. Un musicista che nella sua carriera ha sempre trovato il modo di suonare prima e divulgare poi il rock alternativo con tutti i suoi padri nobili, non può che essere un personaggio importante nella nostra formazione.

Degli Afterhours manco ne voglio parlare, tutti sanno quanto siano (stati) necessari per l'evoluzione della musica con le chitarre nel nostro Paese, cantata in italiano con testi non banali, proprio perché tutti sanno cosa significa fare rock in italiano, che alla meglio negli anni '90 poteva venirti fuori come il primo Liga, Vasco, i Litfiba di Terremoto e alla peggio Le Vibrazioni. Non è proprio facile fare rock nella nostra lingua, ma Manuel Agnelli ha fatto sembrare semplice scrivere canzoni come Strategie, Dentro Marilyn, Bye Bye Bombay, Non è per sempreMale di miele e tutti gli altri inni che abbiamo cantato un sacco di volte sotto il palco a un concerto degli After. 

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Anche quando è andato a fare il giudice a X Factor ha saputo far crescere (nel programma e fuori, nella vita vera), realtà evidenti come i Måneskin e band che stanno suonando molto in giro come i Little Pieces of Marmelade o i Melancholia e ha sfruttato il suo carisma da personaggio televisivo per fare un suo show, Ossigeno, in cui gli ospiti suonavano dal vivo. Insomma, tutte le volte che lo abbiamo criticato per scelte poco azzeccate o outfit discutibili, l'abbiamo fatto essendo molto consapevoli del peso specifico dell'artista in questione. 

Con questo spirito para-natalizio vado ad ascoltare i suoi primi due pezzi solisti, il suo debutto senza la band alla tenera età di 55 anni e ne resto colpito. A dire la verità aveva già un album live del 2019 a suo nome insieme all'immancabile Rodrigo D'Erasmo dal titolo An Evening with Manuel Agnelli in cui dava nuova veste più intima ai classici degli After insieme a cover struggenti di Tom Waits, Lou Reed e Lana Del Rey, ma prima d'ora non aveva mai pubblicato nuove canzoni a suo nome.

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 Sono due canzoni che fanno parte della colonna sonora del film Diabolik dei Manetti Bros in cui il protagonista è interpretato da Luca Marinelli, mentre Miriam Leone e Valerio Mastandrea sono rispettivamente Eva Kant e l'ispettore Ginko, quindi possono essere slegate da un percorso solista vero e proprio, ma la ricerca e la cura per gli arrangiamenti e la composizione fanno ben sperare per un futuro album solista senza la band.

Nel video tutto matto di La profondità degli abissi, il singolo, il buon Manuel svela un po' delle sue facce, da quella sadomaso iniziale a quella della rockstar seminuda e truccata a quella sua più classica, che conosciamo meglio. Nel video, oltre al fedelissimo D'Erasmo anche Vittoria Burattini dei Massimo Volume alla batteria, e questo è un bellissimo comeback per Manuel che con Emidio aveva creato la band Gli Agnelli Clementi, mio personalissimo premio Nobel per il nome.

La canzone è beatlesiana, sarà che in questo giorni dopo la miracolosa indigestione del documentario Get Back sento tutto provenire da lì, ma è certo che abbia quel tipo di atmosfera al piano e agli archi mentre il nucleo è sempre rock. Un pezzo molto interessante, che può essere apprezzato anche da chi non digerisce troppo gli Afterhours. Bello ma non totalmente sorprendente, perché la vera sorpresa, di quelle che ti fanno fare la O con la bocca arriva con la seconda canzone intitolata Pam Pum Pam

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Immaginate Manuel che canta un musical di Cocciante o un classicone strappacuore degli anni '60 con l'orchestra tutta intorno e avrete un'idea della seconda canzone solista di Agnelli e del potenziale non ancora espresso a causa delle ovvie limitazioni che ogni band ha di strumentazione e arrangiamento. Ecco, se dovessi aspettarmi qualcosa da un futuro album solista di Manuel Agnelli, perché a questo punto è sicuro che qualcosa bolla in pentola, non è che si buttano lì due pezzi col tuo nome e poi basta, allora sarebbe in questa direzione, in modo da valorizzare la sua voce che è maturata col passare degli anni e se un tempo raggiungeva acuti ragguardevoli, oggi è più rotonda e roca, con dei bassi pieni e un'estensione notevole. 

Sarebbe davvero bello poter ascoltare Manuel come cantante vero, addirittura interprete, dopo che ha suonato per una vita, e suonerà per altrettanta, le sue canzoni. Quello che manca ai molti che conoscono più Agnelli come personaggio televisivo più che come artista è proprio la sua voce, ed è quella che mette in mostra in quell'esercizio stilistico che è Pam Pum Pam. Sono stato addirittura tentato di pensare che se Manuel facesse un'opera rock in stile anni Settanta o un vero e proprio musical sarei in prima fila ad applaudire, mi piacciono un sacco quel tipo di espressioni anche se ormai sono terribilmente demodé. 

Mi piacerebbe tanto sentirlo prodotto da Bob Ezrin, quello di The Wall dei Pink Floyd ma anche di Welcome to My Nightmare di Alice Cooper, The Elder dei Kiss e Berlin di Lou Reed, sempre in bilico tra maestosità e kitsch, tra gloria eterna e immane fallimento. Chi meglio del maturo Manuel Agnelli in Italia può avere l'ego e il personaggio giusto per interpretare se stesso dandosi anima e corpo alla causa? Forse Morgan un tempo, ma adesso non ha più la voce, Agnelli invece sì e sembra voglia ripartire proprio da lì.

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L'articolo Cosa ci aspettiamo da Manuel Agnelli solista di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2021-12-02 11:02:00

Tag: singolo

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