"Muscoli e Dei" dei Marta Sui Tubi è un disco che andrebbe ascoltato ancora oggi

Muscoli e Dei è un disco senza tempo che andrebbe ascoltato ancora oggi.
11/10/2019 15:54

Muscoli e Dei esce il 23 novembre del 2003, quasi diciassette anni fa e ci sono molti motivi per cui questo disco dovrebbe essere ascoltato ancora oggi. Giovanni Gulino e Carmelo Pipitone nei primi anni duemila si incontrarono e diedero vita ai Marta sui Tubi (che nel 2004 vide l’entrata nel gruppo anche del batterista Ivan Paolini). Quel primo disco suonato e cantato a quattro mani fu un piccolo fulmine a ciel sereno all’interno della musica italiana di quel periodo, per un motivo per ben preciso: era totalmente diverso da qualsiasi altra cosa si ascoltasse in quegli anni, aveva un’identità personale fortissima. Nessuno sarebbe riuscito a fare quel disco se non due teste matte come le loro e a distanza di quasi vent’anni, riascoltandolo, non riuscirei neanche io a dargli una collocazione temporale. 

martauistubi

Nato tra i fiumi di parole di Giovanni e le melodie costruite da Carmelo, Muscoli e Dei è un diario aperto diviso in capitoli, dove tra flussi di coscienza, metafore e ambientazioni sospese raccontavano in musica tutto quello che li circondava, come dei cantastorie che però riescono a trascinarti dentro dimensioni che prima d’ora non avevi scoperto. Questo disco nasce tra le mura rosse di Bologna, dove l’arte e lo scambio culturale erano il pane quotidiano per chi aveva la fortuna di viverla agli inizi del duemila e in tutte le sue tracce quella libertà espressiva e contenutistica si sente, ti arriva immediatamente: Muscoli e Dei è nato senza pretese, ma dalla voglia sana di voler far sentire alle persone la propria arte. Non è così scontato se ci si pensa. 

Le sfumature buie di “Post“ con le sue ripetizioni e i suoi suoni vorticosi, l’ ”Equilibrista” che ti fa ballare tra “fuochi accesi e desideri e scarabocchi i miei pensieri”, la “Stitichezza cronica” della cronaca di tutti i giorni, “Le cose cambiano” che ti racconta la verità attraverso la storia di un altro, quel famoso “6 Dicembre”. Ogni brano di questo disco potrebbe venire da tempi, generazioni e storie personali diverse ma in qualche modo ci racchiude tutti, portandoci in tanti luoghi diversi. Era fuori dagli schemi ma perfettamente coerente nell’essenza del suo essere. I Marta sui Tubi furono il primo gruppo che salì sul palco della prima edizione del MI AMI nel 2005. Nel 2003 Muscoli e Dei, che ancora non si chiamava così ma era una DEMO dal titolo “Al terzo punto” venne recensito da una redattrice di Rockit con queste parole:

“Ci sono questi due ragazzi, Giovanni e Carmelo, siciliani di origine e residenti a Bologna, che con una chitarra acustica e due voci riescono a modellare la materia che gli gira intorno e farci bolle di sapone. Non è lieve ciò che stringono fra le mani e neanche il linguaggio con cui lo definiscono, è impalpabile l’ironia onnipresente, l’inclinazione al gioco, la capacità di fare delle tristezze i proprio balocchi.”

La curiosità di come si è riusciti a costruire inconsapevolmente un disco del genere è stata forte a tal punto che a Giovanni (impegnato proprio ora nel suo primo disco da solista) un paio di domande gliele ho volute fare, e, oltre ad avergli chiesto com’è nata Vecchi Difetti, ho avuto la conferma di come la musica quando è libera riesce ad arrivare dove neanche immagineresti. 

 

Cosa ha significato per voi Muscoli e Dei, è stato il vostro primo disco e nonostante gli anni è rimasto un lavoro autentico. Fu un debutto sulla scena musicale non da poco. Cosa ricordi di quel 2003? 

Le canzoni furono composte tra i primi giorni di ottobre del 2002 all'ultima, Sei dicembre, proprio il 6 dicembre del 2002. Una volta finito di lavorare alla stesura dei brani le registrammo in presa diretta con un semplice microfono dinamico attaccato a un pc. Avevamo così la nostra demo. Convinti di avere una manciata di buone canzoni cercammo conferma inviandole proprio a Rockit che qualche settimana dopo fece una bella recensione della demo e questo ci incoraggiò ad andare avanti (recensione di Carolina Capria). 

A questo punto volevamo fare un disco serio, in studio di registrazione con un produttore, un bassista e un batterista.  Ci mettemmo alla ricerca della sezione ritmica ma a Bologna i musicisti che ci piacevano erano tutti stra-impegnati così decidemmo di andare avanti da soli. In quel periodo eravamo grandi fan di Bugo, che suonava a fine novembre al Mei del 2002. Andammo a vederlo dal vivo e lui a un certo punto dello show perse il plettro della sua chitarra e chiese al pubblico di lanciargliene uno. Carmelo aveva sempre un paio di plettri in tasca e glie ne porse uno da sotto il palco. Per ringraziarci, dopo il live si fermò a chiacchierare con noi e così gli estorcemmo il contatto del suo produttore. Quindi mi misi in contatto con Fabio Magistrali, che aveva curato qualche anno prima album come "Non è per sempre" degli Afterhours e "In circolo" dei Perturbazione. Fabio prima di avere a che fare con noi volle ascoltare la demo, che gli inviammo via posta. Qualche giorno dopo fu lui stesso a chiamarmi entusiasta di lavorare insieme. 

Eravamo al settimo cielo. L'album fu registrato nei primi mesi del 2003 a casa di Magistrali col suo studio mobile. Furono 7 fine settimana consecutivi indimenticabili. Partivamo in macchina il venerdi da Bologna per Pavia e tornavamo la domenica sera. Ricordo ancora le nostre facce trasfigurate dalla sorpresa e dall'entusiasmo nel vedere l'album prendere forma nei viaggi di ritorno con in tasca altri pezzi nuovi. A Marzo 2003 l'album era finito. Cominciammo a suonarlo in tutti i live che ci procuravamo da soli nei pub di Bologna. Cominciarono a venire a vederci sempre più persone fino a quando conoscemmo Stefano Clessi dell'etichetta Eclectic Circus che di li a poco ci fece una proposta discografica.

L'album usci il 23 novembre del 2003 e un mese dopo fummo invitati da Enrico Silvestrin a MTV Brand New, un seguitissimo format televisivo che ospitava artisti che proponevano musica alternativa. Dall'inizio del 2004 lì in poi un fiume di concerti da headliner e spesso aperture agli artisti che avevamo sempre adorato. Ogni mattina che mi svegliavo nella stanza di un nuovo hotel pensavo che la realtà fosse l'estensione del sogno dal quale ero appena emerso. 

 

In quegli anni eravate a Bologna, che aria si respirava da un punto di vista musicale, quali erano le ispirazioni e gli artisti con cui ci si doveva "scontrare"? 

L'unica cosa con cui ci dovevamo scontrare erano le forze dell'ordine che ci cacciavano da sotto i portici quando improvvisavamo i primi live. Noi non ci siamo mai sentiti in competizione con gli altri gruppi o solisti della città perché eravamo consapevoli di fare musica completamente diversa da tutti gli altri. Spesso catturavamo letteralmente per strada altri musicisti bolognesi che ammiravamo e con una scusa li portavamo a casa per fargli ascoltare i nostri pezzi. Per il resto l'atmosfera era magnifica, tantissimi ragazzi appassionati di musica che suonavano in giro inseguendo il proprio sogno bohemien, feste, fricchettoni, concerti, ragazze.

Tutti i brani di quel disco sembrano delle vere e proprie storie, flussi di coscienza che trovano libero sfogo e si incastrano poi con la musica. Testi e musica come hanno trovato un loro equilibrio mentre lavoravate al disco? 

La composizione fu davvero spensierata e divertente. Pur essendo la prima volta che suonavo con Carmelo trovammo un punto d'incontro tra le sue musiche e i mie scritti. Ci dividevamo un monolocale e non avevamo tanti soldi da spendere in giro per la città così il modo migliore per passare le nostre serate era lavorare sulle canzoni. Sperimentavamo in continuazione, lui stava sviluppando una tecnica di fingerpicking abbastanza audace e cominciava a lavorare con le accordature aperte. Io cercavo di non sembrare stupido cantando in italiano dopo 10 anni di canto in inglese. Mettevamo spesso il testo in primo piano cercando di adattare la metrica delle parole alla successione degli accordi. Non avevamo idea in quel momento di cosa volesse dire scrivere un album e delle responsabilità comunicative che ciò comportava. Scrivevamo e basta, in libertà, con una boccia di pessimo vino sul tavolo. Volevamo solo avere delle nostre canzoni da far ascoltare a chi ci voleva bene e suonare un po' in giro. 

Com'è nata Vecchi Difetti? Questo brano è atemporale e si cuce addosso come un vestito. Ognuno di noi ci si può rispecchiare più di qualsiasi altro brano a distanza di tanti anni. Qual'è la sua forza secondo te? 

E' stato uno dei primi pezzi composti. L'arpeggio iniziale era una bozza di Carmelo che aveva anche imbastito una linea melodica e delle parole che però non ci convincevano. Presi un mio scritto di qualche mese prima ed estrassi le prime frasi provando con una melodia diversa e molto più lenta. E la prima strofa c'era. Poi improvvisazioni, tentativi, cambi di accordi e testo, con l'obiettivo di fotografare la sensazione di quando ti lanci in una nuova relazione con la paura di rovinare tutto commettendo gli stessi errori che hai commesso in passato. Un tema in cui ognuno può specchiarsi a modo suo. Volevo che la narrazione non vertesse su elementi di quotidianità tangibile (come in altri brani dell'album) e quindi abbiamo cercato di tenere il testo su un piano figurativo metaforico, senza dare a tutti i costi la caccia alle rime.

 

E fecero decisamente bene. 

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L'articolo "Muscoli e Dei" dei Marta Sui Tubi è un disco che andrebbe ascoltato ancora oggi di Chiara Lauretani è apparso su Rockit.it il 11/10/2019 15:54

Tag: album

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