Ufomammut - Martedi 25 aprile: Londra

23/05/2006

(Il biglietto del Dome, Londra)



Al risveglio ci accorgiamo dei seguenti elementi nella casa di cui siamo ospiti:
- Vestagliona rosa appesa alla porta di una delle camere in cui dormiamo.

 Quantità innumerevole di libri di Yoga e Pilates, più biografie di Valentino Rossi e Lance Armstrong.

 Beverone proteico da culturista in contenitore da 5 litri.

 Pattumiera contenente altra pattumiera tipo matrioska.

 Doccia a meccanismo elettronico con combinazione studiata dagli stessi architetti che composero i meccanismi della piramide di Tutankamon.

 Molteplici dvd di Matrix e di Yoga.

 Misuratore del bianco dentale della Pearl drops (vorrei spezzare una lancia a favore del dentifricio e del color beige dei denti del nostro Paul...).

 Finestre saldate con vernice e mai aperte negli ultimi 15 anni.

Urlo si trova di fronte all'imbarazzante immagine di Poia vestito dalla testa ai piedi come se fosse svenuto all'improvviso con Vita che gli russa in un orecchio tipo motore di uno Stuka e Ciccio che risponde con sbuffi tipo balenottera arenata creando una ritmica davvero interessante.

Scoperto l'arcano funzionamento della doccia ci si lava mentre Poia viene drammaticamente scelto per l'offerta del caffè... un beverone bianco, trasparente quasi, in cui naviga un grumo di nescafè che non riesce, in alcun modo, a sciogliersi.

Piangendo Poia ci prega di non rischiare il nostro fato per un caffè e così obbediamo.

Siamo riposati, finalmente e comunque felici di essere vivi.

Partiamo per il locale, riempiamo il furgone, prendiamo la batteria nuova,salutiamo Paul e lo ringraziamo per tutto e siamo nuovamente in strada.

Dopo parecchie ore di viaggio arriviamo a Londra con parecchio ritardo. Urlo sfodera la mappa scaricata da internet e, ignaro, dà il via alla tragedia. Il locale, il Dome, si trova in Junction Road. Il problema è che esistono all'incirca 10 strade con questo nome...

Sentita l'agenzia che ha organizzato le date in Inghilterra per annunciarle il nostro arrivo e rassicurare tutti, entriamo finalmente in Londra. Nel giro di pochi minuti siamo praticamente in India... La situazione si rivela immediatamente preoccupante, stiamo gironzolando per un quartiere degradato abitato da diverse minoranze etniche che ci osservano vagare per le loro strade alla ricerca di una via che, subito, ci accorgiamo non esistere... la richiesta di informazioni è vana, la famigliola pakistana con moglie totalmente coperta da foulard e foulardini, bambini e padre severo e vestito di nero non ci caga neppure, proviamo con un rapper di colore e ci dice che è appena arrivato anche lui da chissà dove, vecchi sciamani ci osservano dalle loro basse casette, uomini col turbante ci squadrano e nessuno sa dirci dove siamo. Ed è allora che arriva un sms chiarificatore: “Are You lost?”...

Solo allora, con un ritardo di circa 3 ore, Poia sfodera un pensierino per ricordare a tutti che Cris, la nostra booker, ci ha mandato una mail con la strada da seguire... da un veloce controllo risulta che ci troviamo dalla parte opposta della Città... la disperazione ci coglie.

Ma come Gandhi, appare un tassista che ci dona la sapienza e ci rivela gentile e paziente la strada per arrivare a Camden, la zona verso cui dobbiamo arrivare.

Si riparte, a tutta birra attraversiamo il centro di Londra, scarsamente trafficato, costeggiamo il Tower Bridge e, miracolosamente, grazie all'inserimento del navigatore satellitare Vita, in meno di un'ora siamo al locale. Sono le 20, l'appuntamento era per le 16... saltiamo il soundcheck e scarichiamo tutto per poi parcheggiare il furgone.

Cris ci aspetta e ci abbraccia, perdona il nostro ritardo ed è, oltre che molto bella, anche molto gentile e simpatica.

Prepariamo il proiettore e iniziano a suonare gli Obiat. Arrivano nel locale amici italiani, pubblico londinese e nuovamente Chris della Rocket Recordings a cui raccontiamo le nostre disavventure e con cui scherziamo un po' rilassandoci davanti ad una birra.

Il locale è molto grosso, forse troppo, la gente è fredda, diversa da Manchester, stanno seduti ad osservare prima gli Obiat e poi i Litmus fino a quando tocca a noi.

Ci dicono che abbiamo solo 50 minuti, montiamo tutto alla velocità della luce, il tempo stringe, il palco è strano, la batteria infossata in una nicchia, il proiettore su un lato, la gente seduta e lontana... partiamo con “Astrodronaut” e Ciccio cerca di fare il possibile per mettere a posto i suoni. L'atmosfera è davvero fredda, la gente applaude ma è distaccata, noi ci sentiamo stanchi e arriviamo alla fine del concerto con un certo sollievo. Tra l'altro cade la ciabatta elettrica e si spegne tutto ad Urlo che deve capire cosa è successo prima di riattivare tutto, i microfoni hanno problemi e non si vede Vita infilato in un buco in fondo al palco... E appena finiamo la gente comincia ad urlare, ad applaudire e a chiedere di più... scendiamo dal palco un po' rattristati per la fretta, arriva Cris tutta esaltata e ci riempie di complimenti, son tutti contenti, tranne noi...

Forse la tensione, forse la fretta, forse la stanchezza di una giornata in viaggio.

Smontiamo e ci fermiamo a parlare con il boss della Rocket, davvero simpatico, Vita si perde a scherzare con le sue amiche londinesi, Lu con una amica di Milano che vive nella capitale Inglese, Ciccio con la padrona del locale, anch'ella italiana... c'è sapore di Mafia in tutto ciò...

Carichiamo sul furgone e decidiamo di partire subito per tornare in Belgio da Benny e Sara.

Prima, però, tappona in un “chicken fries”, una bettola unta che ogni McDonald invidierebbe. Vita e Ciccio si danno alla pazza gioia ingurgitando tonnellate di fritture. Quindi, al solito, al minimo contatto col sedile il primo sviene ed il secondo, dopo qualche ruttone, si spegne.

Poia è pronto per trasportare la band sul Continente e Urlo, tra un colpo di sonno e l'altro, gli farà compagnia. In un'atmosfera irreale la metropoli si sfalda lentamente al di là dei finestrini e si trasforma in un bagliore arancione. La strada si snoda ora nella verde campagna inglese, sotto un cielo stellato trasparente.

Prima tappa Dover.

Arrivederci Inghilterra. E' stato davvero un'esperienza eccezionale.

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