Julie's Haircut - Martedì al Vapore - Marghera (VE) Live report, 10/04/2001

17/04/2001 di Enrico Rigolin



In attesa di recensire il nuovo “Stars never looked so bright”, ecco un fedele resoconto di uno degli ultimi live del quintetto modenese. Giusto per farvi venire 'l'acquolina in bocca'...

Marghera… sì, quella che “sensa fabriche sarìa più sana / ‘na giungla de panoce, pomodori e marijuana”… tant’è che poi, al mitico Vapore, giusto davanti all’ingresso noto l’autore di quegli storici versi, il buon vecchio Skardy dei Pitura Freska.

Per la data dei Julie’s Haircut, con un cd fresco di stampa che ha già impressionato (mooolto) positivamente dopo i primi ascolti, stasera si è radunato il gotha (?) del rock veneto: notati i compagni di merende One Dimensional Man in versione sobria, qualcuno degli Elle, dei Libra, Kleinkief e chissà chi altri. Ah, ovvio, c’era anche IL Furgone, fuori a riposare.

Stipati su un angusto palchetto, addirittura con un microfono calato dall’alto causa assenza di aste, ecco i Julie’s aprire le danze. S’inizia con la ballad “Pass the ashtray”, opener del nuovo (capo)lavoro targato GammaPop “Stars Never Looked So Bright”: Luca G imbraccia un’acustica ed i toni partono sommessi, ma è solo il riscaldamento, l’avvio di una stupefacente sequenza.

La scaletta (da bravo professional con Guinness in mano qual è il vostro cronista), è rimasta fra i pedalini vintage dei nostri, sicchè più che i singoli titoli rimangono una serie d’impressioni, una sfilza d’emozioni (che terrò per me) e due-tre considerazioni che scriverò volentieri.

A fare le spese della posizione defilata da cui abbiamo assistito alla performance è stata la new entry dei Julie’s, il Reverendo, le cui tastiere purtroppo non ho appieno seguito ed apprezzato, ma ricordo una “Sumopower” davvero grossa e cazzuta, capace d’imprimersi rividamente nella memoria e di far venire una voglia matta di riascoltarla su cd, ricordo sprazzi di puro noise ma, soprattutto, un ottimo sound d’insieme, una presenza scenica efficace quanto spontanea e dei suoni da far invidia a chi si arrovella per mesi alla ricerca di pedalini e chitarre vintage. Chi cerca tecnicismi assortiti, rack digitali, Ibanez e tapping iperveloci stia alla larga, qui si pesca nella storia.

Ancora, accanto a riuscitissime pop song, vere e proprie cavalcate in odore sì di sonico, ma al contempo più vicine alla psichedelia di stampo “classico”: basti in tal senso la proposta in chiusura di serata della cavalcata (un quarto d’ora!) “New love”, che compare solo sul cd single di “Everything is allright”; anche quest’ultima resa al meglio, forse irruvidita rispetto al cd e presentata da Luca G. come “la canzone con cui abbiamo dato via il culo”. Bene, se questo è dar via il culo, mettiamoci la firma.

La maturazione dei ragazzi è evidente, specie l’attenzione verso la melodia, così come il coraggio di tuffarsi nelle ballad e nelle canzoni mid-tempo, di cimentarsi con pezzi non necessariamente urlati (sussurrare, a volte, è più difficile che urlare) e dotati, pur nell’ambito di un genere –sia chiaro- comunque codificato, di un proprio spessore e di una personalità che dopo pochi brani si sente.

Potranno anche atteggiarsi o vestirsi come dei tamarri (finto)anni ’70, qualcuno di loro potrà essere “figlio d’industriali” (definizione non mia), possono aver dormito a casa mia e poi esser (comprensibilmente) presi da mille altre cose e non trovare il tempo per due chiacchiere: quella che mi interessa, e che mi interessava al Vapore, era La Musica.

E ne ho sentita di bella.

Non più esordienti, né autoprodotti, né emergenti: oggi i Julie’s possono ben raccogliere i frutti della loro crescita, che qui su rockit seguiamo sin dai tempi del demo “Sexpower” (irrefrenabile nota d’orgoglio). Non si manchi l’appuntamento con uno dei loro trascinanti live.

Che al Mucchio Selvaggio trovino il coraggio di dare la copertina ai Julie’s Haircut.



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