Live Report: i Ministri al Maschinenhaus - Berlino Live report, 12/03/2010

29/03/2010 di Fabio Benvegnù

E partito tutto da alcuni loro fan che in autonomia hanno preso i contatti e organizzato due date nella città degli orsi. E poi siamo stati sommersi da una fitta serie di mail scritte da tanti indirizzi diversi che ci chiedevano di pubblicizzare la cosa in tutti i modi possibili. Non capita spesso di avere una fanbase così accanita e generosa. Ma già lo sapevamo che - per questo e molti altri motivi - i Ministri sono un gruppo a sé. Era d'obbligo esserci, abbiamo chiesto a Fabio Benvegnù - che a Berlino ci vive da tempo - di raccontarci come è andata.



Berlino, 12 marzo 2010. Si va al Maschinenhaus a vedere i Ministri. Una ventina di minuti di passeggiata lungo Schönhauser Allee ed ecco la Kulturbrauerei, un ex-birrificio in mattoni rossi i cui enormi locali sono ora occupati da un negozio di musica, un supermercato, un cinema, una birreria e svariati bar e club. All'esterno della sala concerti due statue raffiguranti omini oblunghi vegliano sugli avventori. Alle 20 c'è ben poca fauna, solo i teutonici gestori del club e qualche early bird. La mia signora ed io rimuoviamo le giacche e catturiamo due sgabelli, o meglio trespoli, dato che vi restiamo appollaiati vicino al bancone per tutta la sera. Un paio di giorni dopo, nell'ostello dove lavoro, ho trovato una copia di un giornale inglese chiamato The Stool Pigeon. E' importante saper cogliere i segni.

Il trespolo non è un buon modo per socializzare. Credo sia la prima volta che trascorro un intero concerto seduto vicino al bancone, senza avvicinarmi al palco, senza vagare per la sala. Ma questo angolo appresso al bancone ha un'ottima visuale e permette di osservare il comportamento del branco. La Casa delle Macchine fa fatica a riempirsi, la mia signora ed io discutiamo del come possa una indie band italiana attirare autoctoni, più che riempire voli low cost da Malpensa; e del non saper cosa aspettarsi dalla serata, se non stare sul trespolo ad osservare, sognando falafel. Intanto i tecnici del suono mettono gli Oasis, la gente apprezza e singalonga.

I Ministri salgono sul palco e nemmeno me ne accorgo, colpa della comodità del trespolo e della vicinanza alla sorgente della birra. Si introducono in inglese, un pelo guardinghi, non sanno forse nemmeno loro che cosa aspettarsi dalla serata. Attaccano "I nostri uomini ti vedono" e iniziano a scaldare le giacchette, le loro di ben nota foggia militare e quelle più sportive del pubblico, che ora riempie la sala. Prima de "La faccia di Briatore" si va per alzata di mano su iniziativa del frontman e della sua voce cavernosa (ma solo quando parla in inglese): mani italiane dappertutto, mani tedesche solo in zona bancone, baristi inclusi. La teoria dei voli low cost ha vinto, questo è realismo. E pescano ancora dal secondo album, "Bevo". Si sono scaldati ora, sia loro che il pubblico, che accenna anche al pogo. Ottimo suono, da qui in fondo è netto, pieno, ancora non da pugni in faccia ma compatto come suggeriva l'ascolto casalingo. Sembra che abbiano capito l'andazzo e si stiano sciogliendo, i Ministri. Mantengono le intro ai brani in inglese per educazione ma si capisce che è superfluo. Così, durante "La mia giornata che tace", pure la fanbase ha realizzato di essere la specie dominante nel Maschinenhaus. Di conseguenza si fa la conta tra chi è venuto in macchina o in aereo. Spunta anche qualche amante dei treni.

Il pezzo successivo non lo conosco (so solo che l'intro lunghissima è colpa di Effepunto), viene annunciato come "Io mangio la terra" e tradotto con "I eat the ground", cosa che fa ridere un barista che fino a quel momento stava ingrugnito come se avesse voluto mozzicare sconosciuti random. Brano dopo brano la band si sta scrollando di dosso la polvere da trasferta e inizi a trovarsi a proprio agio. Da profano mi perdo, però, ad annotare le carenze di intensità dei pezzi più recenti, mentre intorno a me tutti conoscono i testi a memoria e si abbandonano senza troppe pippe alle vibrazioni. A ridestare la mia attenzione arrivano "Le mie notti sono migliori dei vostri giorni" e "Fari spenti". Il barista ha dato forfait, ora al suo posto c'è un tizio che ha fatto il muratore fino a venti minuti fa.

Volano palloncini. L'atmosfera ora è totalmente rilassata, ricorda qualcosa a mezza via tra la sessione di prove aperta agli amici e la festa di compleanno (infatti, quella di Effepunto). E al momento giusto rintocca "Berlino 3", nelle cui parole "forse te l'han detto già – scappiamo su a Berlino" aleggia il probabile spunto colto dagli ideatori della trasferta dei Ministri proprio qui, proprio ora. Si apre una fase easy, per riprendersi e lasciar rifiatare il pubblico, con "Il futuro è una trappola", pausa per salutare i boys e le girls di ogni parte d'Italia prima di "Tempi bui" (i tedeschi sono andati via) e chiusa da una cover di Franco Battiato, "Alexanderplatz", geograficamente appropriata. Dopo la discesa, la tensione risale col botto di un paio dei loro pezzi migliori, "Diritto al tetto" e "Non mi conviene puntare in alto". I suonatori si offrono all'acclamazione del pubblico all'interno della finale, dilatatissima, "Abituarsi alla fine". E quando ci si è abituati alla fine, un ultimo "vaffanculo e a domani" invita i presenti alla data del giorno successivo al White Trash, un fast food famoso per il personale scontroso e tatuato. L'invito è superfluo per quasi tutti i presenti, salvo naturalmente attrazioni fatali per la techno minimale e per l'altro sesso. Mi fiondo in bagno per espellere ciò che poco prima era in bottiglia, tornando trovo la mia signora circondata da tre giovani alticci dall'accento vagamente bresciano. Ach so, l'italiano latin lover non si smentisce mai.

Usciamo, catturiamo un bel piatto di falafel e ripensiamo alla direzione presa dalla serata, che avrà fatti contenti: i Ministri, lo si leggeva sui loro volti; i fan che hanno avuto il pacchetto "viaggio+freni levati perchè siamo all'estero+band che ci piace"; i gestori dei locali che hanno venduto ingressi e drinks; le compagnie low cost che hanno venduto sedili; benzinai e autogrill nonchè alcune compagnie ferroviarie. I non proprio soddisfatti si potevano individuare in zona bancone, baristi inclusi, ma quando mai si sono visti baristi felici a Berlino est? A piatti vuoti siamo giunti alla conclusione che no, non è poi così rivoluzionaria l'idea dei fan che organizzano concerti per le loro band preferite. Rivoluzionaria come un raduno del fan club degli U2 dove suonano gli Achtung Babies. Non che sia un male, anzi fa muovere le persone e l'economia. Mi viene in mente Franklin Delano Roosevelt, che durante la grande depressione suggeriva di pagare gli operai per scavare buche e ricoprirle subito.



Commenti (32)

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  • Dama Rama 01/04/2010 ore 23:30 @damarama

    E' vero. In giro per l'Europa è pieno di ebeti che suonano male (l'italia è compresa)...però lo standard dei gruppi che "girano" è piuttosto buono.

    Per quanto riguarda l'ammeriga non c'è paragone...

    I Ministri hanno energia da vendere e il panorama nazionale gli calza a pennello.

    Ogni paese ha ciò che merita. Governo compreso.

    Queste webzine sono paradisi mentali.

    L'Italia è Maria de Filippi. Le ferie ad agosto. Il mutuo. Il matrimonio. La chiesa. Berlusconi.




  • Dama Rama 01/04/2010 ore 23:37 @damarama

    Adoro i luoghi comuni. :]

  • spoonji 02/04/2010 ore 10:08 @spoonji

    questo è un esempio di gruppetto che ho visto a Londra...
    http://www.myspace.com/legselevenmusic
    sentite 'sti ragazzetti che tecnica (ci vuole orecchio fino per notare le finezze di basso-batteria) e che gusto che hanno...
    Ecco appunto, il basso, questo a noi sconosciuto, in Italia pochissime volte ho visto gente che SUONA il basso...

  • Giuseppe Galato 02/04/2010 ore 13:41 @ictus

    fichi questi...

    cmq in Italia abbiamo gruppi come questi: http://www.myspace.com/zenerswoon

    o questi: http://www.myspace.com/yesdaddyyes

  • Dama Rama 02/04/2010 ore 14:09 @damarama

    sono proprio i due classici gruppi italiani a cui non puoi dire che suonano male...ma di sicuro peccano di groove

    GROOVE è la parola chiave che manca nel mondo indipendente della musica italina

    senti questi


    senti questi...

    http://www.myspace.com/actionmen


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