Massimiliano Nuzzolo - L'ultimo disco dei Cure

02/01/2005 di



“Questo romanzo è un’opera di fantasia […] parla di Musica e Vita”

Non molti anni fa, essere trentenni significava essere uomini, adulti, vaccinati. Si usciva di casa molto prima e, generalmente, ci si poteva già fregiare del titolo di genitori. Oggi i trentenni si sdraiano sul proprio lettino, rigorosamente ad una piazza, inseriscono l’ultimo cd dei Bluvertigo nello stereo della propria cameretta, alzano il volume al massimo per far sentire a mamma e papà quanto sono inkazzati e, infine, con sofferente nonchalance, lo lanciano dalla finestra.

Il trentenne Pietro ha una ragazza che più rompicoglioni non si può, una famiglia talmente normale da includere padre adulterino e conseguente crisi coniugale, un fratello maggiore che ascolta Mariah Carey e gli Avion Travel (“solo perché li ha visti in tivù”), una passione adolescenziale per i Cure e il dolce ricordo di un’amichetta del mare che ora vuole ritrovare per capire qualcosa della sua vita.

Pietro non ha una vita.

È perennemente depresso, assorto in paranoie esistenziali degne di un sedicenne, “si fa di musica” e sembra un Alex uscito dal gruppo invecchiato male: il disco incantato, Aidi cresciuta e maturata e lui che per reagire pensa a quanto ha amato Robert Smith.

Potrebbe tranquillamente uscire da un film di Muccino o fare l’Andrea di “Santa Maradona” senza poterne vantare la simpatia; tutti i personaggi di questo libro potrebbero far parte di un film generazionale italiano, amico leucemico e prossimo al trapasso, compreso.

Non si può negare all’esordiente Nuzzolo una buona capacità di narrare e di ambientare la vicenda (tra Mestre, Milano e una Rimini fuori stagione). Abile ad incuriosire il lettore, imponendogli di chiedersi che succederà nelle prossime pagine, e ancor di più a rievocare passioni musicali travolgenti, si arena in una vicenda piuttosto scontata, nonché in un gap generazionale irritante: ci si immerge nella vita di un adolescente e come tale lo si immagina, ma il tizio è, di fatto, un uomo, verrebbe spesso voglia di tirargli una secchiata d’acqua gelida in faccia o quantomeno di scuoterlo violentemente, verrebbe voglia di mandarlo a quel paese quando l’autocompiacimento tipico dei ragazzini depressi perché la vita non è un sogno prende il sopravvento, quando le lamentationes cominciano ad essere troppe.

Verrebbe poi voglia di chiedere all’autore di fermarsi, di smetterla di costruire attorno a quest’uomo un universo che legittima il suo comportamento squallido, invece anche la morte dell’amico del cuore scorre liscia come l’olio, non lascia tracce, non scuote e il protagonista è ancora lì, vestito di nero, eyeliner e rossetto, novello critico musicale, che marina l’unico concerto dei suoi idoli a cui per lavoro sarebbe costretto ad andare. Il finale aperto lascia intravedere ulteriori complicazioni e incuriosisce quanto quelli delle puntate di “Un posto al sole”: ci si chiede cosa succederà la prossima volta, ma, in fin dei conti, ci si rende conto di poterne anche fare a meno.

N.B.1: Se Massimiliano Nuzzolo provasse ad inventare altri tipi di personaggi potrebbe diventare un vero scrittore. Aspettiamo fiduciosi.

N.B.2: Colui che ha scritto questa recensione ha ottime probabilità di ritrovarsi a trent’anni come il Pietro del romanzo. Non per questo riesce a trovarlo più simpatico, anzi.



Tipo del supporto
libro
Pagine del libro
190
Casa editrice
Sironi editore
Anno di uscita
2004
Prezzo di vendita
12,50 €

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    Pannello