Massimo Volume, C. Donà, Diathriba - Castelnuovo Rangone (MO) Live report, 25/04/2000

24/05/2000 di



Il 25 aprile, da un decennio ormai, non è solo il giorno per ricordare cio che è stata la Resistenza, ma anche una buona occasione per ascoltare della buona musica spesso 'tagliata fuori' dai canali istituzionali.

Ne è la prova questo triplo live svoltosi in un paese della provincia modenese...

Non indifferente il ritardo rispetto all'orario indicato sul prezioso flyer (e il concerto finira' un po' troppo tardi, perdendo un po' di pubblico nella parte finale), aprono i Diathriba, suonando esclusivamente brani tratti dal nuovo album (in uscita in autunno), senza nessuna concessione per l'esordio ("Guardandoti", Olga 1997): cambiano i pezzi ma non la recensione, ancora una volta totalmente positiva: solide chitarre su ritmiche precise unite ad un uso personale e non gratuito dei sequencer sono buona impalcatura per i testi, altrettanto lucidi, con un risultato finale che giustifica l'interesse per questa band che, in attesa del grande salto, continua a rimediare consensi da tutte le parti. Alla prossima, questa volta da protagonisti.

Dopo i degni supporter, ecco i Massimo Volume: confermata la formazione live gia' vista all'opera due mesi fa al Dada', che comprende come rinforzo di lusso Dario Parisini (da qualcuno meritatamente etichettato come "la migliore chitarra d'Italia", quando qualche anno fa era l'anima musicale dei mai sufficientemente rimpianti Disciplinatha) anche in questa occasione la sensazione e' che non ci sia nulla da aggiungere a quanto esce dagli amplificatori: il set e' compatto, puntuale ed incisivo, con musica e testi ad incontrarsi senza sbavature in un'ora generosa di pezzi che in intensita' trovano pochi rivali. L'impressione, anche in questo caso non nuova, e' addirittura che la band di Emidio Clementi abbia "troppe" frecce al suo arco, visto il continuo susseguirsi di track che da sole meriterebbero un album costruito appositamente a contorno, con un abbondanza di sensazioni forti che stordisce anche il fan piu' fedele (impegnato a disturbare l'amico meno preparato dicendogli all'inizio di ogni (!) pezzo "Questa e' splendida..."), sospeso tra quello che gli viene dato e i rimpianti per le venti altre tracce imperdibili che il turn-over lascia questa volta in panchina (sempre che resti ancora un po' di attenzione per fare accurati conti con quello che e' stato suonato e quello che manca).

Dall'altra parte, come sempre, chi non apprezza i Massimo Volume semplicemente li detesta, con un rovescio della medaglia prevedibile data la fedelta' totale del gruppo ad una proposta cosi' particolare. A partire dalle premesse fatte risulta difficile isolare singoli momenti tra le tracce provenienti con buon equilibrio dai quattro album: personalmente indimenticabili "La citta' morta", la massacrante "Alessandro", "Ravenna" e l'epica cavalcata di "Stagioni", ma l'arbitrarieta' delle scelte personali (oltretutto ingiuste nei confronti del recente "Club Prive'", ottimo album con qualche innovazione non trascurabile, reo esclusivamente di essere non ancora del tutto assimilato, data la recente pubblicazione) é testimonianza di come l'organicita' del live act sia uno dai punti di forza di questo gruppo. Senza dimenticare nemmeno un titolo di quelli proposti, ovviamente, e gustandosi per l'ennesima volta i testi di Mimi'.

Per i Massimo Volume niente bis, c'e' subito
Cristina Dona'. L'approccio e' perlomeno personale, come sempre, anche solo nell'abbigliamento (con il cambio d'abito a meta' concerto, mentre la temperatura eventualmente si abbassa, si passa da una voluminosa giacca di pelliccia (!!) ad un vestito leggero con spalline sottilissime!), mentre la band asseconda attivamente tutte le varie spinte presenti nel variegato "Nido", eterogenea rappresentazione delle idee prive di compromessi della Dona', forzando forse a volte la mano a scapito della fruibilita' dei pezzi, con risultati non sempre felici.

Ma dopo un inizio un po' faticoso (nonostante la presenza di canzoni preziose, tra le quali la stessa title track), il concerto finalmente decolla, alternando i contributi relativamente piu' omogenei tratti da "Tregua" con i preziosi equilibrismi tra il pop (?) chitarristico (?) e le follie piu' o meno celate della fatica recente. Esempio sommo dell'ultima categoria citata e' "Volevo essere altrove", forse uno dei pochi pezzi proposti in una versione rigorosamente filologica, ottenuta prima dalla geniale sovrapposizione del cantato dal vivo al piano "stonato" ed alla seconda voce che escono, con la qualità che potete immaginare ma con una resa complessiva stupefacente, da un walkman accostato al microfono dalla stessa cantante, mentre i musicisti fumano una sigaretta in attesa che torni il loro turno (e mentre il pubblico assiste tra l'attonito e l'entusiasta), poi da una band che nella parte quasi esclusivamente strumentale fa vedere quanto vale, mentre la front woman balla invasata e scomposta con il il suo "strumento" appoggiato all'orecchio: imperdibile. I pezzi volano veloci, i tanti momenti preziosi (tra gli altri "L'ultima giornata di sole", "Mangialuomo", le ormai classiche "Stelle buone" e "L'aridita' dell'aria") fanno dimenticare i pochi passaggi meno significativi, la voce a tratti incanta e in altri casi si accartoccia su se stessa, testimoniando una versatilita' che potrebbe fare la felicita' (e i soldi!) di chiunque volesse usarla in stile interprete-per-vaste-platee-senza-troppe-pretese e non da caparbia e atipica autrice (...siamo stati fortunati!).

La presenza scenica e' accattivante e solidissima, quasi esemplare, senza bisogno di artifici; il bis, che a una curiosa cover danzereccia fa seguire, su richiesta, lo splendido bolero di "Goccia", chiude lasciando totalmente soddisfatti.

Ancora buon 25 Aprile.



Pagine: Diathriba Cristina Donà Massimo Volume

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