Matilde Davoli: riportando tutto a caso

Nel suo nuovo disco, "Home", l'artista canta la sua nuova vecchia vita in Salento, dove è tornata dopo gli anni formativi a Londra. Un lavoro potente e raffinato, che mixa pop, jazz e Battisti, e che per la prima volta la vede cantare in italiano, scelta figlia della casualità più assoluta

Matilde Davoli, foto Charlie Davoli e glitch processing Morekid
Matilde Davoli, foto Charlie Davoli e glitch processing Morekid

Tornare a vivere in un piccolo paese del Salento dopo anni passati in una metropoli come Londra, porta con sé gioie e rimpianti. La vita turbolenta scandita dai ritmi di una città che non dorme mai lascia il posto al silenzio della piazza vuota del paese all’ora di pranzo. E nonostante l’amore della famiglia e degli amici ritrovati, la bellezza sconfinata del mare e la bontà illegale dei pasticciotti, la nostalgia per il caos cittadino ti assale e ti fa chiedere se sei davvero nel posto giusto.

Dove sentirsi realmente a casa? È da questa domanda che nasce Home, il nuovo album di Matilde Davoli, musicista, cantante, produttrice e ingegnere del suono di nuovo "pugliese" dopo un'esperienza durata 5 anni in UK. Caso vuole che, quando la sento per parlare del disco, si trovi invece in Sicilia: “Sono a Catania per vedere un concerto dei Kings of Convenience, ne approfittiamo per fare un giro di qualche giorno”.

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Dagli anni in Inghilterra è nata la sua prima esperienza da solista, con il disco I'm Calling You from My Dreams. Ora è tempo di Il coraggio di provare, prima traccia in italiano in assoluto per l’artista salentina. La prima cosa che le voglio chiedere è se la scelta di cantare nella lingua natale abbia a che fare con il tema del disco ed il suo ritorno in Puglia: “È nato tutto per caso. Gigi Chord, il mio tastierista, è stato fondamentale. Mi manda un loop con un bel giro che non riusciva a sviluppare. Ascoltandolo, la prima cosa che ho pensato è stata 'Battisti' e da subito ero convinta che andasse cantata in italiano: ed è strano per me, perché è un pensiero che non ho avuto per tanti anni”.

Nella sua storia da musicista, infatti, Matilde Davoli ha cantato solo in Inglese, dapprima con gli Studiodavoli, poi con Girls with the gun, sue precedenti formazioni, ed ora con il progetto solista. “Ho sempre scelto di cantare in inglese per due motivi fondamentali”, mi dice, “il primo è che sono estremamente convinta che ogni genere musicale abbia una lingua con cui sposarsi in maniera perfettamente armonica. Nel mio caso credo che l’inglese sia quella più affine ai generi che ho suonato in questi 20 anni. Il secondo motivo è che in un mondo sempre più interconnesso a me piacerebbe comunicare con più persone possibili. L’italiano è per certi versi limitante da questo punto di vista”.

Matilde Davoli, foto Charlie Davoli
Matilde Davoli, foto Charlie Davoli

Il coraggio di provare è l’unico brano in italiano e non era previsto in partenza. La nascita fortuita del singolo l’ha reso forse più forte. “Secondo me funziona ed ha la sua potenza proprio perché è nato così”, confessa Matilde.

L’idea del disco nasce invece durante il Covid, quando la quarantena ha permesso a Davoli di riorganizzare il materiale composto dopo il suo ritorno da Londra e dargli una forma. Durante questi mesi si rende conto che il filo rosso che unisce i brani scritti sia quel sentimento di nostalgia che si lega al ricordo di casa, ovunque essa sia.

Tutto il disco è un viaggio attraverso i diversi sound che fanno parte dello stile di Matilde Davoli. A partire da Intro, brano di apertura gonfio di archi e sospeso tra i synth e le note delicate di un pianoforte. Dal pop delle sognanti atmosfere che troviamo in Sine all’improvvisazione jazz di Glitch and dark fino al battistiano, già citato, Il coraggio di provarci.

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I riferimenti al jazz si sentono tanto nel disco: “Sono partita da ragazzina con la musica classica ed il jazz” mi dice, “questo perché mio padre è un grandissimo audiofilo e ho la fortuna di avere una collezione di dischi enorme a casa, quasi tutti di jazz e di classica”.

Mi racconta che in questo disco, rispetto al precedente, ha ricercato di marcare di più l’impronta jazz del suo stile. “L’ho voluto fare apposta, era una cosa che mi piaceva e mi metteva in gioco in un modo diverso perché non sono tecnicamente una strumentista jazz (ride, ndr)”. Emanuele Coluccia è stato la sua spalla da questo punto di vista per l’intero album. “Sassofonista, ma non solo: suona anche il piano in maniera commovente” mi dice di lui.

Uno dei pezzi che più mi ha colpito è Intimate Chat with London. Il brano parte con la ritmica tesa ed una chitarra che strimpella la melodia, il basso incalza. Tutto molto scanzonato. Di colpo però il sound si fa velluto ed un tappeto di synth apre il brano fino all’ingresso della voce di Matilde. Le ritmiche restano complesse, quasi latine, e molto curate. I synth riempiono di colori il brano, un lavoro che fanno per l’intero disco e che ricorda molto Battisti, ancora lui.

Matilde Davoli, foto Charlie Davoli
Matilde Davoli, foto Charlie Davoli

Ritornare in Italia cambia anche l’aspetto meramente pratico della vita quotidiana. Le chiedo ad esempio com’è percepita la cultura ed in particolare chi si occupa di musica nella società inglese rispetto a quella italiana: “Due universi paralleli che non si incontreranno mai secondo me”, mi risponde tristemente seria.

“La cultura, lo abbiamo visto con la pandemia, è considerata come un oggetto di divertimento, che serve a far divertire la gente quando la gente è felice. Se le persone fossero più sensibilizzate verso le arti in generale, vivremmo in uno stato molto più civile. C’è pochissimo welfare nel nostro settore, purtroppo”.

Nonostante le effettive penalizzazioni subite dal settore culturale in Italia, non mancano le realtà positive come testimonia la genesi dell’album di Matilde Davoli: “La Puglia è una regione fortunata, abbiamo Puglia Sounds che aiuta tantissimo gli artisti a pubblicare i loro dischi. Produrre, incidere e promuovere un disco costa tanto. Questo stesso album è stato pubblicato grazie al bando di Puglia Sound e se non l’avessi vinto probabilmente non sarei riuscita a portarlo a termine in tempi brevi. Mi ritengo fortunata da questo punto di vista e devo ringraziarli davvero per questo”.

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L'articolo Matilde Davoli: riportando tutto a caso di Pantaleo Romano è apparso su Rockit.it il 2021-11-08 10:00:00

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